Il silenzio dei “botti” natalizi è perdurato (contro ogni tradizione, segno che la gente ha ottemperato all’ordinanza del sindaco La Marca a non u

Il silenzio dei “botti” natalizi è perdurato (contro ogni tradizione, segno che la gente ha ottemperato all’ordinanza del sindaco La Marca a non utilizzare botti e materiale pirotecnico) fino allo scoccare della mezzanotte quando la gragnuola dei fuochi d’artificio si è manifestata in tutta la sua potenza, dando l’addio al vecchio anno e il benvenuto al nuovo. Le strade prontamente ripulite dagli operatori ASE.
Il 2026 si annuncia con la continuità, magari potenziata, della buona spinta impressa nel 2025, al sistema Manfredonia. Una previsione che trova conforto anche dal calendario gregoriano che fa corrispondere il 2026 all’anno del “Cavallo di fuoco” del calendario lunare cinese, emblema di energia, libertà, movimento. Le corsie sulle quali bisogna sviluppare la ripartenza di una città vogliosa di stoppare e dimenticare il tempus horribilis che ha richiamato l’energico intervento della Corte dei Conti, causato lo scioglimento dell’amministrazione comunale, e tanto altro. Una mala gestio che ha portato il Comune sull’orlo del dissesto finanziario e costretto a doversi sobbarcare un gravoso Piano di rientro con l’assorbimento di gran parte delle risorse finanziarie già di per sé esigue.
Una condizione di grande difficoltà politica-amministrativa che si andava ad aggiungere o che ne era corresponsabile, a quella crisi economica conclamatasi con la scellerata gestione del caso Enichem allorquando si è gridato al via Enichem quando bisognava pretendere il cambio di attività industriale con un più sostanziale radicamento di Eni sul territorio. Così come assennatamente avvenuto in altri casi simili. Qui si preferì gettare la bacinella con tutto il bambino.
Ma non meno catastrofiche sono risultate le gestioni di altre sontuose iniziative industriali arrivate sulle sponde del golfo adriatico, come il Contratto d’area, con grandi responsabilità di quanti erano assisi ai posti di comando cittadino che oggi magari pretendono di pontificare dall’alto dei propri fallimenti.
Una serie di rovesci strategici per un territorio ricco di aneliti di sviluppo, con implicazioni di carattere morale molto forti, che ha avuto un riverbero anche sull’andamento quantitativo della popolazione. Che ha registrato una flessione progressiva e continua dall’entrata del Terzo millennio. Ed è sintomatico e allusivo che il maggior picco si è avuto nel periodo 2011- 2023 quando ben 3.480 concittadini hanno preferito abbandonare la città.
Alla soglia del secondo quarto di secolo, Manfredonia conta 53.391 abitanti ma si è concordi nel ritenere che in effetti sono dimeno. Al termine di queste festività il marciapiede della stazione ferroviaria di Foggia sarà affollato di giovani anche di Manfredonia, che saliranno su un treno per andare lontano da dove molto difficilmente torneranno indietro.
Secondo la classificazione degli analisti demografici, Manfredonia si pone nella casella detta “regressiva” per la presenza prevalente degli anziani rispetto alle altre due categorie dello schema, di giovani e adulti. Il che comporta tutta una serie di conseguenze di vario genere. Anziani vuol dire pensionati, nel migliore dei casi. E spesso fragili, bisognevoli di particolare attenzione dai servizi sociali comunali: una sola assistente sociale in servizio è troppo poco, ne occorrono altre.
Se non si tengono nel debito conto questi brevi e succinti riferimenti ad una dolente storia recente di Manfredonia, fatti salvi distinguo ed eccezioni, non si ha un reale e oggettivo metro di valutazione e dunque di presa d’atto dell’attività svolta da quest’ultima amministrazione approdata a Palazzo San Domenico per volontà dell’elettorato. Dai resoconti che i vari assessorati, coordinati da un sindaco che dimostra di giorno in giorno sostanziale adeguatezza al momento storico che attraversa Manfredonia, rendono di pubblico dominio, si può avere contezza dell’attività realizzata nei vari settori come del resto il riscontro concreto dimostra, c’è di che ben sperare per il prossimo futuro. Di realizzare, quanto meno gran parte, di quello storico “Manfredonia ri-alzati” pronunciato dall’arcivescovo padre Franco Moscone cinque anni fa.
Certo si è lontani dal riportare la città ad uno stato di eccellenza urbanistica, ma ci vuole del tempo e tante risorse non solo finanziarie, per sistemare le tantissime situazioni lasciate in abbandono: per ridurre la città nello stato che si denuncia, ci sono voluti anni, per porvi rimedio non basta un solo anno. Tra i dati confortanti e di facile riscontro annunciati, c’è quello sostanziale del possibile anticipo, addirittura di due anni rispetto alla scadenza fissata, di quel bubbone finanziario del Piano di rientro dal debito comunale che consentirà alla civica amministrazione di poter disporre di quelle risorse finanziarie da aggiungere ad altre ottenute dalla vendita di beni comunali inutilizzati, e dall’esito positivo di una quindicina di cause giudiziarie vinte dal Comune.
Insomma, si è sulla buona strada. Ma attenzione: la sola amministrazione per quanto capace e agguerrita non basta: la città è innanzitutto dei cittadini, di chi la abita e la usa, è pertanto un bene da salvaguardare con una responsabilità condivisa con il pubblico governo. Lasciando agli immancabili “rosiconi” di remare contro, ogni singolo cittadino può fare molto per la propria città: essere buoni cittadini significa rispettare le regole di base, attenersi al senso civico, essere consapevoli, partecipi e rispettosi del bene comune.
Michele Apollonio


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