Agroalimentare: la spesa sale, ma agli agricoltori restano solo le briciole

L’aumento del costo della spesa per le famiglie non coincide con un maggior guadagno per chi produce il cibo. Secondo l’analisi di Coldiretti Puglia

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L’aumento del costo della spesa per le famiglie non coincide con un maggior guadagno per chi produce il cibo. Secondo l’analisi di Coldiretti Puglia basata sui dati del Sole 24 Ore, la distribuzione del valore lungo la filiera alimentare mostra una profonda sproporzione tra i prezzi al consumo e la remunerazione all’origine.Il divario emerge chiaramente nel confronto sui prezzi al consumo: la pasta registra un incremento del 24%, mentre il prezzo del grano duro è sceso sotto i 27 euro al quintale in due anni, una cifra che non copre nemmeno i costi di coltivazione sostenuti dai cerealicoltori. La situazione si ripete per il pane, in aumento del 28%, e per la passata di pomodoro, salita del 26% allo scaffale. In quest’ultimo caso, al produttore agricolo spettano appena 10 centesimi per i pomodori necessari a una bottiglia da 700 ml, rendendo evidente come l’imballaggio in vetro incida sul prezzo finale più della materia prima stessa. Anche la filiera lattiero-casearia conferma il trend, con il latte al consumo aumentato del 21% a fronte di una remunerazione alla stalla ferma a 47-50 centesimi al litro.Mentre i ricavi all’origine restano bloccati, sulle imprese agricole continuano a scaricarsi costi di produzione in forte crescita, trainati dagli rincari per energia, carburanti, fertilizzanti, mangimi e manodopera. Questa forbice comprime i margini dei produttori, costretti a vendere a cifre che non coprono le uscite per portare i beni sul mercato.Per risolvere l’emergenza, Coldiretti Puglia chiede interventi urgenti come il rafforzamento dei contratti di filiera, la massima trasparenza nella formazione dei prezzi e una stretta sui controlli contro le pratiche commerciali sleali. Garantire una equa remunerazione alle imprese agricole è l’unico modo per tutelare i consumatori, salvaguardare il valore del Made in Italy ed evitare il collasso della produzione agroalimentare nazionale.

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