ATTENTI AI NUOVI NEI: IN 3 SU 4 IL MELANOMA NASCE COSÌ. IL METODO «ABCDE» PER VERIFICARLI

In 20 anni casi più che raddoppiati. Il più letale tumore cutaneo è diventato anche uno dei più diffusi, il terzo per frequenza prima dei 50 anni.

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In 20 anni casi più che raddoppiati. Il più letale tumore cutaneo è diventato anche uno dei più diffusi, il terzo per frequenza prima dei 50 anni. Riconoscere il «brutto anatroccolo» per salvarsi la pelle (e la vita).

È il cancro della pelle più pericoloso, il melanoma. Colpisce una popolazione mediamente giovane rispetto alla maggior parte degli altri tumori, tanto che negli under 50 è la terza neoplasia più frequente. Ed è in aumento, specie fra i giovani: in 20 anni i casi sono più che raddoppiati.C’è però una buona notizia: se diagnosticato per tempo, il melanoma può guarire definitivamente con la sola asportazione chirurgica. Ecco perché guardarsi la pelle con attenzione può salvare la vita, facendo attenzione a cambiamenti o stranezze che interessano nei «vecchi», già presenti da tempo, ma anche a quelli più recenti: la grande maggioranza dei melanomi non nasce infatti da nei preesistenti, ma da lesioni e macchie nuove.«Uno studio pubblicato sul Journal of American Academy of Dermatology ha dimostrato che il 70% dei casi di melanoma insorge come una nuova lesione sulla pelle sana e non da nei già presenti – dice Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma -. I ricercatori hanno preso in esame i risultati di 38 studi clinici e oltre 20mila casi di melanoma: ne è risultato che meno di un terzo dei melanomi insorge da nei preesistenti, mentre la grande maggioranza di essi si manifesta come nuova lesione pigmentata su pelle sana. La ricerca ha inoltre mostrato come i melanomi originati dai nei preesistenti siano mediamente più sottili e pertanto meno aggressivi». Cosa bisognerebbe fare, allora? «Prestare attenzione ai nei – risponde l’esperto -: se cambiano di colore o forma o dimensione bisogna farli vedere a un medico, così come è ben mostrare al dermatologo un “brutto anatroccolo”, cioè un neo strano, diverso da tutti gli altri, magari comparso di recente».Se ne è parlato nei giorni scorsi a Napoli durante «We in Action», evento multidisciplinare dedicato alla prevenzione e alle nuove frontiere nella lotta contro i tumori cutanei: il metodo più semplice per «salvarsi al pelle» è quello noto, in tutto il mondo, come ABCDE, uno schema in cinque punti molto semplice: «A sta per asimmetria, B per bordi, C per colore, D per diametro ed E per evoluzione – spiega Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto Tumori Pascale di Napoli -. Se uno di questi aspetti muta è meglio non temporeggiare e rivolgersi a un dermatologo. Meglio sarebbe anche, oltre a ispezionarsi la pelle da soli, farlo in coppia con il partner o un amico, in modo da poter osservare bene anche zone più  nascoste». Il melanoma, infatti, compare più spesso sulle gambe (nelle donne) e sul tronco (negli uomini), ma può anche interessare mani, piedi, cuoio capelluto (specie nelle persone calve), zone genitali e persino l’interno della bocca o dell’occhio.

Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione ancora in pochi, specialmente nella popolazione giovanile, seguono quelle ormai note regole di buon senso necessarie per proteggere la pelle dai danni causati dall’esposizione incontrollata alle radiazioni ultraviolette. È ormai noto che i raggi UV danneggiano il Dna delle cellule della pelle e causano mutazioni genetiche che, nel lungo periodo, possono portare alla formazione di un tumore della pelle, anche se spesso il melanoma compare in zone generalmente meno esposte al sole (come il tronco o la pianta dei piedi). È in parte anche qui che vanno cercate le spiegazioni per i casi in costante aumento: negli ultimi 20 anni in Italia siamo passati da 6mila nuove diagnosi nel 2004 a 15mila nel 2024. Tanto che lampade e lettini abbronzanti sono stati inclusi nell’elenco delle sostanze cancerogene per l’uomo e in Italia sono vietati ai minorenni. A rischiare di più un melanoma sono le persone che appartengono al fototipo cutaneo chiaro (occhi, pelle e capelli chiari), spesso con lentiggini, capelli biondi o rossi, cute molto sensibile al sole. Ha maggiori probabilità anche chi ha numerosi nei congeniti o acquisiti, specie se di grandi dimensioni.

«Serve uno sforzo congiunto, un lavoro di squadra, affinché venga garantita alla popolazione l’accesso a uno screening annuale che preveda il controllo della pelle nei casi a rischio – conclude Ascierto -. Lo screening di popolazione per la diagnosi precoce è l’arma più potente contro il melanoma, un tumore che, se identificato in fase iniziale, ha una probabilità di guarigione superiore al 90%. Identificare i nei sospetti e le lesioni in fase iniziale, quando sono ancora sottili e non hanno invaso i linfonodi o altri organi, è fondamentale». Questo non significa soltanto più vite salvate, ma anche risparmi per il Servizio sanitario nazionale: un melanoma diagnosticato precocemente permette infatti di ridurre il ricorso a costosi trattamenti che, nei casi più gravi, diventano necessari per contrastare la malattia.

corrieredellaserA

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