interdittiva antimafia all’impresa Quitadamo, il Consiglio di Stato annulla il provvedimento del 2023

Le interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Foggia nei confronti del 37enne Michele Quitadamo dell’Impresa Quitadamo Michele, con sede a

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Piana di Macchia

Le interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Foggia nei confronti del 37enne Michele Quitadamo dell’Impresa Quitadamo Michele, con sede a Monte Sant’Angelo, attiva nel settore della coltivazione di frutti oleosi a Macchia (località di Monte Sant’Angelo), difeso dall’avvocato Michele Sodrio, tornano al centro dell’attenzione dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha parzialmente ribaltato il giudizio espresso dal Tar Puglia. I giudici di Palazzo Spada hanno annullato l’interdittiva più recente, quella del 1° settembre 2023, ritenendo carente la motivazione sull’attualità del pericolo di infiltrazione mafiosa, ma hanno confermato la validità del primo provvedimento interdittivo del 21 aprile 2021.

Le interdittive della Prefettura di Foggia
La prima informazione antimafia interdittiva risale al 21 aprile 2021 ed è stata adottata dalla Prefettura di Foggia sulla base di un articolato quadro indiziario che, secondo l’autorità prefettizia, delineava il rischio di condizionamento dell’attività imprenditoriale da parte della criminalità organizzata garganica. Nel provvedimento vengono richiamati legami familiari, frequentazioni e contiguità ambientali con soggetti ritenuti appartenenti o vicini ai clan operanti nell’area di Monte Sant’Angelo, in particolare nell’ambito della frangia riconducibile al clan Lombardi-Scirpoli-La Torre con riferimenti a Pietro La Torre detto “U’ Muntaner”, 43 anni, attualmente al 41 bis a Cuneo e al boss defunto Pasquale “Fic secc” Ricucci, ucciso in un agguato nel 2019. L’interdittiva citò anche inchieste come “Gargano” e “Iscaro-Saburo” contro il clan dei montanari Li Bergolis.Nel 2023, a seguito di un’istanza di aggiornamento e dopo la fase di controllo giudiziario disposta dal Tribunale di Bari, la Prefettura ha emesso una nuova interdittiva, confermando sostanzialmente la valutazione negativa già espressa due anni prima. Anche questo secondo provvedimento si fondava prevalentemente su elementi di natura parentale e relazionale, ritenuti indicativi di una persistente esposizione al rischio mafioso.

Il nodo del controllo giudiziario
Un passaggio centrale della vicenda riguarda il controllo giudiziario cui l’impresa era stata sottoposta e che si era concluso con esito positivo nel luglio 2023. Proprio questo elemento è stato valorizzato dalla difesa nel ricorso contro la seconda interdittiva, sostenendo che la Prefettura non avesse adeguatamente considerato le sopravvenienze favorevoli e il percorso di “bonifica” dell’attività imprenditoriale.

La decisione del Consiglio di Stato
Con la sentenza depositata dopo l’udienza del 27 novembre 2025, il Consiglio di Stato ha accolto parzialmente l’appello dell’imprenditore. I giudici hanno ritenuto inammissibili e infondati i motivi diretti contro l’interdittiva del 2021, confermandone la legittimità. Diversa la valutazione sul provvedimento del 2023.Secondo il Collegio, la Prefettura avrebbe dovuto svolgere una valutazione concreta e attualizzata del rischio infiltrativo, tenendo conto dell’esito positivo del controllo giudiziario. Limitarsi a richiamare in modo generale l’autonomia tra i due istituti – interdittiva e controllo giudiziario – non è sufficiente. Occorre, invece, spiegare perché, nonostante quel percorso, il pericolo di condizionamento mafioso debba ritenersi ancora attuale.Per questo motivo è stato annullato il provvedimento interdittivo del 1° settembre 2023, “fatti salvi gli ulteriori provvedimenti dell’autorità”, lasciando quindi aperta la possibilità di nuove valutazioni prefettizie fondate su elementi aggiornati e specifici.Uno stop parziale, non una riabilitazione piena
La sentenza non cancella l’intero impianto accusatorio costruito negli anni dalla Prefettura di Foggia, né mette in discussione il potere dell’autorità amministrativa di prevenire il rischio di infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Rappresenta però un richiamo netto alla necessità di motivazioni puntuali e individualizzate, soprattutto quando intervengono fatti nuovi che potrebbero incidere sul giudizio prognostico.In sostanza, l’interdittiva del 2021 resta efficace, mentre quella del 2023 cade per vizio di motivazione. Un esito che conferma l’equilibrio delicato tra esigenze di prevenzione antimafia e tutela dell’iniziativa economica, in un territorio – quello del Gargano – da anni al centro dell’attenzione delle autorità per la presenza radicata della criminalità organizzata.

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