In un sistema sanitario regionale in costante affanno a causa della mancanza cronica di personale, in particolare medici e infermieri, c’è un dato

In un sistema sanitario regionale in costante affanno a causa della mancanza cronica di personale, in particolare medici e infermieri, c’è un dato che salta subito agli occhi esaminando l’ultimo report disponibile del ministero della Salute. Dal 2019 al 2023, il numero di operatori sociosanitari (Oss) all’interno delle strutture pugliesi è salito del 284,66%, passando da 1.102 a 4.239. Un vero e proprio record, anche in confronto alle altre regioni della Penisola: se il numero di Oss ha registrato un incremento un po’ ovunque sul territorio nazionale, questo non è affatto omogeneo.Gli aumenti più consistenti di personale sono concentrati infatti in Puglia (+284,66%), Campania (+135,81%) e Molise (+163,25). Scendendo nel dettaglio, i professionisti impiegati nel servizio sanitario pugliese erano 1.102 nel 2019, mentre nel 2023 sono diventati 4.239, raggiungendo una quota di 1,1 Oss ogni mille abitanti. Le regioni sono responsabili della programmazione dei corsi di qualificazione per Oss e pubblicano bandi e avvisi con le informazioni dettagliate sui posti disponibili e i requisiti di ammissione. Solo all’inizio del mese scorso, la Regione Puglia (con capofila il Policlinico Riuniti di Foggia) ha bandito un maxiconcorso per la copertura di ulteriori mille posti per Oss a tempo indeterminato, distribuiti tra diverse aziende ed enti del Servizio sanitario regionale che hanno aderito alla procedura unica.L’aumento dei medici ospedalieri, invece, è stato molto più contenuto (+1,8%), il numero di posti messi a disposizione dalle strutture pugliesi è ritenuto insufficiente per garantire i livelli minimi di assistenza ai pazienti e coprire il fabbisogno effettivo. A pesare ulteriormente sulla situazione intervengono turni massacranti e compensi economici non adeguati, che spesso spingono una quota consistente di professionisti a scegliere di emigrare all’estero o lavorare in strutture e ospedali privati.La situazione è simile anche per gli infermieri. Nonostante negli ultimi anni si sia registrato un leggero incremento del loro numero in tutta Italia, la media per mille abitanti, pari a 6,86, continua ad essere inferiore alla media europea di 8,26 infermieri per mille abitanti. L’aumento è concentrato in particolare in Campania, Lazio, Abruzzo, Umbria e Puglia. Qui, dal 2019 al 2023, sono stati assunti circa 1.400 professionisti in più. Ma il loro numero resta insufficiente rispetto al reale fabbisogno, e le carenze strutturali nel reclutamento di personale sono aggravate dall’aumento della domanda nel settore pubblico e da una minore attrattività di strutture come le Rsa, costantemente in emergenza.Il protrarsi del blocco delle assunzioni nelle Regioni in piano di rientro come la Puglia, unitamente al tasso di turnover negativo registrato complessivamente nell’ultimo decennio, ha determinato una interruzione dell’alimentazione dei ruoli e di conseguenza un innalzamento dell’età media di tutti i professionisti sanitari. Questo fenomeno ha reso disomogenea la distribuzione del personale nelle varie classi di età, determinando una “gobba” della curva del personale che raggiungerà l’età pensionabile nei prossimi anni. Il fenomeno è ben noto, e indica che nel decennio che verrà vi sarà una ulteriore carenza di personale che rende il Tacco dello stivale un sorvegliato speciale.Soprattutto se si pensa a figure chiave come quelle dei medici di famiglia: in appena quattro anni in Puglia non sono più attivi circa 400 professionisti. In questo contesto, appare cruciale il ruolo della formazione di nuovi profili professionali per arginare l’emergenza. Ma, sebbene l’offerta formativa delle diverse scuole di specializzazione in medicina sia stata effettivamente incrementata a partire dal 2018, permane un numero elevato di borse non assegnate in specializzazioni di elevata utilità sociale come Medicina Emergenza Urgenza, Anestesia e Rianimazione, Radioterapia, Microbiologia e Virologia. Per gli infermieri, nonostante il numero dei posti per i corsi di laurea in aumento, il numero delle domande di iscrizione decresce di anno in anno.
Ulteriore scoglio si sta rivelando anche il semestre filtro per l’accesso a Medicina, che nella prima delle due sessioni di esame utili per l’accesso al percorso di laurea, ha registrato percentuali di superamento tra gli studenti delle prove di Fisica, Biologia e Chimica molto al di sotto delle aspettative. Solo per fare un esempio, a Bari per l’esame di Biologia sono stati promossi in 600 su 2.113 candidati. Il rischio è che per la prima volta il numero degli studenti idonei a frequentare il corso di laurea sia inferiore rispetto al numero di posti messi a bando dal ministero dell’Università e della Ricerca.


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