Sarà ballottaggio tra La Marca e Galli

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L’IMPRESA di riuscire a sbaragliare il campo superando la soglia del 50 per cento più uno, è stata sfiorata da Domenico La Marca che a questo punto dovrà aspettare il ballottaggio per conquistare il diritto ad indossare la fascia tricolore di primo cittadino di Manfredonia. Un appuntamento solo rinviato considerato l’andamento dello spoglio delle schede elettorali che ha indicato La Marca decisamente al comando con 46,64%, seguito nell’ordine da Ugo Galli 25,76%, Antonio Tasso 17,72% e Vincenzo Di Staso 9,88%.
UN PASSAGGIO peraltro ampiamente pronosticato ma che le urne hanno in qualche modo ridimensionato attribuendo all’alfiere del centrosinistra sostenuto da Con, La Marca sindaco, Manfredonia civica, Molo 21, PD, Progetto popolare, Verdi Europa, la chance di diventare il 22esimo sindaco della città. I competitor: Ugo Galli, esponente di una formazione di centrodestra composta da Forza Italia, Ugo Galli sindaco, Generazione viva Manfredonia, Fratelli d’Italia, Città Protagonista, Manfredonia al centro, Forza Manfredonia; Antonio Tasso supportato da Movimento 5 Stelle, Agiamo, Sipontum, Antonio Tasso sindaco, Noi siamo Manfredonia; e Vincenzo Di Staso col raggruppamento costituito da Chiamami per nome, Unione di Centro, Strada Facendo, Lega, Puglia popolare, non hanno potuto che cercare di contrastare la decisione maturata nell’lettorato.
IN OGNI CASO una certa suspence soffierà sulla conclusione di queste amministrative, le più incerte, le più ostiche, le più impegnative da almeno quest’ultimo quarto di secolo. L’elettorato sipontino ha avuto l’opportunità di scegliere tra quattro candidati ciascuno con una propria personalità e una proposta di visione di governo della città. Una scelta sulla quale ha pesato l’astensione ampiamente prevista e confermata dai numeri espressi dalle urne elettorali, dai 28.018 cittadini dei 48.225 iscritti nelle liste elettorali, recatisi nel 59 seggi ad esercitare il diritto-dovere di esprimere il proprio voto. Il 58,18 per cento. Il più basso delle ultime cinque consultazioni popolari: 2005/77,02; 2010/76,02; 2015/67,33; 2021/61,12. Un calo di 18,84 punti percentuali. Ad incidere su tale contrazione, oltre alle problematiche contingenti, il forte esodo dei manfredoniani ormai vicini alla soglia di 53mila abitanti.
QUELLA di una certa riottosità a partecipare alla grande chiamata popolare per decidere le sorti dei governi di riferimento, è purtroppo esercizio alquanto accentuato. Varie e diverse sono le ragioni ascrivibili alle tendenze della politica, alle difficoltà sociologiche, alle crisi economiche. Manfredonia è su quella scia cui vanno aggiunte situazioni particolari cittadine. Un cambiamento di atteggiamento verso una fondamentale conquista della Democrazia che pare contagi essenzialmente i giovani. Come ha dimostrato Libera Maria Ciuffreda, cento anni a febbraio scorso, presentatasi nella sezione elettorale presso la scuola “De Sanctis” per votare. «È dal 1948 che voto e non ho voluto mancare a questo appuntamento» ha spiegato con un sorriso colmo di memoria e speranza. Un esempio che promette tempi migliori.
QUESTE elezioni amministrative, le 22esime dell’era repubblicana, erano accompagnate da una marea di speranze e di timori insieme. La città veniva da una serie interminabile di rovesci governativi che hanno determinato un impoverimento culturale di fondo e una sfiducia nelle possibilità di invertire una rotta che pareva inarrestabile. Se ne sono viste, è il caso di dire, di tutti i colori dallo scioglimento del consiglio comunale, al rovesciamento dell’ultima insediata a Palazzo San Domenico dopo neanche due anni di governo. Nel mezzo Commissari governativi.
COMUNE denominatore, palese e non, le dichiarate “infiltrazioni mafiose” che a quanto pare serpeggiano nei meandri del Palazzo inseguite dalla “DIA” che ha messo a segno il processo “Omnia nostra” e dalla Procura della Repubblica di Foggia che ha in corso l’inchiesta giudiziaria “Giù le mani” con arresti eccellenti di amministratori.
Michele Apollonio

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