DOMENICA LA PRIMA GIORNATA NAZIONALE DEDICATA ALL’EDUCAZIONE CON ISTRUTTORI CINOFILI DI TUTTA ITALIA.

Educare un cane non significa addestrarlo. Significa capirlo. Non gli si insegna a rispondere al richiamo, ad eseguire comandi o svolgere compiti

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Educare un cane non significa addestrarlo. Significa capirlo. Non gli si insegna a rispondere al richiamo, ad eseguire comandi o svolgere compiti specifici. Lo si accompagna invece alla scoperta del mondo. E contemporaneamente lui accompagna noi. Ma perché ciò avvenga è conoscerlo. Non in modo accademico, ma in tutte le sfaccettature di una relazione che si costruisce giorno per giorno.Angelo Vaira l’educatore cinofilo lo fa da una vita. E la cifra della sua attività, declinata anche nei libri che ha scritto e nei programmi radiofonici o televisivi che ha condotto o a cui ha partecipato (è ora anche nel cast di «Citofonare Raidue» e il sabato mattina va in onda la sua rubrica di consigli sulla gestione del cane al fianco di Paola Barale), è sempre stata quella di guardare il mondo dal punto di vista del cane, di entrare nella sua testa e nel suo pensiero. E «Think Dog» è diventato il nome del suo metodo e delle sue scuole, oggi distribuite in tutta Italia. «Ma sentivo che era giunto il momento per fare qualcosa di più – spiega -, di uscire dai confini del mio mondo e creare una rete con tutti gli educatori cinofili italiani che condividono questa visione». Ed è così che nasce la «Giornata nazionale dell’educazione del cane», che si svolgerà per la prima volta domenica 19 aprile.

L’idea è quella di una apertura dei centri cinofili di tutta Italia, con iniziative di avvicinamento all’educazione cinofila intesa come strumento per una relazione più proficua tra le persone e i loro cani, ma anche come prevenzione di problemi comportamentali e miglioramento della convivenza sociale. Attività di gioco, socializzazione, contagio emozionale, passeggiate esperienziali di gruppo in piena natura o in città. Ma anche incontri di sensibilizzazione ai bisogni del cane e alla cultura cinofila. Ognuno dei professionisti che decideranno di aderire sceglierà il modo migliore e a lui più congeniale per accendere i riflettori sull’importanza dell’educazione cinofila. Una «missione consapevolezza», insomma, che faccia capire al grande pubblico quanto sia importante la responsabilità individuale e collettiva che ciascuno, di fatto, si assume nel momento stesso in cui accoglie un cane nella propria vita.

«Non tutti i cani hanno bisogno di essere addestrati – sottolinea Vaira -, cosa che è fondamentale solo per gli animali che affiancano forze dell’ordine o personale di soccorso, quelli che partecipano ad attività sportive o che svolgono una funzione specifica, come la guardiania o la conduzione di greggi e armenti. Ma non si può sfuggire all’educazione». Che può essere svolta nel modo corretto o lasciata al caso, con esiti che, va da sè, possoo poi essere drasticamente diversi. La giornata di domenica sarà solo un primo passo. L’obiettivo è arrivare a creare una vera e propria rete di professionisti che possano contribuire con il loro lavoro e con il loro impegno, ma anche con la condivisione di idee, a far passare il messaggio dell’importanza dell’educazione.

L’unione fa la forza, insomma.
«Esattamente. Ogni singola cellula è importante ma non ha le stesse potenzialità di un tessuto, che si forma quando tante cellule si uniscono. E insieme possono fare qualcosa di diverso, di più grande».

Come si traduce il concetto di educazione?
«Potremmo partire dall’etimologia del verbo educare, ex ducere, che significa condurre fuori. Dobbiamo tirare fuori le potenzialità del nostro cane, che a volte restano nascoste se non si hanno gli strumenti per comprenderle. In un percorso educativo queste potenzialità vengono viste dal professionista e possono essere valorizzate. E questo fa sì che il cane non sia un problema da gestire, ma un campo di relazione in cui si cresce insieme».

Qual è la cosa principale che deve sapere chi vuole accogliere un cane?
«Che avrà a che fare con un soggetto e non con un oggetto. Che quel soggetto è al nostro livello, non un essere inferiore. E che per questo bisogna conoscerlo. Non il cane in genere, come specie. Ma proprio lui, quell’individuo specifico che entra a far parte della nostra vita. Che ha emozioni, bisogni, intenzioni, motivazioni, desideri, linguaggi. Imparare a decifrarli ci aiuta ad essere responsivi».

Cosa si intende con quella definizione?
«Che possiamo adeguare le nostre reazioni, le nostre decisioni e il nostro stile di vita al soggetto che abbiamo scelto, a come è lui. E a mano a mano che noi diventiamo responsivi, la stessa cosa accade al cane che impara a conoscere noi e ad integrarsi alla nostra vita. Anche in questo caso possiamo parlare di un tessuto che si costruisce giorno per giorno. L’educazione non si basa su azioni in risposta ad un comando, ma sul modo in cui si vive insieme. Comprendere il valore dell’educazione e portarla avanti nel modo corretto migliora le relazioni sociali e può incidere anche sulla sicurezza pubblica».

Quando si parla di sicurezza, si parla spesso di aggressioni da parte di alcuni cani.
«Proprio partendo dal numero crescente di aggressioni nei mesi scorsi abbiamo presentato il nostro Manifesto per una cultura della responsabilità, in cui sottolineavamo come più che un patentino quello di cui si ha bisogno è cultura cinofila. Si basava proprio su cinque regole chiave dell’educazione: alla sicurezza, all’ascolto, alla cura, al rispetto e alla crescita comune. Chi ha un cane deve acquisire competenze pratiche e relazionali per garantire al proprio animale il benessere fisico e psicologico di cui ha bisogno per potere frequentare al meglio gli spazi pubblici».

Dopo la presentazione del Manifesto ci sono state risposte da parte delle istituzioni?
«Non molte purtroppo. Ma su questi temi si è aperto un dibattito e gli educatori cinofili potranno certo dire la loro. Soprattutto se lo faranno insieme»

Non sempre c’è unanimità di visione nella vostra professione.
«Vero, ma l’idea del cane come soggetto accomuna ormai molti educatori e istruttori cinofili. Del resto non si può andare contro quelle che sono ormai evidenze scientifiche. Uscire dai propri recinti e mettere insieme le competenze, come vogliamo fare con la Giornata nazionale, può servire anche a fare ordine in quel selvaggio west che è diventata la cinofilia da social, dove tutti sanno tutto e pretendono di alzare la voce, che si manifesta con tanto di dissing e guerre ideologiche. Ma che non mette al centro i cani. Ecco, mi piacerebbe che si guardasse più a loro e ai loro bisogni e meno all’ego individuale».

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