«Il Natale che si avvicina può essere, e forse deve essere, un Natale scomodo». Padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia, Vieste, San Giov

«Il Natale che si avvicina può essere, e forse deve essere, un Natale scomodo». Padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia, Vieste, San Giovanni Rotondo, non fa sconti alle convenzioni di una festività solenne, fortemente avvertita, ma che abbraccia il mondo con sentimenti e volontà diverse. Va al nocciolo dei sentimenti e delle prospettive che angosciano e penalizzano quella parte del Mondo martoriato e vilipeso senza ritegno; va oltre i convenevoli, la “tradizione”, la consuetudine, per una denuncia, un grido di dolore e insieme atto d’amore per chi soffre. Muore. Uccisi barbaramente.
«Scomodo – spiega – per tutto ciò che inquina le relazioni umane: dalle dimensioni personali a quelle istituzionali, culturali e geopolitiche. Scomodo per la dittatura del profitto che impoverisce miliardi di persone. Se il Natale 2025 sarà scomodo per le strutture del male, allora la Speranza potrà rifiorire e sul mondo tornerà a splendere il Sole di Giustizia».
Il presule sipontino si ispira agli “auguri scomodi” di don Tonino Bello espressi un trentennio addietro per verificare che «da allora non è molto cambiato il contesto circa le aspettative di giustizia e pace nel mondo e nei nostri territori pugliesi, porzioni di mondo a noi affidate perché siano custodite e aiutate a intrecciarsi in una trama di bellezza veramente universale. Da allora continuano a pesare le contraddizioni della storia e le fragilità delle istituzioni umane e della stessa Chiesa, che vuol essere Madre ed esperta in umanità».
Padre Franco esplicita e rilancia «il grido condiviso contro genocidi, guerre e logiche di riarmo», formalizzato nella manifestazione “Manfredonia per Gaza” sorta da un incontro tenuto a San Giovanni Rotondo tra amministratori comunali e Chiesa locale. «È stato il primo evento in Puglia a farlo, e possiamo esserne orgogliosi: un popolo che diventa seme di pace e futuro sostenibile. Non è sostenibile – insiste – un futuro alimentato dalle armi; lo è, invece, quello che nasce dalla Speranza per una Pace possibile da subito».
Torna l’arcivescovo Moscone a rilanciare la Speranza «per costruire ponti, disarmare logiche criminali, seminare solidarietà. Il Natale chiude anche il Giubileo ordinario della Speranza. E se la celebrazione termina, non termina – rilancia forte – il suo dovere: quello di rendere la Speranza ragionevole, quotidiana, vittoriosa. Come lo Spirito di Dio non viene meno, così non tradisce la Speranza, che resta affidata a cuori innamorati dell’umanità e della creazione».
Di qui l’augurio di padre Franco Moscone, presule sipontino e garganico, di un Giubileo che consegna il testimone della Speranza con il compito assegnato più essenziale: «custodire e testimoniare quella Speranza che non delude, che costruisce ponti e non mura, che avvicina i cuori invece di separarli. Perché la Speranza – avverte – è possibile solo quando diventa scelta quotidiana, sguardo nuovo, cammino comune».
Michele Apollonio


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