Una surreale compagnia di personaggi-archetipo, riuniti in un salotto arabeggiante e kitsch, tra digressioni improbabili, tormentoni lapalissiani,

Una surreale compagnia di personaggi-archetipo, riuniti in un salotto arabeggiante e kitsch, tra digressioni improbabili, tormentoni lapalissiani, gossip da pianerottolo e edonismo reaganiano: quarant’anni fa, il 29 aprile 1985, in seconda serata su Rai2, debuttava Quelli della notte, il primo late show made in Italy, jam session tra varietà, talk e musica, che cambiò per sempre il linguaggio televisivo. “L’idea mi venne pensando alle riunioni di condominio, ma anche alle conversazioni scombiccherate di noi nottambuli a Foggia, fra pettegolezzi locali e massimi sistemi, tirate via, senza alcuna competenza”, ridacchia Renzo Arbore.
E Harmand, Andy Luotto, che, per il suo travestimento da arabo, a seguito di una protesta da parte dell’Associazione musulmani italiani e di serie minacce, fu costretto ad abbandonare la trasmissione. Tutti in scena insieme in un “programma orizzontale”, secondo la definizione di D’Agostino: “Le uniche regole erano improvvisare e divertirci, io per primo a fare il regista, anche se la vera regia era di Rita Vicario, tra formidabili comprimari. Una jam session vocale che non dimenticava la musica, le canzonette a richiesta e le sigle di apertura e chiusura, Ma la notte no e Il Materasso. Facemmo 33 puntate e sentimmo che il pubblico era nostro complice”. Ottocentomila spettatori di media la prima settimana, un milione e 700mila la seconda, fino ad arrivare a 2 milioni e, nelle ultime due settimane, 3 milioni a puntata, con uno share fino al 51%.
“Un successo epidemico – lo definisce Arbore – che in qualche modo può spaventare. Ecco perché, quando sentimmo che avevamo finito di far ridere in quel modo demenziale, decidemmo di chiudere”. Qualche spezzone è andato in onda a Come ridevamo, enciclopedia della comicità tv che conduce con Telesforo in seconda serata su Rai2, “purtroppo confinata in orari impossibili”, sospira Arbore, convinto che “la risata di pancia oggi sia merce rara”. E anticipa che “il nuovo direttore di Rai Cultura, Fabrizio Zappi, ha trovato una collocazione estiva su Rai3 per Cari amici vicini e lontani, che tornerà a luglio in edizione aggiornata”. Due anni dopo, nel 1987, nacque Indietro Tutta, “uno show completamente diverso. Del resto, sono 21 i format che ho inventato”, ricorda Arbore. “Poi mi venne voglia di fare il musicista: mi sono inventato l’Orchestra Italiana e siamo andati avanti per trent’anni: è stata la più longeva orchestra stabile nella storia della musica mondiale, neanche Duke Ellington“, sorride. Il futuro? “Completare l’allestimento di Casa Arbore a Foggia, con Cappellini e Licheri: ci sarà tutto l’arredamento della mia vita”. (Ansa)

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