Non fu un incidente, Ciro Caliendo arrestato per l’omicidio della moglie Lucia Salcone

Lucia Salcone morta tra le fiamme della sua auto, arrestato all'alba con l'accusa di omicidio premeditato il marito, Ciro Caliendo, imprenditore v

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Il - Lucia Salcone morta carbonizzata nell'auto, arrestato il marito Ciro  Caliendo. «Incidente stradale simulato, è omicidio volontario» | Facebook

Lucia Salcone morta tra le fiamme della sua auto, arrestato all’alba con l’accusa di omicidio premeditato il marito, Ciro Caliendo, imprenditore vitivinicolo di San Severo. Questa mattina, la Polizia di Stato, all’esito delle indagini dirette dalla Procura di Foggia, ha eseguito una ordinanza emessa dal gip che dispone l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Ciro Caliendo, gravemente indiziato dell’omicidio della moglie, avvenuto il 27 settembre 2024 sulla Sp 13, in agro di San Severo.

La vicenda
Il complesso e articolato lavoro investigativo ha avuto inizio sin dalle prime ore dopo il fatto, quando il personale della Polizia di Stato è intervenuto per un presunto incidente stradale, con conseguente incendio dell’autovettura all’interno della quale viaggiavano l’indagato e la moglie, poi morta. In base a quanto riferito dall’uomo, conducente del veicolo e sopravvissuto al sinistro, la donna sarebbe deceduta a causa dell’incidente stradale che sarebbe avvenuto a causa dell’urto del loro veicolo con un altro proveniente dal senso opposto di marcia. Questo impatto avrebbe provocato la fuoriuscita dell’autovettura familiare dal manto stradale e il conseguente impatto con un albero, che avrebbe poi determinato la momentanea perdita di coscienza dei coniugi e l’incendio dell’auto, dalle cui fiamme veniva interessato subito l’abitacolo estendendosi agli abiti della donna, rimasta intrappolata all’interno.

Le incongruenze
Tuttavia, sin dal primo intervento del personale della Polizia Stradale, è emersa una certa incongruenza tra lo stato dei luoghi e quanto dichiarato dall’uomo tanto che la Procura della Repubblica, al fine di svolgere mirati approfondimenti sulla vicenda ed escludere possibili condotte dolose, ha interessato la Squadra Mobile di Foggia, incaricandola per la successiva attività investigativa. In effetti, pochi giorni dopo il tragico evento, l’uomo ha visto mutare il titolo di reato a lui ascritto da omicidio stradale a quello, più grave, di omicidio volontario.

Le indagini
Le indagini, consistite nella disamina di sistemi di videosorveglianza, attività informativa e soprattutto tecnica – con il coinvolgimento anche di consulenti tecnici esperti in diversi settori necessari per valutare la credibilità di quanto rappresentato dall’indagato – hanno fatto emergere palesi incongruenze rispetto alla ricostruzione fornita. Attraverso il considerevole compendio probatorio, acquisito e alimentato negli oltre nove mesi di attività investigativa, è stato possibile ricostruire le fasi antecedenti e preparatorie del delitto, nonché i momenti successivi e le possibili motivazioni che avrebbero indotto l’indagato a commettere il delitto, da individuarsi, principalmente, nell’intreccio tra il movente passionale e quello economico.

Inoltre, il meticoloso lavoro investigativo ha consentito di valorizzare una serie di elementi utili a sostenere la tesi, recepita anche nell’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari, per cui quanto accaduto non sarebbe stato occasionale ma frutto di una perdurante determinazione a commettere il delitto senza ripensamenti e senza soluzione di continuità. Infatti, come può desumersi dall’ordinanza che dispone la misura cautelare della custodia in carcere, e come richiesto e ottenuto dalla Procura della Repubblica, il titolo di reato contestato all’indagato è quello di omicidio premeditato, ai danni della coniuge.

 

 

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