Vinitaly: nel 2025 il valore del vino pugliese ha raggiunto 242 milioni di euro

La Puglia del vino sta attraversando una fase di trasformazione profonda che unisce crescita, adattamento e nuove opportunità sui mercati nazionali

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Alla Puglia del vino non basta più crescere: ora deve strutturarsi per  tenere stretto il valore che sta conquistando. È questo il messaggio emerso  a Vinitaly 🍷, nel confronto promosso da Coldiretti

La Puglia del vino sta attraversando una fase di trasformazione profonda che unisce crescita, adattamento e nuove opportunità sui mercati nazionali e internazionali. Se ne è parlato al Vinitaly, in occasione del confronto organizzato da Coldiretti Puglia, a cui hanno partecipato Denis Pantini, responsabile agroalimentare di NOMISMA, Massimo Tripaldi, presidente di Assoenologi Puglia e Francesco Paolicelli, assessore all’Agricoltura della Regione Puglia.Uno dei segnali più significativi arriva dall’export, secondo i dati Nomisma, quando nel 2025 il valore del vino pugliese ha raggiunto 242 milioni di euro, e negli ultimi dieci anni è raddoppiato, un incremento – afferma Coldiretti Puglia – che conferma la capacità della regione di rafforzare la propria presenza sui mercati esteri, anche in un contesto globale caratterizzato da rallentamenti dei consumi e delle importazioni.Accanto alla crescita internazionale, anche il sistema produttivo regionale sta evolvendo, con la produzione pugliese che risulta composta per circa 31% da vini DOP – aggiunge Coldiretti Puglia – mentre la quota prevalente resta quella degli IGP (circa 64%), con una piccola parte di vini generici, un equilibrio che evidenzia una base produttiva ampia, ancora in fase di progressiva qualificazione verso segmenti a maggiore valore aggiunto.
Su questi cambiamenti interviene anche la riflessione della filiera. Il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo, sottolinea la necessità di dotarsi di un catasto vitivinicolo aggiornato, strumento fondamentale per garantire trasparenza, migliorare la programmazione produttiva e leggere con precisione l’evoluzione del settoreIl direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni, richiama invece l’importanza di intervenire sulle rese produttive, per riequilibrare il mercato e rafforzare il valore del prodotto, insieme alla necessità di promuovere e potenziare il ruolo dei consorzi di tutela, elementi chiave per la valorizzazione delle denominazioni e del territorio.
Sul piano delle tipologie, la Puglia mantiene la sua forte identità legata ai rossi e rosati, che rappresentano circa il 61,6% della produzione, ma allo stesso tempo – spiega Coldiretti Puglia, sulla base di dati Nomisma – cresce la componente dei bianchi, che raggiunge il 38,4%, in linea con i nuovi trend di consumo più orientati alla freschezza e alla versatilità.Proprio i consumi stanno cambiando in modo strutturale, si osserva infatti una riduzione della frequenza di consumo del vino, sempre più legata a occasioni specifiche e meno a un consumo abituale. Non si tratta di un arretramento della domanda, ma di una sua evoluzione, perché è cambiata anche la “consumer base”, con le generazioni più giovani che riducono il consumo quotidiano, mentre il baricentro si sposta verso fasce più adulte, ridisegnando le dinamiche del mercato e l’impatto sulle diverse categorie di prodotto.In sintesi, la Puglia del vino si conferma un sistema in movimento, cresce nei mercati, si adatta ai nuovi consumi e rafforza la propria struttura produttiva. La sfida ora è consolidare questo percorso – conclude Coldiretti Puglia – trasformando la crescita quantitativa in sempre maggiore valore, qualità e identità territoriale.

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