Il 9 agosto di nove anni fa, Luigi e Aurelio Luciani furono brutalmente uccisi nei pressi della vecchia stazione di San Marco in Lamis. Vittime in

Il 9 agosto di nove anni fa, Luigi e Aurelio Luciani furono brutalmente uccisi nei pressi della vecchia stazione di San Marco in Lamis. Vittime innocenti di mafia. Uccisi perché si trovarono a essere testimoni involontari dell’agguato mortale al boss Mario Luciano Romito e al cognato Matteo De Palma. Da allora, il loro nome è diventato il simbolo di una ferita che riguarda tutte e tutti noi. Perché la mafia non colpisce solo le sue vittime: colpisce la libertà, la giustizia, il presente e il futuro di un’intera comunità. “Nove anni non cancellano il dolore. Ma ci ricordano una responsabilità: quella di non lasciare che il tempo trasformi una strage in una semplice ricorrenza. Ricordare Luigi e Aurelio significa scegliere da che parte stare. Significa essere vicini ai loro familiari, custodire la verità della loro storia e ribadire, con la nostra presenza, che le mafie non possono rubare la nostra libertà”, scrive in una nota il Coordinamento provinciale di Libera Foggia. Per questo, anche quest’anno, in occasione di quel triste anniversario, si terrà un incontro sul luogo della strage per ricordare Luigi e Aurelio Luciani: “Per vivere un momento di memoria, che significa scelta: scegliere di non voltarsi dall’altra parte, di non restare in silenzio, non cedere alla rassegnazione. Scegliere di costruire una comunità fondata sulla giustizia sociale e sulla dignità. Per rinnovare un impegno che non appartiene solo ai familiari di Luigi e Aurelio, ma a ciascuna/o di noi”. Alle ore 8.00, presso la vecchia stazione di San Marco in Lamis, i presenti vivranno insieme la celebrazione Eucaristica e, a seguire, un momento di riflessione, con le testimonianze dei familiari di Luigi e Aurelio e le conclusioni affidate a Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele: “Il modo più efficace di onorarla è esserci e continuare insieme a seminare speranza e cambiamento concreto”.


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