Il governatore uscente rompe gli indugi e ipotizza Capone, Piemontese o Vendola come alternative. Il campo largo resta impantanato nel duello con

Il governatore uscente rompe gli indugi e ipotizza Capone, Piemontese o Vendola come alternative. Il campo largo resta impantanato nel duello con l’ex sindaco di Bari
La partita per la guida della Regione Puglia si infiamma. Il campo largo è ancora fermo ai blocchi di partenza, e a congelare ogni accordo – secondo la gazzetta del mezzogiorno di oggi – è ormai il braccio di ferro tra Antonio Decaro e Michele Emiliano, sempre più esplicito e pubblico. Sullo sfondo, cresce il disagio dentro al Partito Democratico, tra silenzi tattici, parole pesanti e l’ombra di una resa dei conti imminente.
Il governatore uscente non si accontenta di restare nel retropalco. Dopo giorni di schermaglie più o meno velate, ora rilancia, rompendo la timidezza dei giorni scorsi: “Se Decaro non corre, si vince lo stesso”. Perché? Perché ci sono alternative. E fa tre nomi: Loredana Capone, presidente del Consiglio regionale, Raffaele Piemontese, vicepresidente e assessore al Bilancio (sarebbe il primo foggiano dal 1970), e perfino Nichi Vendola, il leader di Sinistra Italiana che Emiliano punta a riportare sulla scena. Tre identità forti, tre ex alleati, tre profili capaci – secondo lui – di garantire la vittoria anche senza l’appoggio dell’ex sindaco di Bari, suo delfino diventato rivale.
Un messaggio chiaro, che suona come un avvertimento: se Decaro non accetta il patto e insiste sul veto alla candidatura del presidente uscente, la macchina politica del centrosinistra andrà avanti comunque. Emiliano lo considera “il candidato naturale”, ma non irrinunciabile. E dietro quella frase si nasconde l’intenzione di restare determinante nella costruzione delle liste e della leadership del centrosinistra pugliese.
Nel frattempo, da Roma arriva una timida apertura da parte del Nazareno, con Elly Schlein che non avrebbe posto veti alla candidatura a consigliere regionale di Emiliano. E sempre dal partito nazionale, il capogruppo al Senato Francesco Boccia prova a gettare acqua sul fuoco. “Il Pd tiene unita la coalizione regione per regione. In Puglia, come in Toscana, stiamo lavorando. Decaro è il candidato più autorevole che il partito possa mettere a disposizione”, ha dichiarato. Ma poi aggiunge: “Si chiude il ciclo Emiliano, come si è chiuso quello di Vendola. Ne apriremo uno nuovo”.
Un modo per dire che la successione è necessaria, ma senza strappi. Dentro al Pd pugliese, però, il conflitto è ormai evidente. Il segretario regionale Domenico De Santis cerca di rassicurare: “In tanti mi chiedono di dire a Decaro di partire”. Ma è una narrazione ottimistica. Dietro le quinte, i parlamentari dem non nascondono le difficoltà: nessuno, ammette uno di loro, potrebbe “votare contro Emiliano” in direzione regionale. Segno che una parte consistente del partito è ancora legata all’attuale presidente.
Con una certezza: il tempo stringe, e le ferite aperte rischiano di diventare insanabili. Per ora, il campo largo è solo sulla carta. E la Puglia, da laboratorio di centrosinistra, rischia di diventare terreno di faide.


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