Carceri sempre più al collasso, Foggia tra le peggiori d’Italia: sovraffollamento al 215%

Nel frattempo la capienza del sistema penitenziario è ulteriormente diminuita. Il 2025 – precisa Antigone – è stato l’anno del lancio del piano ca

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Carcere di Foggia al collasso: sovraffollamento oltre il 210% - Il  Quotidiano del Sud

Nel frattempo la capienza del sistema penitenziario è ulteriormente diminuita. Il 2025 – precisa Antigone – è stato l’anno del lancio del piano carceri da parte del governo Meloni. Secondo quanto riportato dallo stesso governo già nell’anno che si sta per concludere, i nuovi posti sarebbero dovuti essere 864. Ciò a cui si è assistito – sottolinea il report – “è stata invece una perdita di 700 posti effettivi, con un dato registrato ai primi giorni di dicembre che non conteggia i circa 250 posti persi nel solo incendio di San Vittore di alcuni giorni fa”.Il risultato “è un sovraffollamento strutturale che ha ormai raggiunto livelli intollerabili: mancano all’appello quasi 18.000 posti rispetto alle presenze effettive, con un tasso nazionale di affollamento pari al 138,5%. In alcune carceri si toccano livelli che ricordano le condizioni che portarono l’Italia alla condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: a Lucca il tasso di affollamento è del 247%, a Vigevano del 243%, a Milano San Vittore del 231%, a Brescia Canton Monbello del 216%, a Foggia del 215%, a Lodi del 211%, a Udine del 209%, a Trieste del 201%”.Ancora più “preoccupante” è la situazione negli istituti penali per minorenni. Il cosiddetto Decreto Caivano – si sottolinea nel report – ha determinato un aumento dei giovani detenuti, facendoli diventare il 150% di quello che erano e svuotando progressivamente il circuito della giustizia minorile della sua funzione educativa. Sempre più spesso, ragazzi che potrebbero proseguire il loro percorso fino ai 25 anni nei servizi minorili vengono trasferiti nelle carceri per adulti al compimento della maggiore età, interrompendo bruscamente ogni progetto educativo e di reinserimento. Una dinamica che se così non fosse avrebbe peraltro provocato un tasso di affollamento ben superiore negli Ipm.Se si guarda alle condizioni materiali degli istituti – come Antigone fa attraverso il suo monitoraggio indipendente che conduce con continuità dal 1998 – si capisce quanto il momento sia complicato.Nel 10% degli istituti visitati il riscaldamento non era sempre funzionante, mentre nel 45,1% si riscontravano problemi con l’acqua calda. Oltre la metà delle carceri (56,3%) presenta ancora celle prive di doccia, nonostante il regolamento penitenziario del 2000 ne preveda l’obbligatorietà. Le carenze strutturali riguardano anche gli spazi di vita e trattamento: nell’8,5% degli istituti non esistono spazi per la socialità, nell’8,6% mancano ambienti dedicati esclusivamente alla scuola e alla formazione, e nel 31% non ci sono locali per attività lavorative come falegnamerie o laboratori. Nel 23% delle carceri visitate non sono presenti aree verdi per i colloqui all’aperto con i familiari. Una situazione aggravata dal sovraffollamento che ha portato alcune carceri a trasformare spazi di socialità o per attività in celle di pernotto.La situazione del personale non è meno critica. Sempre dai dati delle visite di Antigone si evidenzia come solo il 77,5% degli istituti ha un direttore con incarico esclusivo; negli altri casi la direzione è condivisa tra più carceri, con evidenti ricadute sulla qualità della gestione. In media si contano 1,9 detenuti per ogni agente di polizia penitenziaria e 70 detenuti per ogni educatore, ma in alcune realtà i numeri diventano insostenibili: a Regina Coeli si arriva a 3,2 detenuti per agente e 95 per educatore; a Novara a 2,7 detenuti per agente e addirittura 180 per educatore. (LaPresse)

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