Ha destato grandi perplessità e infuocate polemiche tra i cittadini di Manfredonia, il rassetto della presenza di immigrati sul territorio. In parti

Ha destato grandi perplessità e infuocate polemiche tra i cittadini di Manfredonia, il rassetto della presenza di immigrati sul territorio. In particolare è stato oggetto di severe e talvolta velenose critiche nei confronti di Domenico La Marca il quale nella qualità di sindaco della città, ha dovuto dare seguito alla disposizione del Governo di Roma, condiviso dalla Prefettura di Foggia e dalla Regione Puglia, della riconversione dell’ex Centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Incoronata, ricollocando gli ospiti residui in strutture private di Foggia, Manfredonia, San Giovanni Rotondo e San Marco in Lamis.
A Manfredonia la Caritas Diocesana insieme alla cooperativa “Alcantara” che già gestisce diverse strutture di accoglienza, hanno manifestato la propria diponibilità ad accogliere un centinaio di cittadini stranieri richiedenti asilo provenienti da Pakistan, Bangladesh, Iraq, Siria. Il programma prevede una prima sistemazione nei Centri di accoglienza straordinaria, per poi confluire nei progetti Sai ovverosia Sistema di accoglienza e integrazione.
«L’accoglienza – ha spiegato il sindaco – non rappresenta soltanto un dovere normativo, ma un’esigenza civile che interpella l’intera comunità. Essa richiede equilibrio, senso di responsabilità e capacità di guardare ai fenomeni con consapevolezza, evitando semplificazioni e contrapposizioni».
Apriti cielo. Si è riversata una caterva di commenti e invettive intrisi di speculazioni politiche, paventando chissà quali catastrofi umane si abbatteranno, contaminandola malamente, sulla condizione sociale, economica, culturale di Manfredonia. Un affresco in tinte fosche di una fortunatamente minoranza della città dimentica della propria storia.
Valgano, per tutta la Manfredonia realista e avveniristica, le considerazioni dell’arcivescovo padre Franco Moscone, profondo conoscitore dello spirito dei sipontini. In un comunicato, rilevato che «le condizioni di vita dei migranti, al limite dell’umano, sono una autentica vergogna che deve riguardare tutti, non solo la Parrocchia locale e la Caritas, che assicurano un soccorso nell’immediato cercando di offrire migliorie e un po’ di dignità a quanti hanno trovato “casa” sulla pista e nei casolari abbandonati», eleva la più forte condanna per «la polemica becera e di certo non cristiana, suggerita dalla paura dell’altro, solo perché straniero e povero». Afferma quindi deciso, dall’alto del suo ministero, che «E’ preciso dovere umano e cristiano accogliere questi fratelli migranti in strutture di accoglienza, che permettano loro di usufruire di servizi sociali appropriati e di ambienti comuni per rendere la loro vita dignitosa e degna di tutte le garanzie, come qualsiasi cittadino».
Espressa «tutta la solidarietà al sindaco La Marca, oggetto di sterili e pretestuose polemiche», invita «tutti a tralasciare insane paure e bizantinismi procedurali che di certo non giovano alla immagine di una città accogliente quale da sempre è stata Manfredonia».
La storia della città erede di Siponto è caratterizzata da una continuità nei rapporti con popolazioni esterne in una integrazione diffusa. Sin dall’età sveva è stata aperta verso l’Adriatico, accogliendo mercanti, marinai e lavoratori provenienti da diverse aree balcaniche e mediterranee che sono stati progressivamente assorbiti nel tessuto urbano e sociale.
Tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, Manfredonia è stata investita da flussi migratori globali che, a partire dagli anni Novanta, determinarono una crescita progressiva della popolazione straniera residente, impiegata in diversi settori dall’agricoltura, al mare, all’edilizia, ai servizi alla persona. La caratteristica dell’immigrazione di Manfredonia, è la distribuzione diffusa nelle diverse aree urbane. Non si formano cioè, come altrove, quartieri etnici, né enclave segregate. Nel tempo si è andata sviluppando una cultura della convivenza diffusa.
Secondo dati ISTAT, al primo gennaio 2024 i residenti stranieri registrati sono 1.619, il 3% della popolazione. Il 30% provengono da paesi africani, ma ce ne sono di ogni parte del mondo. A Siponto funziona da dieci anni, la “Casa dei diritti” per la promozione dei diritti umani e sociali degli immigrati e delle categorie deboli coinvolte nel fenomeno migratorio.
Ma non solo immigrati. Manfredonia “esporta” suoi cittadini e cittadine. È notoria la perdita di abitanti. Un flusso migratorio costante nel tempo. Un flusso che è ripreso in maniera massiccia. Gli emigranti manfredoniani sono tantissimi. Non solo manodopera, ma anche cervelli. Una triste realtà che a quanto pare non si considera nella giusta misura umana. La cultura imperante è quella dell’osanna al non lavoro, alla disoccupazione. Ma questo è un altro dolente aspetto di una infelice storia locale.
Michele Apollonio



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