Libera è solidale con padre Franco Moscone: “Attaccato per aver difeso la scelta dell’accoglienza”

Padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, è diventato bersaglio di feroci attacchi per la sua netta presa di p

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Padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, è diventato bersaglio di feroci attacchi per la sua netta presa di posizione contro le condizioni di vita (e di morte) dei migranti sul territorio di Capitanata incassa la solidarietà di Libera Foggia.Negli ultimi giorni, infatti, è tornato al centro dell’attenzione il dramma dei migranti che vivono nelle campagne del Tavoliere, con le morti dei giovani lavoratori durante le festività pasquali negli insediamenti informali di Borgo Mezzanone (frazione di Manfredonia) e Torretta Antonacci (località nel comune di San Severo). Un dramma che si consuma tutto l’anno ma al quale sembriamo esserci quasi abituati. E, accanto ad esso, il dramma di migliaia di uomini e donne che arrivano nel nostro Paese come richiedenti asilo scappando dalle guerre e dalle persecuzioni nei loro Paesi di origine.Il dramma di Torretta Antonacci, il ghetto alluvionato e bracciante 29enne suicida: “Qui è un inferno”
A intervenire sul punto, e con forza, è stato – ancora una volta – padre Franco Moscone, che non si stanca di denunciare una situazione “al limite dell’umano”.“Nel suo intervento diretto, carico di dolore e forza, ha richiamato tutti, istituzioni, politica, comunità a un’assunzione di responsabilità, sottolineando che questa situazione è ‘una vergogna che riguarda tutti’. Al centro del suo intervento poi il progetto – nato su sollecitazione della Prefettura di Foggia e condiviso con l’amministrazione comunale di Manfredonia – per accogliere circa settanta migranti già presenti sul territorio presso la ‘Casa della Carità’ in un Centro di Accoglienza Straordinaria già esistente nella struttura fino al 2019”, ricorda Libera.“Padre Franco difende con decisione la scelta dell’accoglienza, definendola un dovere umano e cristiano, e critica le polemiche emerse in città, attribuendole a “paure dell’altro” e a posizioni non coerenti con i valori di solidarietà, invitando la comunità a superare divisioni e timori per costruire un modello di accoglienza dignitoso e integrato. Di fronte a queste parole dovremmo sentirci tutti responsabili – ciascuno per la propria parte -, dovremmo essere capaci di un impegno collettivo e partecipato per rendere quest’esperienza una possibilità di crescita per il territorio anziché un fattore di scontro e divisione”.“Invece, assistiamo con sgomento, ad un attacco nei confronti di padre Franco che nasconde una triste verità: ci sono ancora vite che valgono meno di altre. Ci sono ancora persone considerate meno umane di noi. Per noi, l’impegno contro il caporalato e lo sfruttamento sono sempre stati centrali, come guida per il nostro impegno di volontari accanto al chiedere politiche di inclusione e di accoglienza che siano all’altezza dello spirito e degli ideali della nostra Costituzione. Due Presidi sono dedicati alla memoria di vittime innocenti di caporalato e di diritti negati: quello di Vieste “Hyso Telharaj” e quello di Manfredonia “Mousse Toure e alle vittime dell’incidente del 6 agosto 2018”. Storie che sono il simbolo del fallimento istituzionale e sociale mostrando una realtà che stride con i principi di dignità e rispetto dei diritti umani. Storie di ieri ma storie di oggi”.“Per questo, tutti i Presidi di Libera della Provincia di Foggia, esprimono con forza e convinzione vicinanza a Padre Franco, voce coerente che senza timore continua a denunciare l’assenza di dignità, diritti, umanità che abita a due passi dalle nostre vite tranquille e che non smette di interrogare le nostre coscienze su cosa possiamo fare per garantire un’accoglienza degna del rispetto delle elementari norme dettate dalle Convenzioni internazionali e dalle nostre coscienze. Non può esserci sviluppo, né progresso e nemmeno lavoro per nessuno senza rimettere al centro la persona umana, con i suoi diritti e la sua dignità”, aggiungono.”E’ questo il fondamento di una democrazia basata sulla dignità e sulla giustizia. Insieme continueremo ad interrogarci su come ‘mettere in gioco la nostra libertà per liberare chi libero non è’ – come ci ricorda sempre il nostro presidente, don Luigi Ciotti. Perché una comunità sicura è una comunità che accoglie, riconosce e integra, una comunità che dà a chiunque i mezzi per condurre una vita libera e dignitosa. Allora, insieme, diciamo ‘no’ all’emorragia d’umanità, denunciamo chi fa il male ricordandoci che il male è già presente all’interno delle nostre comunità in chi guarda e non fa niente, in chi, nel silenzio, se ne rende complice. Consapevoli di dover procedere uniti, perché solo insieme il desiderio di giustizia si fa concreto. Solo insieme si può costruire un mondo più giusto, ripulito da egoismi e razzismi, da rabbie fomentate e manipolate, da semplificazioni e falsificazioni di verità, un mondo dove riconoscerci diversi come persone e uguali come cittadini. “Un mondo dove gli altri siano, prima che attorno a noi, dentro di noi perché tutti siamo in fondo viandanti e migranti su questa terra”, concludono.

 

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