Da un lato ci sono i livelli degli invasi, che registrano un incremento rispetto al periodo 2024-2025, dall’altro i volumi che restano insufficien

Da un lato ci sono i livelli degli invasi, che registrano un incremento rispetto al periodo 2024-2025, dall’altro i volumi che restano insufficienti per garantire una stagione irrigua serena all’agricoltura. È la fotografia della situazione idrica in Puglia, scattata in questo inizio 2026 da Confagricoltura, secondo cui “un segnale di ripresa c’è”, ma non si può considerare “fuori pericolo”. Secondo le ultime rilevazioni del Consorzio per la bonifica della Capitanata (provincia di Foggia), l’Occhito sul Fortore (capacità totale circa 333 milioni di mc) si attesta oggi sopra i 47 milioni di metri cubi. Un dato, dice Confagricoltura, “che segna un miglioramento rispetto ai 31,5 milioni registrati nello stesso periodo del 2025 e in linea con gli altri invasi che riforniscono la regione”.Tuttavia, il confronto con le medie storiche impone cautela: “mancano all’appello decine di milioni di metri cubi per raggiungere quella quota di sicurezza necessaria a pianificare le colture primaverili ed estive senza l’incubo del razionamento”, prosegue. “Uscire dalla logica dell’emergenza non è uno slogan, ma un imperativo di sopravvivenza economica – sottolinea la presidente, Antonello Bruno -. Il lieve recupero idrico attuale dei principali invasi non deve diventare un alibi per l’inerzia. Il cambiamento climatico, con la sua alternanza tra siccità prolungata e piogge torrenziali, sta desertificando i nostri territori”. Per Confagricoltura Puglia, la soluzione passa attraverso “una gestione attenta dei Consorzi di bonifica, chiamati non solo a distribuire la risorsa, ma a essere custodi efficienti delle infrastrutture, per azzerare le perdite di rete”. Ma questo sforzo non basta, perché”serve un cambio di paradigma tecnologico e politico. Le nostre priorità sono chiare – conclude – potenziare la capacità di accumulo degli invasi esistenti, spesso limitata da interrimenti non dragati, e spingere sull’acceleratore per il riutilizzo delle acque reflue affinate. (Ansa)


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