Chi paga il canone unico Patrimoniale?

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LA MASSICCIA e generalizzata evasine fiscale è uno dei bubboni che condizionano la gestione delle risorse finanziarie del Comune. Una esplicita e motivata denuncia viene da quello che si autodefinisce “gruppo di fessi che paga le tasse”, ovvero l’associazione “Io sono partita IVA”. Il riferimento e al “Canone Unico Patrimoniale”, il tanto chiacchierato CUP, la tassa comunale per l’occupazione di suolo pubblico. Una pratica molto diffusa a Manfredonia: non c’è bar, ristorante e assimilati che non abbia i sui padiglioni che occupano spazi sottratti alla pubblica fruizione.
«UN CANONE triplicato nel 1019, che condiziona notevolmente e negativamente la gestione delle nostre attività, inducendoci anche a compiere scelte riduttive per quanto attiene al personale da impiegare ed all’organizzazione delle attività» evidenzia l’Associazione in un documento indirizzato al sindaco Domenico La Marca il quale in focus sul bilancio comunale, ha evidenziato come a pagare le imposte comunale siano esageratamente pochi, osservando come “in molti pagano la prima rata e poi più niente”.
Le entrate comunali di questa imposta sono ben lontane dal milione di euro iscritte sulla carta.
«PUR SOPPORTANDO notevoli sforzi, gli aderenti all’associazione “Io sono partita IVA” permangono rispettosi della normativa vigente, ottemperando agli obblighi, ma, nel contempo, auspicando fermamente che la nuova amministrazione si attivi al più presto per modificare il regolamento e la misura del CUP» evidenziano gli associati. «Nelle more – insistono – riteniamo che i nostri sforzi non debbano essere vanificati.
Pertanto, chiediamo al nuovo Sindaco ed ai Dirigenti competenti di intervenire senza indugio (non c’è più tempo da perdere) con ogni strumento di controllo e repressione delle violazioni in materia previsti, così da effettuare le verifiche necessarie mirate a garantire che ciascun esercente versi, regolarmente, il Canone Unico Patrimoniale sulla base della reale superficie occupata per lo svolgimento della propria attività, evitando così l’ennesimo danno erariale molto grave per le casse comunali. Ne consegue che l’assenza di controlli invocati agevolerebbe l’evasione con insorgenza di responsabilità rilevanti».
GLI ESERCENTI ONESTI svelano talune manovre attuate da quegli esercenti renitenti ai propri doveri: c’è chi preferisce rischiare di ricevere un verbale di accertamento della violazione una tantum, piuttosto che versare la quota CUP; ma ci sono anche esercenti che a fine stagione estiva optano per un cambio di ragione sociale per non pagare neanche i verbali elevati per inosservanza delle norme vigenti. «Naturalmente – rilevano – i controlli debbono essere estesi non solo agli esercenti di attività commerciali, ma a tutti coloro che utilizzano indebitamente l’occupazione di suolo pubblico come le attività edilizia e terziarie. Controlli, aggiungono, non solo di giorno ma anche nelle ore notturne quando, fisiologicamente, aumentano gli episodi di abusivismo».
SOLO pagando tutti – è l’assunto di fondo – si potrà sperare in una riduzione delle tariffe a beneficio dell’intera categoria e delle stesse entrate comunali.
Michele Apollonio

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