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Ci sono Comuni che chiedono la revoca della cittadinanza onoraria data a Benito Mussolini. Ancora in questi giorni. Dopo settanta anni. Una cittadi

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Ci sono Comuni che chiedono la revoca della cittadinanza onoraria data a Benito Mussolini. Ancora in questi giorni. Dopo settanta anni.

Una cittadinanza al capo del governo, al capo del fascismo, data, pare, su sollecitazione dall’alto è qualcosa di insensato e ridicolo. Si dice che in quasi tutti i comuni sia stata concessa. Una bulimia. Aveva già monumenti, scritte sui muri, volti e bassorilievi, dappertutto. La cittadinanza: un atto di storia locale che racconta il “regime”, ormai svuotato di senso dalla caduta del fascismo e di Mussolini. La revoca che valore può avere? Perché questo bisogno di affermare l’antifascismo, questa demarcazione continua degli spazi?

Il dopoguerra è stato diverso al Sud e al Nord. Nel Meridione salvo pochi casi (Napoli) non ci sono stati eventi traumatici. Del resto c’erano gli alleati. Sono scomparsi alcuni segni esteriori. A Manfredonia altri cambiamenti sono avvenuti negli anni sessanta. Come l’edificio scolastico intitolato a Costanzo Ciano (poi Francesco De Sanctis) o via Principe Umberto. Per quest’ultimo ci fu un vivace dibattito in consiglio comunale tra l’unico consigliere monarchico e il gruppo del partito comunista. Ora è via delle Antiche Mura. Una denominazione quest’ultima maturata dall’attenzione verso il centro storico, i torrioni, il castello (donato allo Stato), la novità delle Stele Daunie. Ci sono altre cose che sono state dimenticate e trascurate: il confino delle Tremiti, dove c’era una biblioteca dei reclusi, arredi, il cimitero dove erano sepolti gli anarchici… E poi il campo di concentramento a Manfredonia. Una lapide è stata posta solo qualche anno fa.

Ci sono ancora segni del ventennio. Si vedono fasci sui tombini dell’acquedotto a Manfredonia e Monte S. Angelo e su alcuni edifici. Li sostituiamo? O abbiamo paura di dire che l’acquedotto pugliese è una realizzazione di quel periodo? O vorremmo che non fosse avvenuta? Ci sono i villaggi rurali, le case cantoniere, le opere di bonifica…

Mussolini progettò la bonifica pontina e riuscì a far crescere il grano dove c’erano paludi e malaria. Fu una grande opera, sarebbe disonesto negarlo. Ricordo che il mio amico Treves era preoccupato. Sandro, mi diceva, se questo continua così siamo fregati”, questa riflessione di Sandro Pertini, è inquietante e indica la difficoltà degli oppositori di fronte a un totalitarismo di massa.

La Bonifica integrale diventò legge con il fascismo e in Capitanata ci provò prima il Consorzio di bonifica con un piano che prevedeva 103 nuovi centri tra cui 5 nuovi comuni. Ma l’opposizione degli agrari fu aspra e aggressiva… Furono creati i borghi di Siponto (tutti gli edifici esistenti sono stati costruiti allora, compreso l’alzabandiera), Tavernola e La Serpe (poi Mezzanone), dove alle famiglie furono assegnati 4 ettari comprati da una Opera Pia, senza intaccare il latifondo. Mussolini, in visita in Capitanata, rimase deluso e nel discorso a Foggia disse che dopo l’agro pontino si sarebbe pensato a Foggia. Si rallentò per l’impresa etiopica e la proclamazione dell’impero. Nel 1938 Araldo Di Crollalanza, presidente Opera Nazionale Combattenti, e l’architetto Concezio Petrucci predisposero il piano di urbanizzazione della bonifica nel Tavoliere con l’esproprio di ca 30.000 ettari e l’assegnazione a 1384 famiglie di poderi da 15 a 30 ettari, con due borghi (Cervaro e Giardinetto) e due comuni rurali (Segezia e Incoronata). Un terzo, Daunilia, doveva sorgere sulla strada Foggia – Manfredonia. I borghi sono di grande interesse (Segezia in particolare), storico e architettonico, e meritano di essere salvaguardati e visitati.

Ma i conti veri con il fascismo restano purtroppo aperti, e non siamo stati purtroppo “brava gente”. Le folle deliranti all’impresa d’Etiopia, alle leggi sulla razza, all’ingresso in guerra erano impressionanti. Il consenso c’era in tutti i ceti e classi sociali. In Italia 45 milioni di fascisti diventano 45 milioni di antifascisti (Winston Churchill). Un’immagine che è rimasta e che ha avuto echi anche durante la pandemia. Alla richiesta di lockdwon, nel Regno Unito, nella prima ondata, Boris Johnson rispose: “Noi inglesi siamo amanti della libertà”. E pensava a Churchill. Ha dovuto rispondere Sergio Mattarella.

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