Veterinari pugliesi: «No ai tagli di luce e gas negli ospedali per animali»

Nessuno spenga la luce o tagli il riscaldamento nelle cliniche e negli ospedali dove vengono curati gli animali. A lanciare l’appello al governo, quel

Sindaco Zapponeta: “I contagi stanno raggiungendo livelli preoccupanti”
Siponto, la città nascosta. Dalle indagini geofisiche alle nuove prospettive di ricerca.
«Wiki loves», la Puglia torna nella top five delle foto italiane più belle del 2023: ecco i due scatti che incatano

Nessuno spenga la luce o tagli il riscaldamento nelle cliniche e negli ospedali dove vengono curati gli animali. A lanciare l’appello al governo, quello in carica e quello che nascerà dopo le elezioni, è l’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi). Il barese Luca Cicola, delegato per la Puglia e coordinatore Anmvi per il Sud Italia, spiega: «Cani, gatti, conigli, piccoli roditori, rettili, pappagalli e uccelli esotici che vivono nelle nostre case non possono diventare le vittime della crisi energetica. L’elettricità e il riscaldamento sono indispensabili per garantire l’assistenza e il benessere degli animali malati». Il presidente nazionale dell’associazione, Marco Melosi, chiarisce: «Le forniture non possono essere interrotte o razionate anche in considerazione di emergenze ed urgenze che richiedono la certezza degli interventi».

Per fronteggiare il caro-energia, l’Unione europea chiede all’Italia di ridurre i consumi, almeno nelle ore di punta. L’Anmvi ritiene però questa misura inattuabile sia per le strutture veterinarie sia per gli stabilimenti, allevamenti compresi. «L’attività di assistenza sanitaria nei confronti degli animali è comparabile a quella rivolta agli uomini. Non a caso durante il lockdown non abbiamo mai chiuso le strutture perché il nostro servizio è stato valutato come essenziale. Durante la pandemia è cresciuto il numero dei pugliesi che ha adottato un cane o un gatto. È per fortuna aumentata pure l’attenzione per le esigenze dei pelosi. Il cane non è stato soltanto l’espediente per fare una passeggiata senza rischiare la multa, ma un alleato per combattere solitudini e disagi causati dalle restrizioni alla libertà individuale. Gli amici fedeli hanno bisogno di carezze, ma alle volte anche di medicinali. Non possiamo rimanere con i rubinetti a secco oppure senza caloriferi». Pericoloso inoltre il tetto al contatore: pompe da infusione, monitor che controllano le funzioni vitali, ecografi e apparecchiature di diagnostica devono poter funzionare senza sosta. «Si tratta di strumentistica – aggiunge il veterinario – ad elevato assorbimento di energia. Il nostro settore è in sofferenza: i rincari sulle bollette pesano sui bilanci. I costi di gestione stanno schizzando verso l’alto». Non a caso a livello nazionale l’associazione chiede ammortizzatori economici in grado di calmierare le spese sostenute dai liberi professionisti per i consumi energetici essenziali alla tutela del «paziente animale».

guardia medica veterinaria
Il veterinario, nonostante la stangata, tranquillizza la clientela: «Per il momento le tariffe sono rimaste invariate. Non abbiamo adeguato i prezzi neppure all’inflazione perché ci rendiamo conto degli sforzi che le famiglie devono compiere per non mettere in secondo piano la salute dei compagni a quattro zampe. Il nostro è un ambito fortemente sensibile alla contrazione dei consumi. Se la famiglia è costretta a ridimensionare le spese, gli animali sono i primi a essere messi alla porta. Faccio questa professione da trent’anni: ho memoria della crisi scoppiata nel 2008 con il crollo delle Borse, i cui effetti drammatici si sono trascinati negli anni successivi. Questa volta c’è il rischio che ospedali e cliniche, già pressati dalla concorrenza delle multinazionali che acquisiscono le strutture più grandi, possano chiudere».
In Italia sono quasi 65 milioni gli animali di affezione: 30 milioni i pesci, 19 milioni fra cani e gatti, 13 milioni gli uccelli e a seguire piccoli mammiferi e rettili. Il lavoro per i veterinari, dunque, non manca. Eppure i giovani emigrano all’estero pur di vedere riconosciuta, a livello economico, la propria professionalità. Gran Bretagna, Francia, Belgio, Germania, Paesi scandinavi sono le mete dei laureati con la valigia. In pochi riescono a vincere il concorso per entrare nelle università o nelle Asl, perché i posti a disposizione sono inferiori rispetto alle necessità del territorio. E la Puglia non fa eccezione. «Questo boom di rincari – conclude Cicola – potrebbe compromettere la salute degli animali e la presenza sui territori dei centri di assistenza».

COMMENTI

WORDPRESS: 0