Caro Bollette, prima della guerra la Puglia era già maglia nera: oltre 300mila famiglie in povertà energetica

Sono oltre cinque milioni gli italiani in povertà energetica e la Puglia indossa la «maglia nera» d’Italia con 302.500 famiglie in difficoltà per un

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Caro Bollette, prima della guerra la Puglia era già maglia nera: oltre 300mila famiglie in povertà energetica

Sono oltre cinque milioni gli italiani in povertà energetica e la Puglia indossa la «maglia nera» d’Italia con 302.500 famiglie in difficoltà per un totale di 700mila persone coinvolte: a farla semplice, 18 famiglie su 100. A completare il podio altre due Regioni meridionali come la Calabria e il Molise con la Basilicata in sesta posizione. È quanto emerge dall’analisi della Cgia di Mestre basata su fonti Istat e Oipe. Sono dati che si riferiscono al 2024 ma che paiono consolidarsi anche nel 2025 in un quadro di contesto destinato a peggiorare dopo lo scoppio della guerra nel Golfo Persico. Insomma, la Puglia si è presentata ai nastri di partenza del conflitto – e della crisi energetica – con una situazione già allarmante.I confini del report sono netti e circoscrivono il perimetro a quei nuclei familiari, si legge, «che faticano a sostenere le spese essenziali per l’energia elettrica e il riscaldamento». Niente carburanti per auto o moto, dunque, che rappresenterebbero un ulteriore aggravio, soprattutto in questa fase. E tuttavia aver limitato l’analisi alle bollette non ammorbidisce né semplifica la questione. La povertà energetica, infatti, è un tema complesso. Non si tratta semplicemente di dover rinunciare all’accensione del termosifone quando le temperature scendono. Si tratta piuttosto dell’interazione fra tre fattori diversi: vulnerabilità economica, qualità dell’abitazione e livelli dei prezzi energetici. La Cgia passa in rassegna alcuni casi paradigmatici: il primo tocca le famiglie che sostengono una spesa eccessivamente elevata rispetto al reddito disponibile, primi fra tutti i nuclei a basso reddito che vivono in abitazioni poco efficienti. Il secondo esempio è quello della cosiddetta «deprivazione nascosta»: alcune famiglie, pur di contenere la spesa, rinunciano a servizi essenziali, incarnando così un disagio non sempre rintracciabile nei dati di spesa. Una spia fortemente indicativa è invece «la difficoltà nel pagamento delle bollette, con ritardi, accumulo di arretrati o rischio di distacco delle forniture» che spesso si sposa con l’impossibilità di mantenere l’ambiente salubre tra umidità e muffe. Come si può facilmente intuire, alcune categorie risultano più vulnerabili di altre: è il caso di anziani soli, famiglie numerose, nuclei con redditi instabili.Va da sé che in questo primo scorcio di 2026 la situazione, anziché alleggerirsi, si sta aggravando notevolmente. Secondo la Cgia, i rincari delle bollette di luce e gas per l’anno in corso «dovrebbero provocare un prelievo dai bilanci delle famiglie italiane di 5,4 miliardi di euro che sale a 6,6 miliardi se il confronto viene eseguito rispetto al 2024». In questo caso ad aver subito la maggiore impennata è la Lombardia, seguita da Veneto ed Emilia Romagna. Il Sud si difende relativamente meglio: la Puglia è nona, la Basilicata 18esima, ma il bilancio rimane sempre negativo. Considerazione ancora più vera se si considerano i costi: il gas naturale si è attestato, a marzo, a un prezzo medio di 53 euro al megawattora, contro i 38,7 del 2025 e i 36,3 del 2024. Anche il costo dell’energia elettrica ha registrato una crescita considerevole approdando ai 143 euro al megawattora a fronte dei 116,1 del 2025 e dei 108,3 del 2024. Numeri che potrebbero crescere ancora se il conflitto dovesse protrarsi per molti mesi.Se questa è la situazione delle famiglie tutto si aggrava se si guarda alle piccole e piccolissime imprese. Qui i problemi si combinano e si moltiplicano in una spirale di costi difficilmente sostenibili. In Italia, rileva ancora il report, «circa il 70% degli artigiani e dei commercianti lavora da solo, senza collaboratori». Si tratta di partite Iva che ogni giorno tengono in piedi botteghe, negozi e attività di servizio. Per loro la spesa è doppia: da una parte ci sono le bollette di casa, dall’altra ci sono necessità non eludibili come tenere accese le luci del negozio, riscaldare un laboratorio d’inverno o rinfrescare un locale d’estate. Una combinazione letale. «Il risultato – conclude la Cgia di Mestre – è una pressione economica crescente che mette in difficoltà molte microimprese, costrette spesso a ridurre i consumi o a rinunciare agli investimenti, pur di riuscire a sostenere i costi».

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