La riforma portuale dei porti pugliesi

Un Sistema portuale regionale unico amministrato da un’unica Autorità di sistema portuale con sede a Taranto, e due “sottosistemi” a Bari con compete

Manfredonia, mi hanno spedito dei proiettili per aver risollevato la società pubblica dei rifiuti. Ma non demordo
Si vola: presentate dieci nuove rotte Ryanair dalla Puglia per l’estate 2024
Dolci natalizi pugliesi. Il meglio della Puglia per le festività invernali

Un Sistema portuale regionale unico amministrato da un’unica Autorità di sistema portuale con sede a Taranto, e due “sottosistemi” a Bari con competenza sui porti del nord della Puglia, e Brindisi con competenza su quelli a sud della Puglia. E’ il quadro ormai cristallizzato previsto per la Puglia dalla riforma della portualità italiana come disegnata dal Piano strategico nazionale della portualità e della logistica approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri nell’agosto scorso.
Per una opportuna informazione nonché necessario confronto su tale fondamentale riforma, si è tenuto a Bari per iniziativa dell’Autorità portuale del levante, un summit presieduto da Ivano Russo consigliere particolare del ministro Delrio ed estensore della riforma, del cluster marittimo portuale della Puglia cui ha partecipato una folta rappresentanza di operatori e componenti dei Comitati portuali di Bari, Taranto e Brindisi, dell’università, del sindacato, delle organizzazioni datoriali. Per Manfredonia le uniche presenze sono state quelle della compagnia portuale, di una agenzia marittima, e alcuni operatori del settore. L’autorità portuale di Manfredonia pur esistente sulla carta, non è considerata perché mai costituita nei suoi vari organi tra i quali il fondamentale Comitato portuale, né d’altra parte i preposti commissari si sono mai peritati di partecipare alle tante riunioni tenute sul tema della portualità. Una circostanza che sarà determinante nel contesto dell’organizzazione del “sottosistema della Puglia nord” ove i porti di Barletta e Molfetta si presentano con attività ben consistenti rispetto a quelle del porto di Manfredonia praticamente ridotte ai minimi termini. Le cenerentola nel contesto portuale dalle scarse prospettive, privo com’è di attività di largo raggio. Una utile opportunità potrebbe essere quella proposta da Energas che ha previsto un investimento di oltre 5 milioni di euro per allestire l’attracco n.5 come base a traffici marittimi regolari con conseguente attivazione di applicazioni lavorative prima fra tutte il ritorno del rimorchiatore assente da anni, un mezzo navale essenziale per la funzionalità di un porto.
A ben considerare la riorganizzazione della portualità pugliese ricorda quella che venne prospettata, con la propulsiva partecipazione del Comune di Manfredonia, nel 2007 con la creazione del network dei porti del levante (Bari, Molfetta, Barletta, Manfredonia). Una visione avveniristica come confermano gli indirizzi di oggi, che fallì per una anacronistica e dispettosa visione campanilistica che ha finito per penalizzare pesantemente Manfredonia i cui preposti responsabili al governo del porto non si sono rivelati in grado di valorizzare le straordinarie caratteristiche tecniche e logistiche della struttura portuale realizzata da Enichem. Di qui l’opportuno appello del commissario all’Autorità portuale di Bari, Francesco Mariani, rivolto alla <Politica regionale a volare alto, abbandonando le logiche di campanile e cogliendo l’opportunità fornita dalla nuova riforma di creare rapidamente un sistema portuale moderno a supporto dello sviluppo dell’intero territorio regionale>.
La sfida da fronteggiare è quella della portualità europea meglio organizzata non solo dal punto di vista operativo. La Puglia rappresenta il fronte avanzato in un crocevia portuale dalle notevoli prospettive. L’organizzazione prevista dalla riforma consentirà alla Puglia di presentarsi “come un’unica banchina, amministrata in base ad indirizzi strategici e scelte infrastrutturali unitarie e condivise, orientate ai mercati e non a logiche localistiche, che sono indispensabili per competere con le nuove sfide del mercato globale”.
Per non perdere questa provvidenziale chance, è però indispensabile che Manfredonia magari con l’intera provincia, ci sia con i suoi apparati istituzionali, datoriali e operativi unitariamente impegnati a rimanere in corsa cogliendo le prospettive che si parano all’orizzonte.
Michele Apollonio

false

COMMENTI

WORDPRESS: 0