Fare bene e fare presto. Seppur con sfumature differenti, le associazioni agricole accolgono con favore l’iniziativa degli assessorati all’Agric

Fare bene e fare presto. Seppur con sfumature differenti, le associazioni agricole accolgono con favore l’iniziativa degli assessorati all’Agricoltura di Puglia e Calabria ormai pronti, come anticipato ieri dalla «Gazzetta», a formalizzare al Ministero la richiesta dello stato di crisi per l’olio. Ora l’asticella si sposta un po’ più in là: nel merito dei contenuti, certamente, ma anche nei tempi di intervento a favore di un comparto che non può più aspettare. Il ministero, a quanto si apprende, dovrebbe avallare la richiesta senza troppe difficoltà: poi si tratterà di aprire i tavoli e, appunto, ragionare sulle misure.A rivendicare la battaglia per lo stato di crisi è la Cia, come spiega il vicepresidente nazionale Gennaro Sicolo: «Siamo naturalmente d’accordo. Abbiamo spinto noi gli assessori delle due regioni a prendere un’iniziativa non più rinviabile – racconta -. Abbiamo fatto assemblee in Puglia e in Calabria proprio a questo scopo. Già da giorni sollecitavamo un cambio di passo». Sullo sfondo rimangono le iniziative già intraprese dal Ministero in termini di controlli, promozione e circolare sulle miscelazioni. Con relativo plauso. Ma la strada da percorrere è ancora tanta: «Lo stato di crisi comporterà un rinvio dei mutui e dunque un alleggerimento finanziario dei frantoi. Attraversiamo una situazione critica, direi vergognosa. A luglio 111mila tonnellate di olio erano ancora nelle cisterne a causa della concorrenza di oli extracomunitari che l’hanno fatta da padrone nella Grande distribuzione lasciando il prodotto italiano invenduto. Così – conclude Sicolo – è impossibile andare avanti».A mettere l’accento sul ruolo svolto nella costruzione del percorso che ha portato fino alla formalizzazione della richiesta è Antonello Bruno, presidente di Confagricoltura Puglia: «È una battaglia che abbiamo fatto nostra – dichiara – , l’abbiamo portata in Regione e l’abbiamo discussa al tavolo ministeriale». Il cuore dell’analisi è dedicato ai fattori che rendono gli «oliveti sotto assedio»: la Xylella, le distorsioni di mercato, la concorrenza sleale, i prezzi che non tengono il passo con i costi. «Dunque, guardiamo con favore all’iniziativa di Puglia e Calabria, la situazione è grave. Parliamo di uno strumento pratico – osserva ancora -: serve a sbloccare risorse, a semplificare gli aiuti, a fare finalmente quelle opere che servono davvero: invasi nuovi, irrigazione di emergenza, riuso delle acque depurate. Chiediamo al Ministero e alla Regione – chiosa Bruno – di muoversi subito, senza perdere altro tempo. Servono misure di emergenza, ma anche visione di lungo periodo».Il problema delle tempistiche, e del loro possibile impatto sui processi già in corso, è cruciale nell’analisi ragionata di Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia: «Ogni iniziativa che contribuisca a dare risposte concrete al comparto olivicolo è utile. L’importante è che si proceda rapidamente, perché la crisi coinvolge l’intera filiera e imprese e frantoi non possono più attendere». Nel merito delle misure, fari accesi sul «nodo dell’esposizione bancaria che grava su numerosi frantoi, con strumenti straordinari in grado di garantire liquidità e continuità operativa» ma anche su giusta remunerazione dell’olio extravergine italiano, controlli sull’origine e sulla tracciabilità, contrasto alle pratiche sleali. «È inoltre fondamentale – ammonisce Cavallo – dare piena attuazione al Piano Olivicolo nazionale, accelerando gli interventi per il rilancio del settore, dal recupero del potenziale produttivo nelle aree colpite dalla Xylella agli investimenti in innovazione, aggregazione dell’offerta e promozione dell’olio extravergine italiano di qualità».Nella lettura di Michele Palermo, presidente regionale di Copagri, lo snodo decisivo sarà quello del confronto che si aprirà dopo che il governo avrà dato il proprio via libera: «Che ci sia una grave sofferenza del settore è un fatto accertato – commenta -. L’olio italiano attraversa una fase molto difficile che impatta duramente soprattutto alle nostre latitudini. La dichiarazione dello stato di crisi mi sembra un primo passo necessario per aprire una fase di verifica e confronto da cui non si può prescindere. L’importante sarà non sbagliare le scelte che verranno compiute ai tavoli». Anche qui al centro dell’analisi il nodo della tracciabilità, dell’identità dei prodotti, nonché le difficoltà dei «frantoiani che non vendono più olio perché, dopo il crollo del prezzo, non conviene più farlo. Lo scenario è critico e il tempo sta scadendo».


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