C’ERAVAMO TANTO AMATI…

LE PAROLE sono volate acide, accusatorie, dissacranti. L’uno contro l’altro armati di livore e di astio per negare affermare tutto di tutto. Oltre un

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LE PAROLE sono volate acide, accusatorie, dissacranti. L’uno contro l’altro armati di livore e di astio per negare affermare tutto di tutto. Oltre un ventennio di accordi, complicità, spartizioni politiche all’ombra del PD giubilato precipitosamente con dichiarazioni tanto sibilline quanto corrosive che hanno ufficializzato la fine di un consorzio che ha visto Paolo Campo, Michele Bordo, Angelo Riccardi dominare la scena pubblica manfredoniana e scalare le vette della politica e dunque delle istituzioni locali, regionali e nazionali.
STILETTATE incrociate intercambiabili, nel senso evidente che le accuse dell’uno valgono per l’altro. La scintilla che ha infiammato gli animi è scattata nello show che l’ex sindaco ed ex socio della “triade” ha messo su in teatro per le sue elucubrazioni del tutto personali, senza alcun contraddittorio, sul nefasto periodo che lo ha visto responsabile della civica amministrazione cittadina finita anzitempo commissariata. Niente di che: un vano e goffo tentativo di scrollarsi di dosso responsabilità che ormai fanno parte della sua pelle, addossando artificiosamente ad altri, a dritta e a manca, dal prefetto fino all’arcivescovo, colpe ed omissioni proprie della sua carica istituzionale.
<QUANDO ho capito che qualcuno ha pensato che questa vicenda andasse liquidata, non ho voluto avere niente a che fare con questa gente. Vogliono solo conservare le proprie carriere passando sopra la testa delle persone e dei cittadini. Questi due signori devono mettersi da parte, sono complici> così parlò il Riccardi dalla poltrona da reuccio indicando Campo e Bordo.
<CI SONO dei momenti in cui servirebbero solo il pudore e la dignità di chiedere scusa e poi tacere. Ma forse è chiedere troppo a uno che ormai è senza vergogna. Riconosco l’errore di avergli consentito di ricandidarsi nel 2015 e di avergli chiesto di dimettersi quando ormai era troppo tardi. Dovevo farlo prima. Tanti nel partito me lo rimproverano. Se avessi agito per tempo e con maggiore determinazione avremmo forse potuto evitare questo disastro per la città. Lo stesso soggetto che sta chiedendo con assoluta disinvoltura sia a Emiliano che a Fitto di essere candidato alla Regione> così ha scritto in un post l’on. Michele Bordo. Il consigliere regionale Paolo Campo si è limitato a ripetere di <aver commesso molti errori>.
SONO solo dei riferimenti esemplificativi di come stanno le cose. Una faida a tre per contendersi le “carriere” politiche (ma hanno risposto ad un concorso?). Rigirando le parole e dunque le pesanti accuse, fra i tre protagonisti, il prodotto non cambia: tutti e tre sono rei confessi e responsabili di un ventennio di impero che ha prodotto molte macerie.
IN QUESTA triste e ignominiosa vicenda è rimasta in disparte la popolazione che comincia a schiarirsi le idee, e gli elettori che hanno votato “questa gente”, “questo soggetto”, come qualificatisi reciprocamente Bordo, Riccardi e Campo, e che stando a quanto dagli stessi dichiarato <vogliono ricoprire un ruolo attivo nella politica di questa città>. Non basta il disastro che hanno combinato?
MEDITATE gente, meditate.
Michele Apollonio

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