La Capitanata sta vivendo una delle crisi idriche più gravi degli ultimi decenni, e a pagare il prezzo più alto è l’agricoltura. Qui siamo negli a
La Capitanata sta vivendo una delle crisi idriche più gravi degli ultimi decenni, e a pagare il prezzo più alto è l’agricoltura. Qui siamo negli arenili di Zapponeta, da sempre regno delle colture ortive, famosa soprattutto per la coltivazione di cipolle, carote e patate. A causa della sissità e della scarsità di acqua, per la prima volta nella storia i campi rischiano di rimanere incolti, con ingenti danni all’economia del paese. “Prepariamo i terreni, ma se non piove non pianteremo nessuna coltura. Sarebbe la prima volta in assoluto nella storia agricola di Zapponeta. Senza acqua sono problemi sei, i terreni diventano aridi, le falde dei piccoli pozzi sono diventate salate. Abbiamo stimato almeno l’80% in meno di patate e carote. Nessuno ci aiuta, siamo sempre più soli. Che fine hanno fatto le promesse del Governo? Di questo passo stiamo pensando di abbandonare tutto e cambiare lavoro”.
L’agricoltura in questo lembo del Tavoliere è in ginocchio per diversi motivi, ora ad accentuare la crisi ci si mette anche la mancanza di acqua. Per il segretario della FAI Cisl Michele Proce si prospetta una brutta stagione con un netto calo delle giornate lavorative. “Ci sarà un netto calo, e l’economia del paese ne risentirà. Zapponeta è prevalentemente un paese agricolo. Chi non ha l’acqua sarà costretto a chiudere”.
La diga di Occhito si svuota e il Consorzio per la Bonifica della Capitanata è stato costretto a chiudere l’acqua nelle campagne del Foggiano. “La situazione è davvero drammatica – racconta il presidente del Consorzio De Filippo -, noi abbiamo 550 mila ettari di SAU, con appena 1/5 di acqua a disposizione. Se non dovesse piovere il prossimo autunno-inverno, siamo spacciati”.

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