IL TENENETE D’ALESSANDRO EROICO SIPONTINO DIMENTICATO MEDAGLIA D’ARGENTO MORI’ NELL’AFFONDAMENTO DELLA NAVE CAMPOBASSO

IL NOME della signora Maria Patrizia Bevilacqua non dice nulla ai manfredoniani e neanche quello del tenente Vincenzo D’Alessandro medaglia d’argent

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IL NOME della signora Maria Patrizia Bevilacqua non dice nulla ai manfredoniani e neanche quello del tenente Vincenzo D’Alessandro medaglia d’argento al valor militare sul campo, benché sia nato a Manfredonia orsono 130 anni e sia morto valorosamente a fine aprile 1943 nell’affondamento del piroscafo dei trasporti militari “Campobasso” assieme alla regia torpediniera “Perseo” nel mare di Tunisi, sorpresi da una squadra navale inglese.
A RICORDARE quell’eroico sipontino è Gennaro Ciccaglione, indimenticato maresciallo dei carabinieri a Manfredonia e Monte Sant’Angelo, originario di Campobasso, che ha scritto un interessante libro sulla nave che portava il nome di quella città molisana, nel quale documenta le gesta e la gloriosa fine di quella nave. A segnalargli la presenza del tenente Vincenzo D’Alessandro in quella tragica fine della Campobasso, è stata la signora Bevilacqua, nipote dell’eroico sipontino, lamentando come a Manfredonia mai nessuno ha fatto una qualche menzione di quell’eroico concittadino.
VINCENZO D’ALESSANDRO nasce dunque il 22 aprile 1895 e appena diciannovenne si arruola nei carabinieri reali e inviato, il 25 maggio 1915, in territorio di guerra dove è rimasto fino al 31 dicembre 1916 conseguendo il grado di vicebrigadiere. A ragione dei suoi studi di scuola superiore, il 25 marzo 1917 viene nominato aspirante ufficiale e quindi sottotenente di fanteria e, per sua scelta, si unisce ai reparti d’assalto. È ottobre 1918: il generale Diaz pianifica la battaglia di Vittorio Veneto: ad essa parteciperanno ben 31 reparti d’assalto fra questi il 18esimo nel quale militava il tenente D’Alessandro. La battaglia fu furente e cruenta. Il contributo dell’ufficiale sipontino fu determinante tanto che il comandante Luigi Stefanutti così scrive nel rapporto <…si distingue il tenente D’Alessandro Signor Vincenzo che, nella conquista del Monte Pertica è proposto per la Medaglia d’Argento al Valor Militare sul campo>.
COME nelle più romanzate storie di guerra, il giovane ufficiale si innamora, ricambiato, di una ragazza del luogo: la sposa, nasce il primo figlio. Finita la guerra si congeda e torna a Manfredonia con la famiglia. Ma vi rimane per poco: il tempo di rendersi conto che lavoro non ce n’era. Una carenza che i decenni avvenire non colmaranno. Lo trova invece a Trieste presso i famosi Grandi Magazzini. Scoppia il secondo conflitto mondiale e il tenente D’Alessandro sente forte il richiamo della Patria. Chiede di indossare ancora le stellette ma questa volta in marina <per appagare il segreto orgoglio di appartenere alla gloriosa marineria di Manfredonia> svela Ciccaglione.
SI IMBARCA a Napoli il 28 aprile 1943 sul “Campobasso” <stracolmo di uomini (45 d’equipaggio e 58 giovani militari destinati a Tunisi) materiali bellici e tanto esplosivo>. A Pantelleria si unisce con il cacciatorpediniere Perseo e assieme fanno rotta vero Tunisi. Il convoglio viene intercettato da quattro navi inglesi che dopo oltre un’ora di cannoneggiamenti riescono ad avere la meglio sulla coraggiosa resistenza delle navi italiane. Ciccaglione racconta gli atti di alto eroismo degli equipaggi delle due navi finite in fondo al mare con tutti gli uomini.
LA STORIA del “Tenente D’Alessandro signor Vincenzo” fortunosamente recuperata, va ad aggiungersi alle numerose altre di militari di Manfredonia eroicamente immolatisi per la Patria nel ricordo della loro città natale ma da questa dimenticati.
Michele Apollonio

 

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