FOGGIA/ COSÌ I ROMITO VOLEVANO UCCIDERE ENZO MIUCCI. IL RACCONTO DEL BOSS VIESTANO RADUANO AL PROCESSO GAME OVER

“Era il periodo di Pasqua 2017, e il nostro gruppo Romito insieme ai Moretti di Foggia ave­va in programma l’omicidio di Enzo Miucci, capo dei Li

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“Era il periodo di Pasqua 2017, e il nostro gruppo Romito insieme ai Moretti di Foggia ave­va in programma l’omicidio di Enzo Miucci, capo dei Li Bergolis in guerra col nostro clan. Ci furono 5/6 incontri in campagne di Manfredonia e San Giovanni Rotondo; in un’occasione c’era anche Rocco Moretti. Ci tenne a presenziare perché ci teneva a fare questo regalo ai Romito. Vo­leva essere presente, anche se noi lo invitammo a desistere vi­sta la sua caratura, il suo pre­stigio. Gli dicemmo che non c’era bisogno, lui rispose: ‘no, non vi preoccupate, io voglio…’. Rocco Moretti si sentiva giovane, ecco voleva ancora partecipare alle azioni di fuoco.

Miucci doveva essere ucciso quando da Monte si sarebbe recato a Foggia per un’udienza in Tribunale, ma Miucci è molto astuto, e non si è riusciti a concretizzare”. Così il racconto di Marco Raduano, ex boss viestano prima affiliato ai Li Bergolis, poi nel 2016 transi­tato coi rivali Romito: si è pentito a marzo 2024, dopo la cattura avvenuta 40 giorni prima.

Ha con­fessato d’aver commesso e/o or­dinato una dozzina di omicidi. Raduano è stato interrogato ieri in videoconferenza da una loca­lità segreta nella franche foggia­na del processo “Game over” a 19 imputati tra cui Rocco Moretti, ac­cusati a vario titolo di traffico e spaccio di cocaina aggravati dal­la mafìosità. Udienza filmata da una tv francese interessata a Raduano, che fu catturato a Bastia in Corsica il primo febbraio 2024 dopo un anno di latitanza in seguito all’evasione dal carcere di Nuoro. Acquisite agli atti pro­cessuali su accordo tra il pm Bru­na Manganelli e la difesa le di­chiarazioni rese dal pentito alla Dda il 20 giugno 2024 e il 20 marzo 2025.

IL BOSS MORETTI – Rocco Moretti, detto “il porco”, 75 anni, nome storico della “Società fog­giana”, dall’89 a oggi è sempre stato in cella tranne 4 mesi tra luglio e novembre 2014; e 18 mesi tra aprile 2016 e 7 ottobre 2017 quando fu riarrestato per estor­sione. Al momento sconta 10 an­ni e 8 mesi per mafia e estorsione in “Decimazione”; in “Game over” rischia 30 anni quale pro­motore del patto con i rivali Sinesi/Francavilla per gestire in­sieme in regime di monopolio lo spaccio di cocaina in città.

A dire di Raduano, “da quando fu scar­cerato” nella primavera 2016, “Moretti riuscì a prendere il con­trollo totale su tutte le attività illecite foggiane. Era riuscito a far passare dalla sua parte anche i fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla”, pentitisi tra fine 2023 e gennaio 2024 “che erano ritenuti del gruppo Sinesi. Fecero un in­contro coi fratelli Francavilla e strinsero un accordo sui traffici di droga. Rodolfo Bruno”, pre­sunto cassiere del clan Moretti ucciso in città il 15 novembre 2018 “da cui anche io mi rifor­nivo di droga, aveva stretto un accordo con i Sinesi/Francavilla per gestire il traffico di cocaina. I referenti del clan Sinesi/Fran­cavilla erano Alessandro Apri­le” condannato a 20 anni in pri­mo grado nel processo abbrevia­to “e Antonio Salvatore detto ‘La­scia lascia’”, uno dei 19 imputati del processo in corso a Foggia.

Raduano non vedeva di buon oc­chio, eufemismo, proprio Salva­tore. “Quando ancora facevo par­te del clan Li Bergolis, Miucci mi disse che Salvatore a cui lui te­neva tanto, era uno del gruppo di fuoco per conto di Emiliano Francavilla. Quando uccisero nel settembre 2016 mio cognato Gianpiero Vescera, passai con i Romito. E uno dei nostri obiet­tivi di cui si parlava sempre tra i Moretti e i Romito, era proprio questo ‘Lascia lascia’ perché fa­ceva parte del gruppo di fuoco dei nostri nemici e doveva essere ammazzato, nell’ottica che van­no tolti di mezzo quelli bravi a sparare.

Venimmo anche a co­noscenza che era uno degli ar­tefici della progettazione dell’omicidio di Rocco Moretti. Io poi in particolare ce l’avevo con Salvatore perché seppi che fornì auto e armi a Girolamo Per- na” (alleato dei Li Bergolis am­mazzato dal clan Raduano a Vie­ste nell’aprile 2019) “per compie­re il mio omicidio. Così c’erano due foggiani che monitoravano Salvatore, notiziandoci ogni set­timana dei suoi spostamenti. Noi aspettavamo il momento in cui ci avrebbero dato indicazioni per agire, per ammazzarlo.

Ce ne do­vevamo occupare io, il mattina­tese Francesco Scirpoli e il man­fredoniano Pietro La Torre. Di concreto però non facemmo nul­la, anche se mettemmo delle bacchette” (osservatori) “a guardar­lo perché in quel periodo Sal­vatore si recava in una comunità di recupero per tossicodipenden­ti. Poi però non c’è andato più, non so se aveva fiutato qualcosa. Però Rodolfo Bruno non ce lo voleva far ammazzare, perché era tipo per la pace”.

ERA DETENUTO – Salva­tore respinge le accuse; ieri ha chiesto ai giudici di essere messo a confronto con Raduano e altri 2 pentiti garganici interrogati nel­le precedenti udienze, il viestano Gianluigi Troiano e il montana­ro Matteo Pettinicchio ex brac­cio destro di Miucci. Raduano sostiene d’aver incontrato Sal­vatore a Foggia tra febbraio 2017 e agosto 2018, quando si recava nel capoluogo per vedersi con Rodolfo Bruno da cui il suo grup­po acquistava droga. Però, ribat­te l’aw. Claudio Cafra difensore di Salvatore, nel periodo indica­to dal pentito, Salvatore era de­tenuto in carcere e, ai domici­liari. Raduano, rispondendo poi alle domande dell’avv. France­sco Santangelo difensore di Roc­co Moretti junior, ha parlate dell’agguato da lui subito a Vieste il 21 marzo 2018 per il quali sono stati condannati due compaesani (i cugini Iannoli) alleati del clan Li Bergolis. Raduano ha detto che nonostante fosse rimasto ferito, si muoveva comunque tant’è che in quel periodo commise anche un omicidio, senza rivelare quale perché su questo delitto c’è ancora il segreto istruttorio.

gazzettacapitanata

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