Cosimo Giuseppe e Nicola, i Manfredonia assassinati alle Foibe

Si chiamava Nicola Montella ed era emigrato da Manfredonia in cerca di fortuna, dopo i dolori e le sofferenze patite durante la

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Le foibe sono voragini rocciose tipiche del Carso (area compresa tra Friuli-Venezia Giulia, Slovenia e Croazia) a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione dei corsi d’acqua, che possono raggiungere anche i 200 metri di profondità. Dopo la firma dell’armistizio, l’8 settembre 1943, e nell’immediato dopoguerra, i partigiani comunisti del maresciallo jugoslavo Tito gettarono nelle foibe migliaia e migliaia di italiani, civili e militari, fascisti o semplicemente contrari al comunismo, per vendicarsi di quando, a cavallo tra le due guerre, i fascisti avevano amministrato questi territori con durezza, imponendo la loro lingua e le proprie usanze, reprimendo ed osteggiando le popolazioni slave locali. A guerra terminata, poi, ben 350mila nostri connazionali (quando il 10 febbraio 1947 con il trattato di pace fu sancito il passaggio alla Jugoslavia delle ex province italiane dell’Adriatico) dovettero abbandonare all’improvviso le terre dov’erano nati, dove avevano casa e avevano costruito un’esistenza. Nel 2004 il Parlamento italiano ha votato una legge che fissa il 10 febbraio come Giornata del Ricordo “al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra”. Ecco, dunque, in questo giorno ho voluto ricordare i nostri concittadini, rei di essere stati uccisi, in fondo, senza un vero motivo, perché mai nessun motivo è giusto per ammazzare, nemmeno nell’inumana guerra, quando ‘il sonno della ragione genera

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