RIFIUTI, RIFIUTI, FORTISSIMAMENTE RIFIUTI

̀ – , , L’allarme non è nuovo. E non è infondato. Ci sono le denunce sottoscritte e le foto che non ammettono sviste e malintesi

Ottimi i risultati della raccolta alimentare
40 kg di novellame sequestrati da Guardia Finanza
Cena a base di pesce crudo in Puglia, una ventina di persone in ospedale.

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L’allarme non è nuovo. E non è infondato. Ci sono le denunce sottoscritte e le foto che non ammettono sviste e malintesi. Manfredonia è assediata dai rifiuti. Non quelli, almeno non solo, di provenienza urbana che l’assessorato all’ambiente e l’Azienda comunale servizi ecologici vanno fronteggiando, bensì gli altri che arrivano addirittura da fuori, non si sa da dove, abbandonati in ogni area utile. Il comandante Civilis e consigliere comunale Giuseppe Marasco, ne ha scoperti tanti e in continuazione, compresi i cimiteri di automobili rubate e cannibalizzate, e avanzate le dovute segnalazioni alle autorità competenti.
Un fenomeno raccapricciante, irrefrenabile che espone il territorio a gravi pericoli. Ma non siamo al top, c’è ancora peggio. A denunciarlo, e non è la prima volta, un pool di associazioni culturali, ambientali, sociali, economiche, che ha sottoscritto un documento-denuncia nel quale evidenziano il ripetersi sistematico di accumulo di rifiuti nel piazzale retrostante il capannone della “Metal Corporation” posto nell’area dell’rex stabilimento Enichem di Macchia e dunque in pieno sito SIN di Manfredonia-Monte Sant’Angelo.
Una storia di malagestione dei rifiuti, di aziende che spariscono, di balle di ogni specie di pattume che si accumulano impunemente, che si ripete, quasi in automatico. Il primo allarme – ricorda il documento diramato dalle associazioni – risale al 22 giugno 2021, quando Manfredonia fu invasa da un fumo nero, denso e acre proveniente dall’area ex Enichem. A denunciare una “vera e propria bomba ecologica” fu lo stesso sindaco di Monte Sant’Angelo, Michele D’Arienzo, che ordinò la chiusura dei cancelli di accesso a quel capannone.
Si appurò che a bruciare erano state materiale di plastica, copertoni d’autoveicoli e quant’altro non più servibile. A gestire tale attività, autorizzata dalla Provincia di Foggia, la “SiF Trade” che dopo due anni fallì, abbandonando una marea di rifiuti accatastati nel piazzale e nel capannone. Un bubbone pericoloso segnalato dagli abitanti di Macchia che, come noto, è tenimento di Monte Sant’Angelo, ma non è successo nulla. È avvenuto anzi che la Provincia di Foggia ha replicato: rilasciò per quel capannone e area annessa, una nuova autorizzazione all’impresa “South Metal Corporation Srl”, anche questa una ragione sociale altisonante come a fare intendere chissà quale iniziativa produttiva, invece erano ancora rifiuti, ferrosi anche se classificati come speciali non pericolosi, ma pur sempre rifiuti. Anzi: rifiuti dei rifiuti. E l’ASI, il Consorzio per lo sviluppo industriale, dove sta? Che dice?
Gli abitanti di Macchia sono tornati a protestare e denunciare. La montagna di rifiuti accumulata sul piazzale del capannone è tanto alta da essere visibile dalla statale 89 che passa vicino. Viene fotografata. Intervengono le associazioni ambientaliste e culturali. Interviene anche la Guardia costiera che pone sotto sequestro l’impianto. Ma tutto inutile.
«Il giorno dopo ci segnalano – evidenziano i firmatari del documento – che il problema era stato “risolto” impiegando un compattatore che ha solo abbassato il livello della massa dei rifiuti al disotto del muro di cinta in modo tale che non si vedeva dalla strada. Una soluzione del tutto illusoria. Una presa in giro».
Gli interrogativi posti sono tanti e di notevole portata: dove finisce il percolato che si forma con la pioggia? Dove e come finiscono gli scarti dei rifiuti non recuperabili? Con quali costi e a carico di chi? Chi si occupa di fare rispettare le 51 (cinquantuno) prescrizioni imposte nella concessione? La bomba ecologica di cui parlava il sindaco D’Arienzo è stata disinnescata?
«Siamo ormai ridotti – è la forte contestazione – ad una “civiltà dei rifiuti” che va invadendo un territorio sempre più esteso, complici Provincia e ASI, istituzioni cioè che invece di assicurare l’integrità dei territori e favorire iniziative osservanti delle leggi dello Stato e della Natura, mirate alla valorizzazione dei luoghi e delle risorse, sostengono attività come quelle innanzi denunciate».
Ecco come si mortifica un territorio attrezzato per poter accogliere attività nobili votate alla esaltazione del lavoro e alla tutela dell’ambiente. È questione anche, o forse innanzitutto, di rispetto del Creato e di chi ci vive.
Michele Apollonio

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