A Siponto germoglia l archelogia della Soldrieta

La quinta campagna di scavo nell’area archeologica di Siponto si è conclusa con un bilancio oltremodo positivo. I numeri di sintesi del gran lavor

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La quinta campagna di scavo nell’area archeologica di Siponto si è conclusa con un bilancio oltremodo positivo. I numeri di sintesi del gran lavoro svolto da una squadra di oltre 70 giovani archeologi o aspiranti tali, guidati dai professori Giuliano Volpe di UNIBA, Roberto Goffredo e Maria Turchiano di UNIFG, sono quanto mai espressivi di un’area archeologica ricca di testimonianze della città romana e medievale con un accenno al futuro con la cattedrale “immaginaria” Tresoldi. E dunque: 750 unità stratigrafiche, 82 sepolture-scheletri indagati, 73 cassette di materiali, 8845 foto per un totale di 164GB, 2278mq di superficie scavata, 5859m3 di volume di terra, 1188 ettari di superficie esplorata per un totale di 405.000 passi, 157 Unità Topografiche individuate, 2186 punti battuti con differenziale.
Ma non solo scavi e ricostruzione di un passato glorioso e ricco di avvenimenti che hanno fatto la storia non solo di quel luogo. A Siponto si è sperimentato la visione di un mondo interetnico attraverso una serie di iniziative tessute intorno al progetto “Patrimonio culturale e comunità in trasformazione”. Una iniziativa che ha voluto andare oltre la conoscenza del passato e proiettarsi nel futuro. La ricerca di una risposta alla domanda «Che ruolo può avere il patrimonio archeologico in un mondo attraversato da guerre, esodi e fratture identitarie?».
A porla e a stabilire una serie di attività operative per impostare una risposta, è l’archeologo di grande esperienza Giuliano Volpe in un articolo su Repubblica Bari, che si richiama alla Convenzione di Faro «che definisce – ricorda – il patrimonio culturale non come semplice eredità materiale, ma come diritto e spazio di relazione. Un diritto che, nel contesto attuale – esemplifica – deve fare i conti con disuguaglianze profonde: migranti, rifugiati, adulti con bassi livelli di scolarizzazione, soggetti fragili sono spesso esclusi dai processi di fruizione culturale».
Il concetto di fondo sviluppato è quello di ribaltare il rapporto tra persone e monumenti. «Non si parte – indica Volpe – dai monumenti per coinvolgere le persone, ma si parte dalle persone per dare nuovo senso ai monumenti».
Di qui il progetto “Patrimonio culturale e comunità in trasformazione” promosso dall’Università di Bari e sviluppato in collaborazione con il Cpia (Centro provinciale per l’istruzione degli adulti) di Manfredonia, Caritas Diocesana, MedTraining, ArcheoSipontum, con la responsabilità scientifica del professore Volpe e il prezioso e determinante coordinamento della sociologa Elena Carletti e dell’archeologa Velia Polito dell’UNIBA.
L’obiettivo è stato quello di «consolidare un modello innovativo di archeologia pubblica in grado di trasformare il sito archeologico in un cantiere di costruzione di comunità, memorie condivise e cittadinanza».
Fulcro del creativo progetto, i laboratori tematici attraverso i quali i partecipanti hanno potuto esprimere e fondere esperienza archeologica e narrazione personale. Una sperimentazione straordinaria, animata da gruppi di partecipanti provenienti da Afghanistan, Ucraina, Romania, Siria, Nigeria, Marocco, Ghana, Bangladesh, Pakistan, Perù, Repubblica Dominicana. «A partire dall’osservazione della stratigrafia del sito – annota compiaciuto Volpe – sono state ricostruite proprie “stratigrafie di vita” reale: memorie, radici, lacerazioni, viaggi. Lo scavo archeologico come metafora potente dell’identità in costante movimento e trasformazione».
Singolare tra le altre semplificazioni emerse, la sovrapposizione delle rotte che si dipartivano da Siponto che con le merci trasferivano anche idee e civiltà, con quelle drammatiche di oggi dei migranti.
Di queste esperienze edificanti si fa sintesi il podcast “Le voci di Siponto”, una audioguida diversa scritta, interpretata e registrata dai partecipanti al laboratorio, in collaborazione con il Cpia di Manfredonia: un tour virtuale degli scavi archeologici di Siponto. Ciascuna delle cinque puntate, parte da un luogo simbolo di quelli portati in superficie dagli scavi, vale a dire anfiteatro, cimitero, domus, porto, basilica. «Un archivio di storie di vita intrecciate alle memorie del sito che ha stimolato competenze linguistiche, digitali e narrative, valorizzando la pluralità dei linguaggi» annota l’archeologo Volpe che riporta un pensiero dell’afgano Shakeeb: «Dalle profondità della terra, Siponto nasce per unire il mondo. Ogni pietra racconta una storia di pace e convivenza. La pace e la collaborazione tra i popoli sono il più grande patrimonio dell’umanità».
Ecco perché il Parco archeologico di Siponto deve essere portato a compimento ed essere offerto alla visita, alla considerazione, alla riflessione delle genti. Un luogo di memoria, dialogo, cittadinanza.
Michele Apollonio

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