Puglia prima per indice di povertà relativa

Un quadro preoccupante sull’indice di indebitamento con banche e finanziarie dei pugliesi emerso recentemente da un’elaborazione de il Sole 24 Ore

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Un quadro preoccupante sull’indice di indebitamento con banche e finanziarie dei pugliesi emerso recentemente da un’elaborazione de il Sole 24 Ore basata su dati Istat 2023 sempre da una rilevazione Istat dedicata alla povertà in Italia si rileva che tra il 2023 ed il 2024 la Puglia ha superato la Calabria per incidenza della povertà relativa ed è prima assoluta in Italia.In questa rilevazione si li legge che, a livello nazionale, nel 2024 l’incidenza della povertà relativa è pari al 10,9%, una media che si ottiene tenendo conto che al Nord è pari al 6,6%, al Centro è il 6,5% e nel Mezzogiorno è del 20%.Come citato, la Puglia è al primo posto col 24,3%, un dato in peggioramento netto rispetto al 2023 quando era il 22,3. Al secondo posto c’è la Calabria col 23,5% (era il 26,8%). Al terzo posto c’è la Campania col 20,8% (era il 21,2). Questa è l’ultima regione del Mezzogiorno che supera la media dell’area. Infatti poi troviamo: Sicilia (19,1%), Sardegna (17,3) Molise (16,1) Basilicata (13,1% ed era il 17% nel 2023) e, infine, l’Abruzzo col 10%.Il riferimento di questa rilevazione non è la povertà assoluta, intesa come la condizione delle famiglie che non riescono proprio a soddisfare nemmeno i bisogni essenziali ma la povertà relativa ossia la situazione in cui si ritrovano quelle famiglie in cui c’è almeno un salario derivante da lavoro ma che risultano in grave affanno in quanto non arrivano alla fine del mese a causa dell’aumento del costo della vita e al mancato adeguamento dei salari (fermi da almeno 30 anni) agli effetti del carovita.Nel 2024 – spiega l’Istat – la soglia di povertà relativa familiare (per una famiglia di due componenti) è pari a 1.218,07 euro mensili (era 1.210,89 euro del 2023). Se i componenti sono tre la linea di povertà è a 1.620,03 euro. E così via, fino ai 2.631,03 euro di una famiglia di 6 persone.Il quadro è davvero, più che allarmante, inquietante perché viene fuori una enorme quantità di lavoratori che non riesce a vivere dignitosamente e ciò vale anche per chi ha un posto fisso e con un buon inquadramento.«Segnali di persistente disagio economico – segnala Istat – ci sono per le famiglie con persona di riferimento lavoratore dipendente (10,8%) e, soprattutto, per le famiglie con il capo famiglia inquadrato come operaio o assimilato (18,5% a livello nazionale, 28,9% nel Mezzogiorno)». Il 27,2% di loro ha la licenza media, ma c’è anche un 11,5% che ha diploma e laurea.Colpisce che ci sono famiglie in povertà relativa in cui chi porta i soldi a casa ha un impiego come «dirigente quadro e impiegato» (il 10,5%) oppure, come detto, come «operaio e assimilato» (28,9%) o come «imprenditore e libero professionista» (6,9%).La classe media non esiste quasi più per quanto sia schiacciata verso la linea della povertà. E più aumentano le famiglie colpite da povertà relativa più si incrementa l’indice di indebitamento delle stesse poiché fanno ricorso all’aiuto di prestiti e mutui .

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