Parco del Gargano, 15 su 18 sindaci sul piede di guerra: “Noi esclusi dal bilancio di previsione”

I sindaci dell'Ente Parco Nazionale del Gargano non rilasceranno il parere sul bilancio di previsione 2025 dell'Ente. Una decisione assunta quasi

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I sindaci dell’Ente Parco Nazionale del Gargano non rilasceranno il parere sul bilancio di previsione 2025 dell’Ente. Una decisione assunta quasi all’unanimità, con l’eccezione di soli tre sindaci su 18. Rocco Di Brina, sindaco di Carpino e presidente della comunità dei sindaci, in risposta ad un sollecito fatto dal commissario straordinario ed ex presidente Pasquale Pazienza, ha reso noto che utilizzerà tutto il tempo alla comunità concesso dalle vigenti norme, prima di convocare la stessa assemblea, per esprimere il parere “obbligatorio” sul bilancio, come previsto dalla legge 394/91.

Il rappresentante dei sindaci Rocco Di Brina ha deciso di utilizzare la stampa, affinché resti traccia pubblica delle posizioni assunte e si assuma la consapevolezza da parte di tutti, che i sindaci sono stati esclusi dal percorso di elaborazione del Bilancio. “La ragione di questa iniziativa va dunque ricercata nell’ampia protesta che oramai dura da molti anni rispetto alla vergognosa situazione politico amministrativa, che vede estromessi dalla governance del Parco i veri rappresentanti delle comunità locali, ovvero i sindaci. Tutti ricorderanno che l’ente è sprovvisto di un consiglio direttivo, in cui siedono anche i sindaci e che il ministero competente non decide inspiegabilmente di nominare”.

Recentemente gli stessi sindaci si sono recati dal Prefetto di Foggia per sollecitare il ministero dell’Ambiente a nominare il direttivo, ma da Roma nessun riscontro. Dunque, proprio per sottolineare la concreta esclusione dei rappresentanti dei comuni rispetto alla redazione del bilancio di previsione 2025, è stata assunta la decisione di spostare in avanti, nel tempo, il parere obbligatorio. “I sindaci rimarcano che, finché ciò sarà consentito, non si assumeranno alcuna responsabilità rispetto ad una approvazione monocratica e forzata di questo importante strumento, che invece dovrebbe recepire istanze dal territorio, garantire la maggiore partecipazione anche delle associazioni ambientaliste ed essere coerente sotto il profilo della sostenibilità finanziaria. Ma di tutto questo nulla”

 

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