Autotrasporto, scatta il rischio del blocco nazionale. I camionisti pugliesi: “Il Governo intervenga o sarà paralisi per l’Italia»

Il rombo dei motori che ha attraversato la Puglia nei giorni scorsi rischia di trasformarsi nel blocco totale del comparto nazionale dell'autotras

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Manfredonia ed i compiti in spiaggia
Tagli di poste italiane in 125 Comuni pugliesi.

Il rombo dei motori che ha attraversato la Puglia nei giorni scorsi rischia di trasformarsi nel blocco totale del comparto nazionale dell’autotrasporto. Dopo l’operazione di sensibilizzazione ‘Se si spegne l’autotrasporto, si spegne il Paese’, che ha visto i camionisti pugliesi scendere in piazza contro il caro-carburante, la protesta sale di tono e assume i contorni di una crisi istituzionale.Il coordinamento nazionale Unatras ha ufficialmente sciolto le riserve, avviando le procedure formali per la proclamazione del fermo nazionale dei servizi. Una decisione che certifica una crisi di liquidità ormai irreversibile per migliaia di imprese, schiacciate da costi operativi diventati insostenibili.

Il grido d’allarme dalla Puglia
In prima linea c’è il territorio barese e pugliese, dove la tensione tra gli operatori è ai massimi storici. Il presidente di Confartigianato Trasporti Puglia, Paolo Pertosa, non usa giri di parole per descrivere lo scenario imminente: “La decisione di Unatras di attivare le procedure previste dalla legge per il fermo dei servizi lancia un vero e proprio ultimatum al Governo. Il timer è partito. Auspichiamo che l’Esecutivo comprenda la gravità della situazione e vari immediatamente quei provvedimenti urgenti e strutturali che chiediamo da settimane: serve lo sblocco immediato della liquidità e una misura compensativa che riequilibri i costi del gasolio per chi ne fa un uso professionale”.Secondo Pertosa, il tempo della mediazione politica è scaduto: “Non c’è più tempo per i tavoli tecnici: o arrivano subito risposte concrete, o tra poche settimane l’Italia intera e la sua economia si fermeranno del tutto”.

La crisi su scala nazionale
Il quadro nazionale delineato da Unatras è drammatico. Il prezzo del gasolio ha ormai superato stabilmente la soglia psicologica e operativa dei 2 euro al litro (2,04 euro sulla rete ordinaria, con picchi superiori in autostrada). Per un mezzo pesante, questo si traduce in un extracosto che può raggiungere i 9mila euro annui, una cifra che sta letteralmente portando fuori mercato le aziende italiane.Le associazioni di categoria denunciano l’inefficacia delle attuali misure governative. Il taglio delle accise di 20 centesimi, infatti, è stato già ‘mangiato’ dal continuo rialzo del prezzo industriale del greggio.

Le richieste al Governo
Il Comitato Esecutivo di Unatras, riunitosi a Roma, ha messo nero su bianco le condizioni per evitare il blocco totale della logistica. I punti principali riguardano il credito d’imposta con l’emanazione immediata del decreto attuativo per i 100 milioni di euro stanziati, la gestione della liquidità (interventi urgenti per sostenere le casse delle imprese al collasso) e l’attuazione dei provvedimenti normativi per la compensazione e il rimborso delle accise.“Le imprese stanno lavorando in perdita e non sono più in grado di assorbire ulteriori rincari – sottolinea Unatras in una nota ufficiale – È inaccettabile che non siano state recepite le nostre proposte di modifica al decreto-legge numero 33/2026. Senza un cambio di rotta immediato, il fermo nazionale sarà la conseguenza inevitabile per difendere la sopravvivenza di migliaia di imprese”.Se non arriveranno segnali da Palazzo Chigi nelle prossime ore, la Puglia e l’Italia intera si preparano a una serrata che potrebbe svuotare gli scaffali e bloccare le filiere produttive, in un momento già estremamente delicato per la tenuta sociale del Paese.

 

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