IL PORTO, per antonomasia, è considerato una finestra aperta sul mondo. Alle sue banchine approdano navi provenienti da ogni sponda bagnata dal mare

IL PORTO, per antonomasia, è considerato una finestra aperta sul mondo. Alle sue banchine approdano navi provenienti da ogni sponda bagnata dal mare. È pertanto un bene prezioso da tutelare. Da che mondo è mondo, le città portuali hanno goduto di una chance speciale per la strada dello sviluppo. Manfredonia è tra quelle località che ha avuto nel porto il suo grande profeta. La sua nascita la si deve ad un approdo naturale sul quale si è andato sviluppando un sistema portuale che oggi vanta un bacino commerciale-peschereccio, uno scalo industriale alti fondali e un capace approdo turistico. Una ricchezza straordinaria che tuttavia non è gratificata da una corrispondente fortuna economica con tutto quel che ne consegue.
SOLO a tratti nella sua storia, ha fatto valere le sue prerogative. Negli Anni quaranta con il transito della bauxite estratta dalla miniera di San Giovanni Rotondo, trasferita via navi alla fonderia di Marghera; negli Anni settanta con l’insediamento del quarto centro petrolchimico dell’ENI che ha dovuto costruire un nuovo porto per spedire i fertilizzanti a mezzo mondo realizzando numeri straordinari: oltre due milioni e mezzo di prodotto trafficato.
LE DINAMICHE cristallizzate dalla storia manfredoniana, hanno radicalmente fatto precipitare le fortune legate al porto. Nel frattempo anche la grande risorsa sipontina della pesca è collassata: la flotta di circa cinquecento pescherecci è precipitata a meno di duecento. Il mercato ittico chiuso. L’intero territorio travolto dal contraccolpo economico e sociale.
CON LA RIFORMA dei porti e l’istituzione delle Autorità di sistema, il porto di Manfredonia è stato incluso nella Autority del “mare Adriatico meridionale”. Una gratificazione a ragione della sua posizione strategica nell’Adriatico avallata da un progetto tanto ambizioso quanto realistico supportato da un investimento di 121 milioni di euro, che dovrà rifunzionalizzare il porto industriale per adeguarlo alle nuove sfide dei traffici marittimi.
I LAVORI sono iniziati e proseguono alacremente. La ristrutturazione del molo alti fondali comporta la demolizione dei sovrastanti “nastri trasportatori” peraltro mai entrati in funzione. Anche per il porto “storico” sono previsti interventi strutturali, essenzialmente il dragaggio del bacino non effettuato da decenni. C’è da razionalizzare l’intero sistema portuale. Il nodo di fondo è costituito dalla redazione del piano regolatore portuale. I due obiettivi, piano regolatore portuale e dragaggio del bacino del porto storico, sono all’attenzione del Commissario all’AdspmAm, Ammiraglio Vincenzo Leone, che prosegue il gran lavoro svolto dal suo predecessore Ugo Patrorni Griffi.
NELLA SUA recente visita a Manfredonia, l’Ammiraglio Leone non ha mancato di evidenziare le difficoltà da superare in specie per quanto riguarda le aree di servizio al porto industriale confinanti con le Zes che, come noto sono state unificate e poste sotto un’unica autorità nazionale. «Occorre definire – spiega Leone – gli ambiti di competenza, individuare esattamente dove inizia e dove finisce il porto e quindi gli ambiti di competenza dell’Autorità di sistema in modo da poterli gestire al meglio. Occorre capire chi deve fare e che cosa e dunque definire le responsabilità».
PROBLEMI di fondamentale rilievo i cui riflessi vanno oltre gli ambiti portuali e si riverberano direttamente sul territorio, la città, e dunque coinvolgono i suoi governanti. Città e territorio che da anni pare non mostrino quell’interesse che dovrebbe invece essere preponderante visto le poste in gioco. Manfredonia, il Comune, ha un suo rappresentante nel Comitato di gestione dell’Autorità di sistema: quali attività svolge? Il porto, come accennato, è uno straordinario mezzo di progresso, un volano per lo sviluppo, che purtroppo pare non sia tenuto nel dovuto conto. Una lacuna, una dimenticanza che coinvolge anche la provincia che non ha mai mostrato interesse per il porto di Manfredonia, l’unico attrezzato della Capitanata.
UN VULNUS che nuoce, condiziona le pur potenziali iniziative che potrebbero svilupparsi avendo a disposizione anche due vaste aree industriali. Sono fin qui mancate le opportune politiche economiche, di valorizzazione delle cospicue risorse speciali che un porto assicura. Sarebbe ora di affrettarsi a recuperare il tempo perduto e a porre Manfredonia nella scia delle pratiche virtuose che ne assicurino il giustificato sviluppo.
Michele Apollonio


COMMENTI