Ci sarà anche Edipo, il vegliardo orbo tramandatoci dalla omonima tragedia composta nel lontano 406 a.C., da Sofocle, uno dei più grandi tragediog

Ci sarà anche Edipo, il vegliardo orbo tramandatoci dalla omonima tragedia composta nel lontano 406 a.C., da Sofocle, uno dei più grandi tragediografi di ogni tempo, tra i “visitatori” che affluiranno al Parco archeologico di Siponto, domenica 5 ottobre, in occasione della Open Day dedicata all’archeologia sipontina. Una presenza virtuale, ovviamente, nella magica reincarnazione teatrale della Compagnia Theatron – Teatro Antico dell’Università la Sapienza di Roma.
Un omaggio a Siponto, alla sua storia, a quello che va emergendo e restituendo alla cultura, alla conoscenza di una lunga epoca nella quale è accaduto di tutto, un prestigioso contributo alla divulgazione di un sito di forte interesse scientifico. Un’antica tragedia, Edipo a Colono seguito di Edipo Re, un classico del teatro greco diffusamente rappresentato, che approda a Siponto nella produzione del Teatro Antico della Sapienza, per il coordinamento di Anna Maria Belardinelli, professore ordinario di Filologia classica all’Università di Roma “Sapienza”. In scena ventidue studenti della Sapienza in costumi storici, diretti da Adriano Evangelisti.
Lo spettacolo “Edipo a Colono” (alle 16,30) fa parte di un cartellone di attività che animeranno l’area degli scavi di Siponto condotti dalle Università di Bari e di Foggia, con la direzione dei professori Roberto Goffredo, Maria Turchiano (Unifg) e Giovanni De Venuto, Giuliano Volpe (Uniba), su concessione del Ministero della Cultura, e la collaborazione di numerosi enti, istituzioni e associazioni e realtà culturali. Domenica prossima il grande pubblico potrà accedere alla Open day patrocinata dal Comune di Manfredonia e dalla Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Per l’occasione il tratto di strada prospiciente al Parco archeologico, sarà chiuso al traffico e reso pedonabile. Si tratta del decumano dell’antica Siponto che, oggi come allora, divide la città di Siponto in due: i progetti del Parco futuro prevedono di integrarlo nell’area archeologica.
Dello stato dell’arte degli scavi che si conducono da cinque anni ma solo per un mese all’anno, parleranno i responsabili degli scavi nell’incontro fissato per le 11,30 con le autorità e la stampa. Un momento di dovuta riflessione in prospettiva futura di un’area archeologica che ha dimostrato di poter essere annoverata tra quelle più in vista, che si ritrova alla svolta decisiva per il suo assetto definitivo. Quel che i visitatori potranno osservare nel corso dei sopralluoghi guidati dai professori e dagli studenti impegnati negli scavi, è soltanto la minima parte di quello che la coltre del tempo nasconde sotto di sé.
Uno scenario antico che sarà reso più percettibile dal pubblico dai tanti allestimenti richiamanti antiche pratiche e animate dai personaggi dell’epoca interpretati dalle associazioni di rievocazione storica del Palio delle Contrade di Manfredonia e degli Imperiales Frederici II di Foggia. La musica affidata al celebre gruppo di musica popolare del Rione Junno di Monte Sant’Angelo.
Sarà l’Open day del Parco archeologico di Siponto un momento di riflessione, di presa d’atto di una realtà che guarda lontano. «La risposta crescente di scuole, cittadini, associazioni e istituzioni – realizzano i professori Goffredo e Turchiano della Università di Foggia – conferma che l’archeologia, quando è condivisa, diventa un patrimonio collettivo e uno strumento di coesione. L’entusiasmo degli studenti universitari e delle realtà associative che animano le giornate di scavo e di rievocazione storica è per noi un segno tangibile di quanto Siponto non sia solo un sito archeologico, ma anche un laboratorio aperto, dove ricerca scientifica, educazione al patrimonio culturale e valorizzazione camminano insieme. Il nostro impegno è che questo percorso continui a crescere, rafforzando il dialogo tra comunità, istituzioni e mondo accademico e aprendo sempre di più il cantiere di scavo a chi vuole comprendere e vivere la storia».
Michele Apollonio



COMMENTI