Nel nuovo rapporto Ecosistema Urbano 2025 di Legambiente, le città pugliesi e lucane restano in coda alla classifica nazionale delle performance a

Nel nuovo rapporto Ecosistema Urbano 2025 di Legambiente, le città pugliesi e lucane restano in coda alla classifica nazionale delle performance ambientali. Perdite idriche record, mobilità ferma e poco verde urbano: così il Sud paga il prezzo della mancata transizione ecologica.
La 32a edizione di Ecosistema Urbano, il rapporto annuale di Legambiente, in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, fotografa ancora una volta un Mezzogiorno in difficoltà sul fronte della sostenibilità urbana.
Le città della Puglia continuano a occupare le posizioni più basse della classifica nazionale, con criticità diffuse su qualità dell’aria, rete idrica, gestione dei rifiuti e mobilità sostenibile.
Bari la migliore del Sud, ma ancora lontana dagli standard europei
Tra i capoluoghi pugliesi e lucani, Bari si conferma la città più virtuosa del Mezzogiorno, in 76ª posizione su 106, con un punteggio del 48,54%. Un risultato solo lievemente sopra la media nazionale (54,24%), ma comunque lontano dalle prime della classe: Trento (79,78%), Mantova (78,74%) e Bergamo (71,82%).
Nel dettaglio:
Perdite idriche ancora elevate, oltre il 30% dell’acqua potabile dispersa prima di arrivare ai rubinetti;
Tasso di motorizzazione tra i più alti d’Italia, circa 68 auto ogni 100 abitanti;
Verde urbano limitato a 8,7 metri quadrati per abitante, uno dei valori più bassi tra i capoluoghi metropolitani;
Raccolta differenziata ferma al 55%, sotto l’obiettivo di legge del 65%;
Fonti rinnovabili ancora marginali, con pochi impianti fotovoltaici pubblici.
Bari mostra dunque segnali di miglioramento, ma la strada verso una vera transizione ecologica resta lunga.
Le altre città: Puglia in coda
Foggia si colloca 91a con un punteggio di 42,72%, tra le peggiori in Italia;
Taranto è 82a con 46,11%;
Lecce e Brindisi si attestano nella fascia medio-bassa, con dati stabili ma senza progressi significativi;
Potenza è 84a con 45,62%;
Matera scende al 92° posto con 41,99%, risultando tra le città più arretrate del Paese.
Rete idrica e acqua: dispersione e inefficienza
Il rapporto segnala perdite idriche superiori al 25% in quasi tutti i capoluoghi pugliesi. Foggia e Taranto restano le più colpite, mentre Bari e Lecce registrano valori solo leggermente migliori.
Mobilità e trasporto pubblico: il dominio dell’auto
Con oltre 68 auto ogni 100 abitanti, la Puglia è tra le regioni più motorizzate d’Italia. Le piste ciclabili e le aree pedonali sono in diminuzione, e i dati sul trasporto pubblico urbano restano deludenti: Foggia e Taranto figurano tra le peggiori in Italia per numero di passeggeri trasportati. Anche Bari, pur investendo in nuove linee e bus ecologici, non riesce ancora a ridurre in modo significativo l’uso dell’auto privata.
Rifiuti: raccolta differenziata lontana dagli obiettivi
Foggia e Taranto si confermano tra i capoluoghi con le percentuali più basse di raccolta differenziata. La produzione di rifiuti resta elevata in tutte le città pugliesi e lucane, mentre la differenziata media regionale non raggiunge la soglia del 65%. Solo Lecce mostra un leggero incremento, ma resta sotto gli standard nazionali.
Verde urbano e alberature: città ancora troppo grigie
Il verde urbano è una delle principali carenze del Sud. Bari offre appena 8,7 m² di verde accessibile per abitante, mentre Taranto, Brindisi e Lecce si collocano nella fascia “sufficiente”, ma lontane dagli standard europei.
Qualità dell’aria: smog e ozono sopra i limiti
Nessun capoluogo del Sud rispetta pienamente i valori guida dell’OMS. Matera, Potenza e Foggia compaiono tra le città con i peggiori livelli di ozono (O₃) e polveri sottili (PM10 e PM2,5), mentre le centraline dell’Arpa Puglia segnalano frequenti sforamenti di biossido di azoto (NO₂), soprattutto nelle aree urbane più trafficate.
Energia e rinnovabili: un potenziale ancora inespresso
Nonostante l’abbondanza di sole e vento, i capoluoghi meridionali restano in forte ritardo sulla produzione di energia da fonti rinnovabili. Anche Bari e Potenza non raggiungono la soglia minima considerata virtuosa, con un impiego ridotto di impianti fotovoltaici pubblici. Legambiente parla di un “potenziale inespresso” per le comunità energetiche e la decarbonizzazione urbana.
Il Sud fatica a tenere il passo
Il quadro delineato da Ecosistema Urbano 2025 è quello di un Sud che fatica a tenere il passo della transizione ecologica. Tra reti idriche colabrodo, mobilità ferma, verde urbano scarso e rinnovabili sottoutilizzate, Bari rappresenta un timido segnale di ripartenza, ma il ritardo strutturale resta profondo. Per Legambiente, è necessario un piano straordinario di investimenti ambientali e infrastrutturali per trasformare le città del Mezzogiorno in veri laboratori di sostenibilità.

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