PALAZZO DEI CELESTINI E LA BIBBLIOTECA COMUNALE SI RIGENERANO

L’intento è quello di rendere la Biblioteca e dunque il “contenitore”, cioè Palazzo dei Celestini, luoghi pienamente fruibili, tecnologicamente ag

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L’intento è quello di rendere la Biblioteca e dunque il “contenitore”, cioè Palazzo dei Celestini, luoghi pienamente fruibili, tecnologicamente aggiornati, aperto a laboratori permanenti e a forme di partecipazione capaci di coinvolgere pubblici diversi, con particolare attenzione alle persone con disabilità e alle nuove generazioni. Il percorso per realizzare un progetto atteso da anni, ma mai affrontato concretamente, è già individuato e avviato. A cominciare dal progetto. Che ora c’è ed è stato candidato al bando regionale PR Puglia 2021-2’27 – Priorità 8 Welfare e Salute.
Dire Biblioteca comunale è dire Palazzo dei Celestini, uno degli edifici storici (il primo impianto risale al 1350 circa) che ben rappresenta le disavventure che hanno subito le memorie storiche della città, in parte distrutte (mura e torrioni fortificati, alberghi, palazzi gentilizi, cinema e via dicendo), in parte trasformate tradendo l’originaria struttura e destinazione. Come per l’appunto l’attuale Palazzo dei Celestini, inizialmente Monastero dei Padri Celestini fatto erigere dal canonico Don Pietro Galgano di Siponto. Un edificio che per effetto delle incursioni turche del 1620 e dello stato di abbandono, fu demolito a metà del 1700 e ricostruito in stile barocco.
Le fonti non dicono chi fu l’architetto, ma solo che maestranze specializzate seguirono canoni dello stile barocco. I lavori furono completati intorno al 1788 con la realizzazione dell’edificio imponente disposto su tre piani per complessivi cinque mila metri quadri, così come lo si ammira affacciato su Corso Manfredi. Rimase incompleta la chiesa al centro dell’edificio. Nel 1807-10 con la soppressione degli ordini ecclesiastici, il Monastero fu assegnato al Comune di Manfredonia. Da allora ha avuto le destinazioni più disparate: casa comunale, tribunale, sede dei Carabinieri e della Guardia di finanza, Azienda soggiorno e turismo, fino a quella delle Biblioteche unificate Comunali.
Una buona metà circa dell’intero edificio: l’altra metà è finita privatizzata. L’intero piano terra adibito a negozi vari e abitazioni private, appartamenti e uffici anche al piano superiore, ciascuno trasformando a modo proprio l’originale struttura falsando completamente l’impianto originario. Di quel mastodontico complesso per circa la metà è privatizzato. Come sono state determinate quelle privatizzazioni? Si chiede ancora oggi. Una anomala situazione maturata nel tempo ma che nel tempo non è mai stata attenzionata dalle varie amministrazioni succedutesi. Almeno fino a questa in carica.
L’amministrazione comunale La Marca ha infatti avviato l’iniziativa di mettere ordine in quel che rimane di quell’edificio storico per destinarlo alla pubblica utilità, a valorizzarne la memoria storica restituendole decoro e funzionalità moderna. Di qui il progetto accuratamente predisposto, a sostenere il quale sono stati invitati a partecipare gli operatori del Terzo settore che di buon grado hanno firmato il protocollo di partenariato nel corso di una cerimonia svoltasi nella sala consiliare del Municipio.
«Anche questo progetto è la dimostrazione delle visione progressista di questa Amministrazione comunale» ha rilevato il sindaco evidenziando la partecipazione delle rappresentanze del territorio. «Un progetto – ha annotato – che rafforza il senso d’identità della città e promuove la crescita culturale e sociale».
E Francesco Schiavone, assessore alle opere pubbliche: «Oltre a valorizzare un bene storico della città e restituirlo alla sua funzione comune – ha considerato – questo progetto rappresenta il recupero fondamentale di Palazzo dei Celestini con soluzioni funzionali e stabili».
Ma quali sono gli interventi previsti? «È un intervento che va all’origine dei problemi dell’edificio – ha spiegato l’assessora alla cultura e welfare Maria Teresa Valente, illustrando le slide del progetto supportato dal suo assessorato – che non si limita a rinfrescare gli spazi, ma mira a rifunzionalizzare l’impianto con nuovi allestimenti e ridefinizione dei servizi culturali rendendoli accessibili al pubblico. E dunque razionalizzazione della Biblioteca ridisegnando gli spazi utili e aprendone di nuovi per renderla pienamente fruibile, dotata delle tecnologie avanzate, dei laboratori permanenti, delle forme di partecipazione funzionali all’uso in modo da coinvolgere pubblici diversi con particolare attenzione ai diversamente abili e ai giovani. Vogliamo insomma cavare dall’indifferenza – insiste l’assessora – una struttura fondamentale per incentivare e agevolare a guardare con maggiore consapevolezza al futuro. Tra gli interventi in programma anche naturalmente la ristrutturazione dell’auditorium Serricchio».
Michele Aopollonio

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