A meno di due mesi dalla scadenza del suo mandato alla guida della Regione Puglia il leader di Sel, Nichi Vendola, traccia un bilancio umano e ammini
A meno di due mesi dalla scadenza del suo mandato alla guida della Regione Puglia il leader di Sel, Nichi Vendola, traccia un bilancio umano e amministrativo degli ultimi dieci anni di un’esperienza “bella ma anche dolorosa” e delinea il suo futuro, che ora sarà “a tempo pieno alla guida di Sel”, ma progressivamente senza incarichi pubblici anche se mai fuori dalla politica.
Dopo la Regione, dice, “intendo accompagnare Sel verso una nuova destinazione”, e poi spero che “nessuno mi farà il torto di non consentirmi di fare un passo indietro”, anche se, puntualizza, non “non si tratta di una uscita di scena”.
“Quelli come me vivono tutta la vita facendo politica – dice – che è un modo di percepire la vita, e non lasceranno mai la politica”. “Però – ha detto – non è obbligatorio stare nelle istituzioni o essere leader. Ci sono anche lì cicli naturali. Spero arrivi il tempo in cui potrò tornare nella condizione di militante”.
In una conferenza stampa di fine mandato convocata nell’atrio del palazzo della presidenza allestito per l’occasione, Vendola è affiancato dalla vicepresidente, Angela Barbanente, e attorniato dagli assessori in carica e da qualche ex. Ringrazia la struttura tecnica e la squadra di governo “allargata alle aziende partecipate” che in questi anni “sono state tutte risanate e in attivo”. Parla con orgoglio degli obiettivi raggiunti.
“Oggi presentiamo un sistema regionale che è un modello, di risanamento e cambiamenti strutturali, sobrietà nel management”, con “una squadra di alto livello: uomini e donne con passione civile e competenza, caratteristiche che hanno sempre legato a un progetto collettivo”.
Parla del “salto epocale” fatto nel settore della sanità, degli interventi “innovativi” per i giovani, sull’ambiente e per la tutela del territorio, della “manovra anticiclica” che ha frenato nella regione gli effetti della la crisi economica, e del salto in avanti fatto dal “brand” Puglia nel mondo nel turismo e nella cultura. Siamo l’unica regione, aggiunge, che non è stata macchiata da “rimborsopoli”.
“E’ stato un miracolo se penso a cosa abbiamo dovuto affrontare” tra la crisi e la “continua riduzione dei trasferimenti da Roma al sud, con il leghismo che ha vinto aumentando il divario”. E poi c’è “la battaglia più dura”, quella dell’Ilva. “Non ci siamo tirati indietro”, approvando leggi “all’avanguardia” contro i veleni del siderurgico e per il risanamento ambientale di Taranto.
“Per me questo decennio è stato straordinario. Il potere ti può divorare l’anima, e la relazione umana è l’antidoto – ha aggiunto – a una overdose di potere”. “Quando dieci anni fa sono entrato in questo palazzo – racconta – mi sono spaventato molto. Prima i palazzi del potere li vedevo da lontano e ne denunciavo le incongruenze”.
Finita la legislatura, l’obiettivo sarà “recuperare la cosa che più mi è mancata in questo decennio: l’allegria. Perchè è un vivere spericolatamente ogni giorno, stare su tutte le frontiere. Sentirsi responsabile di tutto”. Il pensiero è ai giorni dell’incendio devastante sul Gargano, dell’alluvione sulla Murgia e sul Gargano, alla strage nell’ospedale di Castellaneta. E poi ci sono i libri, la scrittura e la poesia.
“Per dieci anni non ho scritto più un verso, ho letto pochi romanzi, non ho letto più un libro di poesie”, ho “bisogno di tornare di nuovo a respirare il profumo del mondo”. E, infine, la famiglia. Qualche tempo fa Vendola aveva già annunciato di volere sposare il suo compagno Ed. Oggi parla della mamma “perchè – dice – quella ragazzina compie novant’anni, e ho bisogno di starle vicino”.
A chi verrà dopo di lui, Vendola rivolge quindi i suoi “auguri più sinceri” e una raccomandazione: “la Puglia migliore non è una bandiera ma un obiettivo da seguire giorno per giorno”.
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