RAGAZZI UCRAINI AL CARNEVALE DI MANFREDONIA

34 anni fa famiglie manfredoniane accolsero per cinque anni i “ragazzi di Chernobyl” contaminati dallo scoppio della centrale nucleare ucraina T

Isole Tremiti, al via i lavori al Molo Nord dopo la devastante mareggiata
MANFREDONIA, PRESENTAZIONE DI “PERCORSO FOTOGRAFICO DI UNA CITTÀ SCOMPARSA”
Epifania, la festa dei cercatori di senso

34 anni fa famiglie manfredoniane accolsero per cinque anni i “ragazzi di Chernobyl” contaminati dallo scoppio della centrale nucleare ucraina
Tra la folla che segue le manifestazioni del Carnevale di Manfredonia ci sono anche 46 ragazzi ucraini invitati dal Comune di Manfredonia a trascorrere un periodo di vacanze sulle rive del golfo adriatico, lontani dagli orrori che la loro terra d’origine subisce da quattro anni. «Una esperienza di solidarietà e di scambio formativo, di amicizia e cooperazione culturale internazionale» ha spiegato il sindaco Domenico La Marca.
Con il supporto degli istituti comprensivi “Ungaretti – Madre Teresa di Calcutta” e “Don Milani Uno+ Maiorano”, i ragazzi sono ospitati da famiglie manfredoniane. Oltre a godere delle fastose manifestazioni carnevalesche, i ragazzi ucraini hanno l’opportunità di integrarsi con i coetanei italiani nel contesto del più ampio programma di solidarietà internazionale “100×100 i ponti dell’istruzione”, mirato a costruire legami duraturi attraverso l’amicizia e la cultura.
Non è la prima volta che ragazzi ucraini sono ospiti di Manfredonia. Negli Anni 90, più esattamente dal 1992 al 1996, Manfredonia accolse bambini provenienti dall’Ucraina devastata dalla esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, avvenuta il 26 aprile del 1986, cinque anni prima, con una elevatissima emissione di radiazioni che causarono devastanti effetti ambientali, sanitarie ed economiche, propagatisi pet tutta l’Europa.
Tra le conseguenze sulla salute (oltre i tantissimi morti) quella del forte aumento di casi di tumore alla tiroide negli abitanti della zona, in particolare in bambini in età dello sviluppo. La eco di aiuto arrivò fino a Manfredonia ove prese vita una iniziativa nata dal cuore e dalla tenacia di Lino Conoscitore e Rosa Totaro che seppero trasformare l’emozione di una immane tragedia, in un progetto concreto di solidarietà: accogliere quanto più possibile ragazzi provenienti da quel luogo di morte e restituirli alla vita.
In men che non si dica si mise in piedi una organizzazione che reso possibile quello che pareva impossibile. Un comitato spontaneo, comprensivo di professionisti in vari settori, ha mosso mezzo mondo per portare quei ragazzi dalla Ucraina a Manfredonia. Una operazione riuscita grazie alla collaborazione dei riferimenti più disparati, dai Ministeri agli enti pubblici e privati. Ma soprattutto le famiglie che generosamente e entusiasticamente hanno aperto le proprie case e la propria quotidianità a quei piccoli ospiti sfortunati. Complessivamente furono 330 i bambini che hanno soggiornato a Manfredonia, accompagnati dai referenti di Kiev.
Non si è trattato solo di vacanze terapeutiche, come venivano definite allora, ma di una rigenerazione fisica e affettiva. Lontani dalle zone contaminate, con un’alimentazione sana e controlli medici adeguati, molti bambini hanno sensibilmente migliorato i valori ematici e le difese immunitarie. Ma il vero nutrimento è stato il solidale abbraccio delle famiglie sipontine.
Manfredonia rispose con sincera generosità: decine di nuclei familiari si alternarono nell’ospitalità, creando legami che spesso sono perdurati nel tempo. Alcuni bambini tornarono per più estati consecutive, diventando parte integrante delle famiglie ospitanti. In diversi casi, i rapporti proseguirono con scambi epistolari, telefonate, visite reciproche dopo la caduta dell’Unione Sovietica.
Di quella fantastica e edificante esperienza si ricordano gli arrivi dei ragazzi, carichi di emozione all’aeroporto, i primi sorrisi timidi, la scoperta del mare di Siponto, le escursioni nelle località viciniori (anche alle Isole Tremiti), le feste organizzate per farli sentire a casa. Si ricordano altresì le difficoltà linguistiche superate con gesti semplici, giochi, musica, tenerezza. Non sono mancati episodi toccanti come quello dei bambini che per la prima volta mangiavano frutta fresca e abbondante, scoprivano il mare, l’affettuosa cordialità della gente. In alcuni casi fu necessario il ricorso ai medici della Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo che con grande disponibilità, risolsero delle situazioni difficili di bambini affetti da particolari patologie.
Manfredonia non fu solo luogo di accoglienza, ma comunità educante. Parrocchie, associazioni, medici, volontari collaborarono in modo spontaneo. Non c’erano grandi finanziamenti né riflettori mediatici: c’era una mobilitazione dal basso, autentica, che racconta molto dell’anima solidale della città. Una pagina alta della città scritta senza clamori, che in questi giorni, a 34 anni di distanza da quella encomiabile iniziativa, si riapre accogliendo un gruppo di ragazzi ucraini in un momento di festa nella speranza che riescano a mettere da parte le brutture di una guerra insensata e fargli riacquistare il sorriso.
Michele Apollonio

COMMENTI

WORDPRESS: 0