Puglia, welfare in ritardo ma con segnali di ripresa

Si scrive spesa sociale, si legge «mano tesa» delle amministrazioni regionali, provinciali e comunali per il welfare e soddisfare i bisogni primari de

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Si scrive spesa sociale, si legge «mano tesa» delle amministrazioni regionali, provinciali e comunali per il welfare e soddisfare i bisogni primari dei cittadini, specie quelli che si trovano in livelli di povertà o povertà estrema. Negli ultimi decenni, la spesa sociale, è diventata una delle voci di bilancio a cui i Paesi, regioni e comuni danno maggiore importanza.

Puglia, welfare in ritardo ma con segnali di ripresa

La Puglia si posiziona al 16esimo posto tra le Regioni italiane per efficacia e capacità di risposta del sistema di welfare. Il dato emerge dal «Welfare Italia Index 2023» (lo studio realizzato da «Welfare, Italia», Think Tank nato su iniziativa di «Unipol Gruppo» in collaborazione con «The European House – Ambrosetti»), strumento di monitoraggio che prende in considerazione gli ambiti di politiche sociali, sanità, previdenza e formazione e consente di identificare, a livello regionale, i punti di forza e le aree di criticità in cui è necessario intervenire.

Sono 22 gli indicatori chiave di prestazione (i cosiddetti Key performance indicators) presi in esame: gli indicatori di spesa (pubblica e privata) in welfare che raffigurano quante risorse sono allocate in un determinato territorio (ad esempio l’ammontare allocato tramite Fondo Sanitario Nazionale rapportato sul totale della popolazione regionale o l’assegno pensionistico medio mensile degli over 65) e gli indicatori strutturali che rappresentano il contesto socio-economico in cui si inserisce la spesa in welfare (ad esempio il tasso di disoccupazione o la quota di famiglie in povertà).

La Puglia è al quarto posto nazionale, occupando una delle prime posizioni, per spesa pubblica per consumi finali per l’istruzione e la formazione che, nel 2023, ha raggiunto il 5,9% del PIL regionale (la media nazionale è pari al 4,2%).

La spesa pubblica per le politiche del lavoro si attesta al 3,8% del Pil regionale, collocando la Regione al quinto posto in ambito nazionale. Si posiziona, invece, al quarto posto per importo medio in reddito e pensione di cittadinanza, che ammonta a 562 euro mensili (media nazionale pari a 510 euro) e al nono posto per contributo medio in forme pensionistiche integrative, corrispondente al 7,7% del reddito medio, in confronto alla media nazionale del 7,3%.

Il Tacco d’Italia occupa, invece, il 19esimo posto per spesa sanitaria pubblica pro capite (2.169 euro contro la media nazionale di 2.329 euro) e il 2iesimo per spesa sanitaria privata pro capite (412 euro contro la media nazionale di 604 euro).

Proseguendo nell’esame degli atri indicatori chiave di prestazione (Key performance indicators) contenuti nello studio del «Welfare Italia Index 2023»e e legati all’area sanitaria, la Puglia occupa il 15esimo posto sia per lo stato di salute della popolazione sia per l’efficacia, l’efficienza e l’appropriatezza dell’offerta sanitaria.

Sul fronte del lavoro, la Regione è 18esima in Italia per tasso di disoccupazione, quota di giovani Neen, cittadini inattivi, tasso di part-time femminile involontario e tasso di partecipazione a forme pensionistiche complementari.

In particolare, il tasso di disoccupazione (12,1%) della popolazione con più di 15 anni è al di sopra della media nazionale dell’8,1% anche se in riduzione rispetto al 14% del 2022. Trend analogo anche per la quota di giovani Neet tra i 15 e 34 anni che non studiano né lavorano (Not in education, employment or training) che registra una lieve discesa al 29,1%, rispetto al 30,6% del 2022.

Il tasso di dispersione scolastica, ovvero la percentuale di studenti di scuola secondaria di secondo grado che non riescono a raggiungere il titolo di studio, si attesta al 14,6%, posizionando la Puglia al 17esimo posto, al di sopra della media nazionale pari al 10,4%.

La Regione è al 17esimo posto per posti asilo nido autorizzati (18,1 ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni rispetto alla media nazionale di 26) e per incidenza della povertà relativa familiare che, con il 21% delle famiglie in condizioni di povertà, resta ancora significativamente superiore rispetto alla media italiana (12,2%).

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