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COME un libro polveroso e ingiallito, odoroso d’antico. Molto antico. Due, tremila anni. Si è appena cominciato a sfogliarlo e a leggerlo. Una storia fantastica di città opulente che hanno attraversato il tempo sovrapponendosi, testimoniando l’epoca nella quale hanno vissuto. Si è alle prime pagine e le sensazioni che trasmettono sono straordinariamente accattivanti e coinvolgenti. Sul frontespizio è scritto Sipontum, ovvero il lembo di mondo affacciato sul golfo adriatico, crocevia di popoli e civiltà che hanno traghettato la grande avventura dell’uomo fino ai giorni nostri.
LETTORI e interpreti di quel meraviglioso libro sono tre professori delle Università di Bari e Foggia i quali con infinita passione, irrefrenabile curiosità e intuito professionale, sfogliano quel tomo con la delicatezza e il riguardo per l’umanità meravigliosa che quelle pagine cominciano a far intravvedere. Sono Giuliano Volpe, Maria Turchiano e Roberto Goffredo, tre insigni archeologi che da alcuni anni conducono delle ricerche sul territorio sul quale i romani si insediarono per finalità militari dando inizio all’apoteosi di una realtà che si è rigenerata nella nuova città Manfredonia.
I TESTI di storia e di archeologia hanno dato descrizioni fantastiche di quello che molto verosimilmente giace sotto la coltre della polvere, questa volta concreta, che il tempo ha ammassato sulla memoria di Siponto, da quella romana, alla tardoantica, alla medievale. Ma la realtà che Volpe, Turchiano e Goffredo hanno cominciato a scoprire supera ogni immaginazione. E le prospettive che fanno presagire gli scavi avviati, sono spettacolari.
«ABBIAMO fortemente voluto questo progetto di scavo di Siponto – ha realizzato Giuliano Volpe nel corso di un report tenuto unitamente a Maria Turchiano e Roberto Goffredo, all’auditorium “Cristanziano Serricchio” al Palazzo dei Celestini – anche per risolvere alcuni problemi storici della Capitanata. Siponto costituisce infatti un caso speciale. Mentre le città abbandonate – ha spiegato – sono andate perdute, per Siponto la vicenda è diversa: è una città abbandonata ma che è risorta in Manfredonia».
UN TRASFERIMENTO peraltro lento. Protrattosi per circa un secolo, quando le due città hanno coesistito. I sipontini hanno dimorato a lungo a Siponto anche perché occorreva del tempo per costruire la nuova casa a Manfredonia.
L’INTERVENTO di re Manfredi di Svevia è stato determinante. La sua presenza a Siponto e Manfredonia, è attestata – ha riferito Volpe – dal ritrovamento in una domus di Siponto tra i tanti reperti oggetto di studio, di alcune monete riferite al re svevo figlio di Federico II. Una circostanza che porta ad accreditare l’esistenza di una zecca a Manfredonia. Tracce di quell’impianto sono state rinvenute negli scantinati del convento delle clarisse a Manfredonia. Le monete battute in questa zecca presentano caratteristiche specifiche come la testa laureata di Manfredi sull’aquila o una “M” stilizzata, che permettono di distinguerle da quelle di altre zecche.
«PER le straordinarie peculiarità archeologiche che ne fanno uno dei casi di interesse a livello nazionale, Siponto è stata inserita – ha annunciato Volpe – in un mega progetto di 120milioni di euro. Una attenzione significativa che per sostenerla – ha avvertito – occorre fare su Siponto un lavoro meticoloso e sistematico. Fino ad ora gli scavi nell’area di Siponto hanno avuto una cadenza annuale. Se continuassimo con questo ritmo – ha esemplificato – per indagare i venti ettari sui quali si è sviluppata Siponto, ci vorranno centocinquant’anni. Peraltro – ha soggiunto – con la campagna di scavi 2025 finiscono i fondi messi a disposizione dalle Università. Fortunatamente soccorrono i 50mila euro messi a disposizione dalla Regione Puglia. Ma poi?».
IL CONSIGLIERE regionale e presidente della V Commissione Ambiente, Paolo Campo nel rilevare che «l’archeologia non va considerata solo come veicolo di turismo, ma deve avere la consapevole dignità identitaria», ha richiamato la recente istituzione della Fondazione “Secondo Federico” «la prima fondazione regionale attivata per la valorizzazione del retaggio di Federico II di Svevia», come un ente cui fare riferimento.
GLI ARCHEOLOGI operanti a Siponto sono stati chiari: «Se non arrivano i fondi per una attività di scavo programmata, saremo costretti a ricoprire tutto e rinviare il compimento del Parco archeologico a tempi futuri al momento non ipotizzabili». Con la prospettiva di perdere anche le opportunità di sviluppo collaterali.
«A QUESTO PUNTO – incalza Volpe – occorre fare un ragionamento serio e costruttivo con il Ministero. Così come si è fatto altrove – indica – occorrerebbe stabilire una convenzione che contempli una attività sistematica che superi l’intervento anno per anno».
UN APPELLO non nuovo, per la verità, rimasto inascoltato dai vari preposti locali, regionali e ministeriali: che sia arrivato il momento di attivarsi?

Michele Apollonio

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