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UNA FESTA per l’adesione alla guerra. Il 15 giugno 1915, a Manfredonia si è riunita «nel gransalone delle adunanze consigliari» del Palazzo municipale, «una foltissima rappresentanza di autorità comunali, provinciali, governative, di istituzioni pubbliche e private, dei rappresentanti delle scuole, di tutte le professioni, arti e mestieri, di pensionati, delle cooperative, di circoli, di associazioni varie, del clero, nonché di signore e signorine e molti cittadini di ogni grado sociale» per l’istituzione e l’avvio (si era alla vigilia della guerra all’Austria) del “Comitato per la Preparazione Civile”, dando seguito al manifesto alla popolazione del Comitato foggiano che così principiava: «Forse costretti alla guerra, per la difesa del nostro diritto alla vita, sui mari che ci sono contesi, contro ai popoli che ci incalzano e ci soffocano fin nelle terre più nostre, sentiamo che è di tutti l’imprescindibile dovere di cooperare…». Una situazione che in qualche modo riecheggia, con le dovute diversificazioni contemporanee, quella in forte discussione in atto tra i Paesi europei.
E’ UNO dei capitoli del prestigioso volume “Il fascismo in Capitanata, propaganda consenso e dissenso popolare. Il ruolo delle feste” (Andrea Pacilli Editore, pp.135 euro 15) di Lorenzo Pellegrino, presidente della Società di Storia Patria di Manfredonia, studioso accreditato cha ha riversato in 26 monografie le sue approfondite ricerche sulla storia di Capitanata, indagata nei suoi molteplici aspetti cogliendone e spiegandone le spesso recondite genesi. Come nel caso di questo suo ultimo lavoro (ma ne ha annunciato un altro) che ha attratto l’interesse non solo degli addetti ai lavori, ma anche del grande pubblico, per l’originalità dell’argomento, la dovizia della documentazione, la metodologia utilizzata.
«L’INTERESSANTE ricerca di Lorenzo Pellegrino, sostenuta da una cospicua documentazione – annota nella prefazione Vito Antonio Leuzzi, Presidente dell’Istituto Pugliese della Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea – ha il merito di offrire un quadro poco conosciuto di alcuni aspetti delle politiche propagandistiche mussoliniane soprattutto nel campo delle strutture sanitarie e di suoi effetti in una realtà periferica qual è quella della Capitanata». Un saggio nel quale l’Autore affronta «l’importante problema – evidenzia Leuzzi – del consenso e del dissenso con una metodologia nuova e indicando una strada nuova fino ad ora non utilizzata in maniera sistematica».
E STEFANO Picciaredda, Professore ordinario di Storia Contemporanea l’Università di Foggia, rileva nel saggio introduttivo, come quelle di Pellegrino «siano pagine di valore, segnate dalla scelta che la storiografia anglosassone predilige, di lasciare ampio spazio ai documenti, perché lo studioso il lettore possa toccare con mano i modi nei quali l’ideologia fascista si realizzò, si incarnò in un territorio, sovrapponendosi, inglobando, facendo proprie in tutto o in parte le tradizioni locali».
LA CARRELLATA che Pellegrino traccia è particolareggiata e minuziosa. Dimostra come ogni opportunità era utilizzata e piegata alla propaganda fascista. Tra le altre Feste, quella della Confraternita del SS Redentore, del Primo centenario di fondazione della Confraternita, dell’asilo d’infanzia, della nascita degli Ospedali riuniti di Foggia, della celebrazione del pane, del mare, dell’uva, della madre e del fanciullo, il sabato fascista, la Befana fascista e così via fino alla festa del fiocco di lana.
MA NON solo consensi, Pellegrino dà conto anche dei dissensi e delle proteste, che ce ne sono stati. Come quelle degli agricoltori di Manfredonia nel 1934, il flop delle adesioni dei cittadini al tesseramento del 1937. Proteste accentuate nel periodo bellico contro le politiche del regime a seguito delle carenze diffuse e delle cattive condizioni di vita. Anche le donne si sono fatte sentire inscenando proteste contro la fame, la guerra per riavere mariti e figli. A Monteleone di Puglia il 23 agosto 1942, la popolazione scese in rivolta. In Capitanata «avendo sotto gli occhi la catastrofe – annota Pellegrino – non protestano, non accusano né maledicono, non si ribellano, esprimono il loro stato d’animo nelle lettere con il silenzio su Mussolini e sul fascismo, prologo alla definitiva caduta».
Michele Apollonio



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