La Puglia è al terzo posto nella classifica nazionale delle illegalità ambientali del rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, con 3.601 reati accerta

La Puglia è al terzo posto nella classifica nazionale delle illegalità ambientali del rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, con 3.601 reati accertati nel 2025, pari al 10,1% del totale italiano. La precedono Campania (5.636) e Sicilia (3.726); segue la Calabria (2.862).Tre province pugliesi figurano tra le prime dieci: Bari è sesta con 985 reati, Lecce ottava con 847 (+30,6% sul 2024) e Foggia nona con 838 (+16,6%). Lecce è inoltre seconda in Italia per illeciti amministrativi, con 3.408 contestazioni.
Le classifiche e le filiere
Nel ciclo illegale dei rifiuti la Puglia è terza a livello nazionale, dopo Campania e Lombardia. Nel ciclo del cemento è seconda, dopo la Campania: concentra l’11,9% dei reati italiani di questa filiera, con 940 persone denunciate e 142 sequestri. Sul fronte della corruzione connessa ad attività a impatto ambientale, tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026 sono state censite in Puglia 7 inchieste, quarto dato regionale, e 53 arresti, terzo dato nazionale. Le inchieste non equivalgono a condanne e il periodo di rilevazione è diverso da quello degli altri dati.
Incendi boschivi e incendi negli impianti
La Puglia guida la classifica dei reati relativi agli incendi boschivi e di vegetazione: 611 nel 2025, il 17% del totale nazionale. Il monitoraggio EFFIS registra 120 incendi e 8.152 ettari di superficie boscata e non boscata percorsa dal fuoco. In provincia di Foggia sono stati contestati 254 reati, secondo dato provinciale italiano. Per gli illeciti amministrativi relativi agli incendi, Foggia e Lecce sono a quota 364 ciascuna, Bari a 348 e Taranto a 224. Preoccupano anche i roghi negli impianti di gestione dei rifiuti: in Italia sono stati 76 nel 2025, il 24,7% in più dell’anno precedente. Un incendio può disperdere sostanze inquinanti, interrompere il trattamento e generare nuovi costi per bonifiche e conferimenti. La possibile origine dolosa e gli eventuali legami con traffici illeciti o interessi criminali vanno accertati caso per caso dalle autorità competenti; la crescita del fenomeno impone controlli sulla filiera, tracciabilità dei flussi, prevenzione antincendio e indagini sui beneficiari economici dei roghi.«La Puglia resta ai vertici dell’illegalità ambientale: il terzo posto complessivo, il secondo nel ciclo del cemento e il primo per reati legati agli incendi non sono numeri da archiviare come una statistica», dichiara Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia. «Nel 2025 il fuoco ha attraversato 8.152 ettari, una superficie pari a circa 11.400 campi da calcio regolamentari. È un danno enorme per ecosistemi, comunità e attività economiche. Anche l’aumento degli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti è un segnale da prendere sul serio: ogni rogo va chiarito fino in fondo, compresi gli eventuali risvolti ecomafiosi e i vantaggi per chi opera nell’illegalità. Servono più controlli coordinati, strumenti investigativi e impianti sicuri; contro l’abusivismo edilizio occorrono risorse e demolizioni effettive. Chiediamo il pieno recepimento delle norme europee a tutela penale dell’ambiente e un impegno stabile delle istituzioni sul territorio».Legambiente Puglia propone alla Regione la sottoscrizione di un protocollo d’intesa per la creazione di un presidio permanente di osservazione sulla legalità ambientale in Puglia, da sviluppare in raccordo con l’Osservatorio legalità già previsto dall’articolo 7 della legge regionale n. 14/2019 nell’ambito della Fondazione antimafia sociale Stefano Fumarulo e con la Commissione regionale antimafia. La proposta punta a mettere in rete Regione, ARPA Puglia, enti locali, università e associazioni, promuovendo la collaborazione con le autorità competenti, per raccogliere e analizzare i dati sui reati ambientali, individuare le criticità territoriali e pubblicare un rapporto annuale con proposte di prevenzione. Particolare attenzione dovrà essere riservata al ciclo dei rifiuti, all’abusivismo edilizio, agli incendi e ai fenomeni corruttivi connessi alle attività a impatto ambientale, affiancando al monitoraggio percorsi di educazione alla legalità e formazione per gli amministratori locali, nel rispetto delle competenze investigative e giudiziarie.
I controlli delle Forze dell’Ordine
Come detto, la Puglia nelle classifiche dell’Ecomafia si attesta stabilmente nei primi cinque posti. Di contro, però, questo risultato si ricava da un numero elevato di controlli da parte delle Forze dell’Ordine: nella classifica degli illeciti ambientali, solo in Puglia ci sono stati ben 132.063 controlli; questo è il valore più alto registrato. Anche per quanto riguarda la classifica del cemento, ci sono stati 42.035 controlli; per i rifiuti, il dato è 15.064, i controlli sugli animali sono stati 17.812, mentre per quanto riguarda il patrimonio culturale i controlli sono stati 460.Questi dati confermano quindi una grande attività e capillarità di controlli e di presenza sul territorio delle Forze dell’Ordine che quotidianamente pattugliano strade, città, terreni e parchi per contrastare ogni tipo di illecito.

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