Immondizia anche nell antica area portuale di siponto

I rifiuti di ogni genere sono uno degli assilli più pericolosi e malefici che incombono sul territorio cittadino e campestre. Se ne trovano dapper

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I rifiuti di ogni genere sono uno degli assilli più pericolosi e malefici che incombono sul territorio cittadino e campestre. Se ne trovano dappertutto abandonati senza alcun ritegno. Spesso si tratta di vere e proprie discariche che appestano suolo e aria. Nonostante vi sia un servizio di raccolta immondizia che funziona se considerato secondo i canoni ordinari predisposti dall’Azienda servizi ecologici. Certamente da migliorare ma pur sempre un servizio attivo che andrebbe anche meglio di quanto non appaia se “gli incivili” come vengono definiti quei cittadini che abbandonano sacchetti di immondizia dappertutto, si convertissero alla civiltà.
Fioccano le denunce di ritrovamenti di rifiuti nei luoghi più assurdi. Non ultimo quello dell’area portuale dell’antica Siponto. «Il luogo dove sorgeva – scrive Alberto Danti nel volume “Siponto antica” a cura di Marina Mazzei – in età classica un importante scalo lagunare attestato anche da alcune fonti storiche, impostato certamente all’interno della laguna formatasi proprio in quell’epoca. Il porto svolse – afferma Danti – una intensa attività durante l’epoca imperiale, tardoantica e medievale».
L’area portuale in questione si trova a valle della ferrovia che corre verso Manfredonia, e segna il limite dell’area sulla quale sono in corso gli scavi archeologici condotti dall’Università di Foggia e Bari. Non è pertanto interessata, almeno per il momento, a nessun progetto di intervento archeologico. E’ occupata da un colono che la usa come deposito di rifiuti come mostra la fotografia che la giriamo direttamente all’assessora all’ambiente Annarita Valentino che va svolgendo una accorata serie di accurati interventi di contrasto all’abbandono indiscriminato dei rifiuti in città e fuori, e di pulitura dei canali e canaloni che attraversano il territorio con l’introduzione di apparecchiature elettroniche di rilevamento degli incoscienti che si prendono la briga di andare a depositare i propri rifiuti nei posti più impensati anziché di usare i dispositivi predisposti dall’Ase.
Naturalmente la segnalazione vale anche per la Soprintendenza archeologica perché intervenga opportunamente nel contesto del realizzando Parco archeologico di Siponto. «All’interno di quest’area – rileva Alberto Danti – sono presenti diversi edifici che, per la loro posizione e soprattutto per la tecnica costruttiva, possono essere attribuibili a opere portuali». Non si esclude che possano essere opere in continuazione di quelle emerse oltre la ferrovia in un’area che gli archeologi impegnati negli scavi Giuliano Volpe, Roberto Goffredo e Maria Turchiano, hanno indicato come “portuale” rappresentata da strutture definite “magazzini portuali”.
Ma c’è di più. Nella stessa area si trova «una importante opera idraulica consistente in bacino di raccolta di acque sorgive e in canalizzazioni a esso relative» scrivono nel citato volume della Mazzei, Gabriella Greco e Anna Misiani. Un sistema idraulico imperniato su «una vasca rettangolare di cui allo stato attuale (1999, ndr) si conservano tutte le pareti e sul lato orientale, l’imposta della copertura a volta».
All’interno del bacino vi sono almeno tre scaturigini attive e da almeno tre lati del bacino si diramano canalizzazioni funzionali all’immissione ed emissione delle acque provenienti dalle sorgenti. Un acquedotto. Le caratteristiche architettoniche del monumento di tipo romano, e la funzione di conserva delle acque, fanno pensare ad un uso pubblico.
Impianto che non è stato mai preso in considerazione ai fini storici-archeologici, e che potrebbe, in considerazione della penuria di acqua, essere vagliato come tale ancora oggi.
Michele Apollonio

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