Con l’aumento delle temperature e l’afa esplosa già da giugno, le abitudini alimentari dei pugliesi si stanno adeguando al caldo estremo, con una

Con l’aumento delle temperature e l’afa esplosa già da giugno, le abitudini alimentari dei pugliesi si stanno adeguando al caldo estremo, con una crescita del 15% nel consumo di pesce sia in casa che al ristorante. A registrare il trend è Coldiretti Pesca Puglia, che accende però un faro sulle criticità del settore: la produzione locale è in calo e l’80% del fabbisogno nazionale viene coperto da importazioni, spesso non tracciabili.
Secondo l’organizzazione, alla pesca è stato affidato anche un ruolo di tutela ambientale grazie alla legge “Salva mare”, che consente ai pescatori di separare e smaltire i rifiuti plastici raccolti accidentalmente in mare. Una funzione cruciale che si affianca alla missione economica e culturale del comparto. Coldiretti chiede ora che vengano rapidamente attuati i decreti previsti dalla norma, a partire dalla diffusione delle isole ecologiche in tutti i porti.
Il settore ittico in Puglia vale circa 225 milioni di euro e può contare su una flotta di 1.455 imbarcazioni, che rappresentano oltre il 12% del totale nazionale. I principali poli di attività sono Manfredonia, Molfetta, il Sud Barese e il Salento, dove si pescano prevalentemente gamberi, scampi e merluzzi, oltre ad allevamenti in mare aperto di spigole, ombrine e orate.
A fronte di una produzione nazionale di 180 milioni di chili all’anno e altri 140 milioni provenienti dall’acquacoltura, l’Italia importa più di un miliardo di chili di pesce, con conseguenti rischi di frode. “Dai pangasi venduti come cernia ai brosmi spacciati per baccalà, fino alle vongole turche e ai gamberetti cinesi, sulle tavole italiane finiscono spesso prodotti camuffati da nostrani”, denuncia Coldiretti, sottolineando la mancanza di obblighi di tracciabilità nella ristorazione.
In particolare, si segnala che quasi 8 pesci su 10 consumati in Italia sono di origine estera, spesso sconosciuta ai consumatori. Da qui l’iniziativa dei Mercati di Campagna Amica per sensibilizzare all’acquisto di pesce locale a “miglio zero” e alla lettura delle etichette, dove per legge deve essere indicata l’area di pesca (GSA). Le zone da privilegiare, secondo Coldiretti, sono le GSA del Mediterraneo centrale e meridionale, comprese le coste pugliesi.
Un’ulteriore raccomandazione riguarda il pesce congelato: la normativa impone di indicare la data di congelamento e, se il prodotto è stato successivamente decongelato, l’etichetta deve riportare la dicitura “decongelato”. Coldiretti conclude evidenziando che la crisi del settore dura ormai da trent’anni e che l’acquacoltura, seppur stabile, non riesce a compensare il calo della pesca tradizionale.


COMMENTI