Ufficialmente in territorio nisseno, ma legato culturalmente e geograficamente ad Agrigento ed alla “montagna” agrigentina, Campofranco saluta con mol
Ufficialmente in territorio nisseno, ma legato culturalmente e geograficamente ad Agrigento ed alla “montagna” agrigentina, Campofranco saluta con molto orgoglio la propria squadra di calcio, la quale veniva considerata la meno blasonata del torneo di Eccellenza, ma che in realtà è stata l’ultima ad alzare bandiera bianca allo strapotere dell’Akragas ed adesso prosegue il sogno del clamoroso salto di categoria.
Eppure però, gli abitanti non sembrano tanto sorpresi; beninteso che qui la differenza tra abitanti e tifosi è davvero minima: tutto il paese, di 3.000 anime circa, segue da vicino la squadra, partecipa agli allenamenti, incoraggia i propri beniamini, li accoglie come eroi anche dopo una sconfitta e riempie lo stadio, nonostante da due anni si giochi sul neutro della vicina Casteltermini per via dell’indisponibilità della locale struttura.
Si diceva del mancato effetto sorpresa; qui, chi più o chi meno, tutti si aspettavano questo exploit, già per la verità “testato” lo scorso anno grazie al quinto posto al primo anno nella categoria. Seguendo quotidianamente la squadra e la società dai tempi della prima categoria, l’ambiente ha visto sudare, faticare e crescere tutti coloro che hanno sposato la causa giallorossa ed è apparsa ben chiara la strada che avrebbe poi percorso la Campofranco calcistica; prima il salto in Promozione, poi la vittoria del secondo campionato regionale nella stagione 2010/2011, dopo un testa a testa col San Giovanni Gemini.
La domanda sorge spontanea: in un momento in cui anche diversi capoluoghi siciliani faticano ad avere squadre competitive, come fa una piccola comunità a giocarsi la serie D? Guardando i volti degli abitanti, la risposta vien da sé: qui tutti, da un punto di vista societario o da semplici appassionati, contribuiscono a mantenere in piedi la squadra, chi partecipando attivamente al budget, chi invece comprando l’abbonamento o il biglietto per la partita, ma l’impressione che si ha è che tutta la cittadina vive per i colori giallorossi.
È il calcio che, anche se sembra di altri tempi, in realtà tutti gli appassionati di questo sport vorrebbero al più presto rivedere, fatto di passione più che di soldi, di tifo più che di polemiche, di voglia di stupire più che di voglia di arricchirsi; a Campofranco ancora l’appuntamento della domenica allo stadio è un rito sacro ed anche se la squadra va male, le bandiere giallorosse sono sempre pronte a sventolare.
Semplicità, ma anche passione e tanta voglia di lavorare, sono questi dunque i segreti che stanno facendo vivere un sogno sportivo, ma anche di riscatto sociale e culturale ad una piccola comunità, che da oggi sarà conosciuta anche fuori Sicilia.
Per adesso va bene così; non ci sono pressioni particolari sui giocatori, l’unico obiettivo è giocare bene, stupire e far godere fino in fondo all’ambiente questa incredibile ed inaspettata esperienza: si è festeggiato il secondo posto, adesso in paese si festeggia l’accesso alla fase nazionale, poi si vedrà e nel frattempo si preparano già le coreografie da allestire nel comunale di Casteltermini.
«Qui non esiste serie A – urlano in coro diversi giovani fermi nella piazza principale del paese – qui si segue solo il Campofranco e tifiamo per i nostri cugini o fratelli o semplici amici; è bello poi il lunedì poter commentare direttamente con loro la partita».
Di questo grande clima di affiatamento tra pubblico e squadra, ne sanno qualcosa i tifosi dell’Akragas, visto che quando i giallorossi arrivano all’Esseneto, campo in cui comunque hanno sempre perso fino ad ora, la curva sud deve sgolarsi il doppio del solito per sovrastare il tifo ospite, assiepato in gran numero nella gradinata dello storico impianto sportivo agrigentino.
Questa è dunque la Campofranco del “miracolo” calcistico, una sorta di Chievo Verona della Sicilia occidentale, una bella dimostrazione di come ancora c’è spazio per il romanticismo anche nel calcio, di come un piccolo paese di 3.000 abitanti, arrivi davanti a squadre di piazze blasonate come Alcamo, Mazara o Marsala, giusto per fare alcuni esempi.
Con l’auspicio di vedere il prossimo anno, dopo le promozioni di Akragas ed Orlandina, una serie D che parli sempre di più l’accento siciliano ed anche per una certa simpatia verso il “piccolo” Campofranco, allora auguriamo ai giallorossi di poter proseguire fino alla fine questo importante e prestigioso cammino dei play off.
Mauro Indelicato ,
GolSicilia.it


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