L’obiettivo è quello di costruire un futuro sostenibile delle zone umide e della fascia costiera sipontina affacciata sul golfo adriatico. In tal

L’obiettivo è quello di costruire un futuro sostenibile delle zone umide e della fascia costiera sipontina affacciata sul golfo adriatico. In tal senso c’è un significativo impegno per la rigenerazione degli ecosistemi locali. E’ stato appena finanziato dalla Regione Puglia che aveva emesso specifico bando, con un milione e cento mila euro, un progetto, coordinato dall’amministrazione comunale, con la partecipazione di esperti tecnici e associazioni ambientaliste, mirata ad aumentare la copertura vegetale e creare connessioni ecologiche per rendere il territorio più resiliente e vivibile.
Gli interventi progettati prevedono il consolidamento dei sistemi dunari, la ricostruzione della vegetazione tipica della macchia mediterranea e la rinaturalizzazione delle aree degradate, utilizzando tecniche di ingegneria naturalistica e architettura del paesaggio. In particolare, sono previsti lavori per la tutela e la valorizzazione delle componenti naturalistiche e paesaggistiche costiere; l’incremento delle continuità ecologica della costa per contrastare la frammentazione e la perdita della biodiversità; la riduzione delle superfici impermeabili e aumento delle coperture a verde; il potenziamento della resilienza dell’ecotono costiero e delle connessioni tra costa e aree naturalistiche dell’entroterra; la rimozione di elementi detrattori e infrastrutture incompatibili con l’ambiente costiero.
Un lavoro in tre step: al primo “Infrastrutturazione verde e Nature Based Solutions in ambito urbano e preurbano” già finanziato, sono connessi “Attuazione della rete ecologica regionale” e “Riqualificazione ecologica della fascia costiera”, ben piazzati nella graduatoria regionale dell’avviso pubblico “Programma Regionale Puglia FESR-FSE+ 2021-2027, Priorità II Economia verde”. A differenza di approcci frammentati spesso orientati alla realizzazione di singoli interventi scollegati fra loro – rilevano i progettisti – le tre proposte presentate dal Comune di Manfredonia si fondano su una visione di pianificazione strategica e integrata del territorio, maturata nel tempo attraverso un lavoro continuativo di confronto con associazioni ambientaliste, istituzioni e portatori di interessi locali. Progettualità che risultano perfettamente coerenti con tutte le azioni di pianificazione in corso di elaborazione, e in particolare con il redigendo PUG che prevede un complesso programma di interventi urbanistici e infrastrutturali finalizzati a creare una fascia protettiva tra l’abitato e queste delicate aree periurbane con finalità paesaggistiche e naturalistiche.
Un deciso recupero ambientale ancorché storico dal momento che quel fronte costiero ai margini della linea mutevole del profilo del golfo, fino al Settecento era praticamente spopolato, inabitabile, costellato di paludi ultimi residui di quella laguna navigabile incuneata nell’entroterra e sulla quale operava il porto di Arpi, come ricorda il toponimo di un rione della moderna Foggia. Un processo di interramento continuo favorito dalle massicce opere di bonifica che hanno recuperato all’agricoltura larghe distese dell’entroterra, riducendo sempre più l’estensione delle paludi che tuttavia creavano gravi problemi ambientali che hanno impedito per secoli la presenza umana. La “malaria” imperversava, annoverata anche tra le cause che hanno determinato lo spopolamento dell’antica Siponto. Un morbo che solo nei primi decenni del Novecento venne debellato consentendo la coltivazione di una vasta area ancora oggi indicata come “Paludi sipontine”.
Sono rimaste le “zone umide”, perifrasi di paludi, e mantenute con grandi cure come fonti di approvvigionamento di acque utili all’agricoltura. Emblematica di tale situazione l’Oasi Lago salso, ultimo residuo di circa cinquecento ettari di pantano, dei laghi Contessa e Verzentino e del Pantano Salso che occupavano migliaia di ettari. Ma anche questo ultimo ritaglio umido di un territorio trasformatosi naturalmente e sul quale ora interviene la mamo dell’uomo per regolarne lo stato e consentirne l’uso.
Il progetto in procinto di essere avviato, si concentra su ambiti cardine completamente pubblici, e cioè: connessione ecologica alla foce del Candelaro; area strategica tra Oasi Laguna del Re e pineta costiera di Siponto con modellazioni morfologiche per ampliare la zona umida esistente, creazione di una isola fluviale alla foce del Candelaro utile all’avifauna e alla lontra, piantumazione di macchia mediterranea, chiusura dell’accesso carrabile alla foce per ridurre il disturbo antropico; Area un tempo destinata alla vallicoltura e oggi caratterizzata da vasche depresse con riconversione in prati allagati alimentati per gravità dal canale dell’idrovora, utilizzo delle tre vasche esistenti con nuove paratoie e scarichi regolabili, creazioni di habitat idonei a specie animali, prevenzione incendi grazie alla presenza di umidità. Laguna di Ippocampo e fascia frangivento tra Cervaro e Carapelle, recupero dei tratti degradati consolidando la struttura vegetale, rimozione/rinaturalizzazione del depuratore dismesso.
Michele Apollonio



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