Il Parco archeologico di Siponto si va sempre più qualificando come un sito di grande interesse storico e culturale con sostanziali prospettive tu

Il Parco archeologico di Siponto si va sempre più qualificando come un sito di grande interesse storico e culturale con sostanziali prospettive turistiche. La campagna di scavi appena terminata, la quinta della serie mensile, ha convalidato in pieno quanto gli archeologi delle Università di Foggia (Roberto Goffredo e Maria Turchiano) e di Bari (Giuliano Volpe) avevano rappresentato attraverso le prospezioni elettromagnetiche a loro volta confermando quanto gli storici hanno doviziosamente raccontato dell’antica città romana e medievale di Siponto.
Quanto fin qui riportato alla luce, attesta l’importanza di una città che per quindici secoli, a partire dal Secondo a.C., ha costituito un autorevole punto di riferimento economico, sociale e politrico, nel Mediterraneo. Ma c’è ancora tanto da estirpare dall’oblio del tempo. Un lavoro certosino e impegnativo che non può essere relegato a quel mese all’anno che viene concesso per operare in quell’area articolata in complessi reticoli urbanistici sovrapposti straordinariamente singolari.
Il sito archeologico di Siponto è una realtà acquisita che va considerata come una delle componenti straordinarie e prestigiose del patrimonio culturale italiano che va pertanto supportato con i mezzi necessari, finanziari e tecnici, perché venga definito come “Parco archeologico” a disposizione degli studiosi e del pubblico. Oltre che gli aspetti archeologici, sono da mettere a punto servizi e interventi urbanistici di supporto all’area che si apre ad un paio di chilometri ad ovest di Manfredonia e al disopra della Siponto moderna. Servizi e interventi urbanistici per i quali ci sono i progetti ma che giacciono da anni confinati nel dimenticatoio.
Le annuali open day del Parco, affollatissimi di visitatori entusiasti: l’afflusso della gente ha evidenziato le pericolose crepe nel sistema organizzativo. A cominciare dai parcheggi, praticamente inesistenti. Assurda la storia di un terreno adiacente al Parco archeologico bloccato inopinatamente da qualche lustro in quanto area demaniale “agro-silvo-pastorale”, eppertanto non si è potuto realizzare il progetto di parcheggio pronto da tempo. Una situazione incredibile sbloccata in extremis dal consiglio comunale che ha votato a maggioranza una delibera proposta dall’assessora al bilancio Cecilia Simone, con la quale si sdemanializza quel terreno. Ora si spera si metta mano alla realizzazione del parcheggio.
In lista d’attesa per essere adeguatamente sistemato, è anche il tratto di ex statale, oggi Viale Di Vittorio, che va dal bivio per Siponto al bivio per Zapponeta. E’ il percorso del “decumano massimo” di Siponto, la strada principale dell’antica città. Una arteria oggi asfaltata che separa il sito archeologico in due parti: quella a monte identificata con l’anfiteatro romano, e quella a valle caratterizzata dalle strutture portuali. La prospettiva indicata è quella di restituirla alla sua antica funzione. C’è naturalmente il progetto che prevede la sua chiusura al traffico con deviazione del traffico dalla SS89 sulla estramurale con ingresso in città all’altezza del bivio per Siponto ove è prevista una rotatoria.
Oltre a razionalizzare il traffico in entrata e in uscita in città, il recupero di quel tratto di strada e la restituzione alla sua funzione originaria, consentirebbe di dare continuità e valore alla città archeologica. Sotto quel lungo tratto di strada si nascondono peraltro interessanti pezzi della Siponto antica. Nel corso dei recenti lavori per gli interventi sulla condotta fognaria, sono emersi ed evidenziati tracce di muri di costruzioni sipontine.
Senza dimenticare le dotazioni di servizio all’area archeologica, come ad esempio i locali funzionali allo studio, ai laboratori per l’analisi dei reperti rinvenuti nel corso degli scavi. E tanto altro.
Insomma, se del sito archeologico di Siponto si vuole parlare in maniera compiuta e concreta, è tempo di pensare senza indugi e dimenticanze, oltre che ad assicurare lo sviluppo dell’area archeologica, a predisporre tutte quelle misure di servizio e strutture di supporto necessarie a fare del Parco archeologico una meta ambita razionalmente accessibile. Il coerente riassetto di quell’area è opera essenziale a servizio del Parco archeologico ma anche di Manfredonia. Il rischio, purtroppo usuale, da evitare è quello di vedere aggiungersi alla polvere del tempo quella dell’incuria moderna.
Michele Apollonio

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