La Commissione elettorale centrale è convocata domani alle ore 9. Con ogni probabilità per cominciare a scrivere la parte di verbale necessaria pe

La Commissione elettorale centrale è convocata domani alle ore 9. Con ogni probabilità per cominciare a scrivere la parte di verbale necessaria per arrivare, alle 15, alla proclamazione di Antonio Decaro a nuovo presidente della Regione. La Puglia è – come sempre – fanalino di coda nel completare le operazioni elettorali, e così anche in questa tornata i giudici della Corte d’appello di Bari hanno scelto di spacchettare: oggi ufficializzeranno il nome del governatore, rimandando – c’è chi dice solo di pochi giorni – quelli dei 50 nuovi consiglieri.Il tema ormai è noto. La legge elettorale regionale, scritta male e modificata peggio, pone problemi in fase di applicazione che nella scorsa legislatura sono stati affrontati dai giudici amministrativi. E soprattutto, negli ultimi dieci anni, è sempre accaduto che i risultati (non ufficiali) del ministero dell’Interno venissero poi sconfessati dai calcoli dell’Ufficio elettorale centrale, gli unici ad avere rilevanza in base alla legge.Sul tavolo dell’Ufficio presieduto dalla dottoressa Giovanna De Scisciolo sono arrivate otto memorie, presentate in massima parte da candidati non eletti: in sostanza chiedono di procedere a riconteggi (che la Corte d’appello non può disporre) oppure di applicare le norme della legge elettorale regionale in maniera «costituzionalmente orientata» (dal punto di vista di chi ne avrebbe beneficio). Il riferimento è al metodo per la determinazione della soglia di sbarramento del 4%, che in Puglia si calcola come rapporto tra i voti della lista e la somma dei voti conseguiti dai candidati presidenti. In Puglia i candidati presidenti hanno ottenuto 1.437.611 voti, mentre le liste ne hanno ottenuti 1.328.627: mettendo al denominatore la prima cifra (anziché la seconda), la frazione ovviamente si abbassa. Utilizzando la seconda invece sia Avs che i Popolari risulterebbero aver superato il 4%: ma cinque anni fa sia il Tar di Bari che il Consiglio di Stato hanno respinto questo tentativo di manomettere le regole, rifiutando anche di sollevare questione di legittimità costituzionale della normativa pugliese.Il nuovo tentativo è probabilmente destinato ad avere lo stesso esito. Ed è probabile che, allo stesso modo, vengano trattate le varie memorie depositate in queste settimane. Posto che i magistrati non hanno ancora effettuato i calcoli da cui discende la determinazione dei consiglieri eletti, il vero tema è capire quanto altro tempo sarà necessario.Su questo le risposte sono vaghe. «Se facciamo in tempo anche entro venerdì, altrimenti se ne riparla la prossima settimana», dice chi si sta occupando della questione. Per procedere con la proclamazione del presidente della Regione, la commissione elettorale – alla presenza dei rappresentanti dei candidati presidenti e delle liste, deve verificare di aver ricevuto tutti i verbali da parte degli uffici provinciali, sommare i voti ricevuti da ciascuno, calcolare la relativa percentuale e dare atto sia del nome del vincitore (Decaro) sia del migliore degli sconfitti (Luigi Lobuono). È probabile che oggi le operazioni si fermeranno a questo punto, con l’invio della Pec al vincitore e alle prefetture (la legge prevede ancora l’affissione di manifesti murali). La proclamazione è infatti stata già fissata domani alle 15 nell’aula magna della Corte d’appello di Bari, dove Decaro prima giurerà come presidente della Regione e poi sottoscriverà il passaggio di consegne con il predecessore Michele Emiliano: non è un atto politico, è un verbale tecnico che riguarda i documenti e la cassa degli uffici alle dirette dipendenze del governatore.Da domani quindi Decaro sarà presidente della Regione. Governerà da solo fino alla nomina della giunta che deve avvenire – secondo lo statuto – entro 10 giorni dalla proclamazione dei consiglieri (si tratta di un termine non perentorio, finora sempre rispettato): da oggi decadono quindi gli assessori della giunta Emiliano. I consiglieri uscenti restano invece in carica fino alla proclamazione dei nuovi. Per Decaro c’è invece l’incompatibilità con la carica di parlamentare europeo, da cui ovviamente dovrà dimettersi. Ma potrebbe anche non farlo immediatamente: la legge infatti prevede che l’incompatibilità debba essere contestata da parte del Consiglio, dando all’interessato dieci giorni di tempo per rimuoverla. Siccome il primo Consiglio dovrà essere convocato tra i 15 e i 25 giorni dalla proclamazione, sulla carta il nuovo presidente potrebbe avere un altro mese prima di presentare formalmente le dimissioni a Bruxelles.


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