Puglia, allarme in corsia: mancano 400 medici, nel 2025 saranno 1700

Oggi le scoperture rispetto alle piante organiche sono valutate nell’ordine di 3-400 unità, che - a meno di situazioni locali - vengono considerate qu

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Oggi le scoperture rispetto alle piante organiche sono valutate nell’ordine di 3-400 unità, che – a meno di situazioni locali – vengono considerate quasi contingenti. Ma da qui al 2025, secondo la Fimmg, in Puglia potrebbero mancare ben 1.700 medici, costringendo la Regione a un’ulteriore tornata di accorpamenti di reparti. E tutto questo senza considerare l’effetto di «quota 100», anche se per i camici bianchi la tendenza nazionale è restare in corsia il più a lungo possibile: mediamente si entra in servizio a un’età superiore ai 30 anni.

È troppo presto per parlare di emergenza, ma per evitarla non resta più molto tempo. Anche in Puglia gli allarmi non possono essere disattesi. Questo perché, pur essendo ormai in corso di approvazione i piani di fabbisogno delle Asl che dovrebbero (dovrebbero) consentire l’avvio dei concorsi, non è affatto detto che basti: spesso infatti le selezioni vanno deserte. Alcune specializzazioni sono infatti molto richieste: il sistema universitario forma pochi cardiologi, chirurghi e anestesisti rispetto alle necessità del sistema, e – quasi sempre – chi esce dall’Università e si specializza al Nord difficilmente torna in Puglia.

La Regione si è posta il problema già da un anno. Da qui al 2025 – lo stima la Fimmg – andranno in pensione circa 3.200 medici, di cui solo circa 1.500 verranno rimpiazzati attraverso nuove assunzioni. L’effetto di «quota 100», che comunque non è noto (le Asl lo hanno affogato nei piani di fabbisogno), non dovrebbe essere enorme per i motivi già illustrati: stime informali parlano di una platea teorica pari a 1.000 unità, a fronte di richieste di prepensionamento non superiori a 200. Ma i numeri precisi si conosceranno entro giugno. Domani la giunta regionale dovrebbe approvare gli ultimi due piani di fabbisogno, quelli degli Irccs, poi le Asl faranno il punto della situazione con il neo capo dipartimento Vito Montanaro.

«Dobbiamo discutere del tema specifico – spiega Montanaro – per verificare se i piani assunzionali tengano conto o meno delle cessazioni per quota 100». In ballo non ci sono solo i medici, ma anche il personale di comparto per il quale l’impatto dei prepensionamenti potrebbe essere ben più ampio, tanto che l’annunciato nuovo concorso per infermieri della Asl Bari. Non ci sono decisioni già prese per far fronte alla carenza di camici bianchi: «Ogni azione legittima che porti ad aumentare il numero di medici in reparto è positiva – dice Montanaro – se va in direzione dell’interesse del cittadino ad avere un servizio migliore. Un reparto senza le persone necessarie a garantire i turni va chiuso fino a quando il numero non sia stato ripristinato. Ed è è meglio rischiare un procedimento della Corte dei conti che una denuncia per interruzione di pubblico servizio».

fonte:gazzetta del mezzoggiorno

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